Vivere in uno slum ai tempi del Covid

Che cos’è uno slum? Cosa comporta viverci nell’era Covid?

Gli slum sono quartieri poverissimi, ad alta densità abitativa (milioni di persone), caratterizzati da costruzioni malsane e fatiscenti, senza attrezzature e servizi, siti generalmente nelle zone peggiori delle grandi megalopoli: in prossimità di suoli acquitrinosi, impervi o contaminati da scarichi industriali. Per le Nazioni Unite sono cinque i parametri che permettono di individuare la presenza di uno slum: insufficiente accesso all’acqua corrente; scarsa presenza di servizio sanitari e sistemi fognari; sovraffollamento; costruzioni edificate con materiali precari o nocivi; abitazioni costruite illegalmente.

Lo scenario è stato fortemente aggravato dalla pandemia: il Covid colpisce senza distinzioni, certo, ma non tutti dispongono degli stessi strumenti per contrastarlo. Gli abitanti degli slum sono abbandonati a loro stessi, ai margini della società, in un contesto critico dove lo Stato non è in grado di intervenire.

Crediti/Limes

Nelle favelas brasiliane

Il Brasile è una delle nazioni più colpite dal Covid. Nelle favelas si vive ammassati in case umide e non areate, dove le malattie respiratorie sono da sempre endemiche. La rapida propagazione del virus è dovuta all’impossibilità di osservare il distanziamento e rispettare le norme igieniche (come il lavaggio delle mani, mancando l’acqua corrente). L’elevata mortalità per Covid nelle favelas è frutto delle diseguaglianze: i posti in terapia intensiva sono presenti al 60% nei quartieri ove risiedono i cittadini più abbienti, mentre un’area composta da circa sette slums non dispone nemmeno di un singolo posto. Significa milioni di persone private del diritto di ricevere cure mediche. Risulta chiaro come le opportunità differiscano in base allo status socio-economico.

Crediti/Actionaid

Negli slums indiani

Nello slum di Dharavi, alle porte di Mumbai, vivono in povertà estrema 2 milioni di abitanti: qui una latrina è in media condivisa da cento persone, senza alcuna regola igienica.

Crediti/Getty Images

Nelle bidonville africane

Lo slum di Kibera, in Kenya, accoglie circa il 60% della popolazione di Nairobi; solo il 20% delle abitazioni possiede corrente elettrica e non è contemplata l’acqua potabile. Le prestazioni mediche sono garantite solo da Ong e associazioni di matrice religiosa. Qui la pandemia ha esasperato fame e povertà.

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