Virtual Influencer: il confine del transumanesimo

Avete mai pensato: “wow che scarpe fighe che ha Jennifer Lopez? Le voglio!” oppure “Cristiano Ronaldo va all’Università E-Campus, quasi quasi..”. Dimenticatevi tutto questo, ora ci sono i Virtual Influencer.

Se siete a mangiare un’aletta di pollo fritta al KFC, e vi dovesse comparire il Colonnello Sanders in persona per chiedervi se preferite la frittura con farina di riso, è tutto vero…oppure no.

Il nuovo Colonnello Sanders è in realtà un CGI (Computer Generated Imagine): attraverso questo procedimento si generano delle immagine ultra-veritiere in 3D che unite ad un software di AI (Artificial Intelligence) crea letteralmente un bot identico ad una persona.

Da essere umani a bot: chi sono i Virtual Influencer, il caso di Lil Miquela

L’Intelligenza Artificiale è arrivata al punto che può essere messa a disposizione dei più grandi brand, ma non solo, per creare degli shooting senza dover per forza usare dei modelli umani in carne e ossa.

La Virtual Influencer più famosa è Lil Miquela, ha oltre 3 milioni (!) di follower su Instagram, di origine brasiliana e ha 20 anni: voi direte che stiamo parlando di una persona normale. No, non è così.

Il video presentazione di Lil Miquela sul suo canale YouTube

Lil Miquela non è una persona fisica, è un robot: è una motion graphic per la precisione, ma tutto quello che lei posta, è creato da un team di persone, questa volta vere.

Nel 2016 sbarca su Instagram e nel 2018 si scopre chi è davvero: una creazione della Brud, startup di Los Angeles che si occupa di robotica ed Intelligenza Artificiale.

Questo fa sì che Lil Miquela diventi popolarissima e diventi una influencer ufficiale di marchi come Calvin Klein, Prada o Supreme per poi diventare una cantante: la sua canzone “Money” ha quasi 2 milioni e mezzo di ascolti su Spotify.

Estetica riconoscibile ma soprattutto la predicibilità dei comportamenti: Lil Miquela può passare da un social all’altro adattandosi immediatamente, senza bisogno di imparare nulla e il customer riconosce subito chi è, tanto da affezionarsi.

Lil Miquela ha inoltre degli amici, con cui “si frequenta” e posa foto su Instagram: Bermuda (modella), Blawko (migliore amico) e relazioni virtuali, come ad esempio con Noonoouri (vegana e attivista) o il mitico Colonnello Sanders di cui parlavamo prima, per non parlare della top model digitale Shudu.

I Virtual Influencer sono efficaci?

Per capire questo passaggio quasi transumanistico, questa analisi va effettuata: l’efficacia e soprattutto la portata “choc” del robot similare ad una persona va assimilata e concepita dal cliente e/o persona.

Cosa rende veramente efficaci i Virtual Influencer rispetto ad una persona normale?

  • Contenuti pubblicati quotidianamente;
  • I comportamenti sono prevedibili dal cliente, che si immedesima e lo/la segue;
  • Targetizzati per la Z-Generation (13-26 anni);
  • Creazione forte di engagement;
  • Annullamento di comportamenti poco professionali del testimonial;
  • Eventi online fattibili h24 e 365 giorni all’anno;
  • Mercato asiatico permeabile in contenuti e selling

C’è anche una sorta di “contro” in tutto ciò: non è dimostrabile l’efficacia sul lungo termine, nonostante le ricerche siano valide e hanno riscontrato effetti importanti.

Secondo HypeAuditor i Virtual Influencer hanno un tasso di coinvolgimento tre volte più alto dei veri influencer, però la produzione di contenuti costa più soldi di un influencer normale.

Non sapremo quindi se tutto ciò sarà il futuro, ma è sicuramente un’alternativa importante per il presente.

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