Rimozione dazi acciaio

L’accordo sui dazi con un sapore anti-Pechino

Nella giornata conclusiva del G20 di Roma, Joe Biden ha annunciato la rimozione dei dazi sull’importazione europea di acciaio ed alluminio, precedentemente imposta dall’amministrazione Trump. Fino a questo momento, infatti, l’export verso gli Stati Uniti comportava dazi del 25% e del 10% rispettivamente su acciaio ed alluminio. Il presidente emerito aveva addotto come motivazione per questa manovra, che aveva colpito anche altri prodotti come il Parmigiano, le olive greche e il whisky scozzese, le sovvenzioni illecite che l’Europa avrebbe concesso ad Airbus.

Il tutto rientrava tra le tante politiche di isolamento e allontanamento dall’Europa che l’America di Trump aveva effettuato. Ora, con l’elezione di Biden, più prudente e moderato in politica estera, è arrivato l’accordo, annunciato con gioia anche dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.

Non si tratta comunque di una rimozione totale dal momento che il dazio del 25% verrà ancora imposto per le esportazioni superiori ai 4.4 milioni di tonnellate. Ciononostante, si tratta di un quantitativo che difficilmente si supera. Basti pensare, come mostrato dal report Eurofer, che il picco di esportazioni verso gli USA delle lobby europee era stato di 4.1 milioni nel 2014, cifra che difficilmente verrà raggiunta nel periodo post pandemia.

La Presidente della Commissione europea Ursula Von Der Layen e il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden (credits: Adkronos)

La misura anti-Pechino a livello economico…

Questo riavvicinamento con gli stretti partner europei non è solo una misura di buon senso e dettata dalla decisione dell’amministrazione Biden di spendersi per una politica estera più distesa e aperta al dialogo, ma è anche una mossa contro la Cina a livello economico. Principalmente perché, come affermato da Kevin Dempsey, presidente dell’American Iron and Steel Institute, la Cina immette prodotti distorsivi del mercato.

Si tratta dunque di una precisa strategia per arginare lo strapotere economico e commerciale della Cina e per allontanare l’Unione Europea, storico partner degli USA, dal paese che sta diventato il loro principale competitor a livello economico e non solo.

…e politico

L’azzeramento parziale dei dazi non esaurisce però il suo significato solo nell’ambito economico. Dietro ad esso c’è la precisa volontà dell’amministrazione Biden di allontanare l’Europa Occidentale da Pechino e di riavvicinarla a sé, dopo le politiche tentennanti di Trump.

All’America è chiaro come sia ormai la Cina la potenza nascente destinata a rivaleggiare con lei per i prossimi anni e non è per nulla intenzionata a perdere il proprio vantaggio costituito dagli stretti legami con le democrazie occidentali. Iniziative come la Nuova Via della Seta, l’ambizioso progetto della Cina per potenziare le proprie reti commerciali con l’Europa e allo stesso tempo far penetrare sempre più la sua influenza nel Vecchio Continente, agli occhi degli Stati Uniti sono rischiose e richiedono misure importanti per ricondurre gli storici alleati sulla retta via (e anche per farsi “perdonare” dopo il caso Aukus).

La crescente tensione nell’estremo Oriente, con il montante caso Taiwan, fanno aprire gli occhi anche a chi a lungo aveva sorvolato sul nuovo dualismo che si sta andando a creare e per fronteggiare il quale gli USA stanno cercando di rinsaldare i legami con i propri partner più stretti e affidabili per storia, tradizione e valori.

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