Uncle Sam watches you

Siamo ormai abituati a sentire le storie attorno ai metodi di controllo sociale utilizzati dal regime cinese, come il sistema di “social credit” o il software di identificazione Uiguri utilizzato per reprime la minoranza islamica. Ma recentemente anche la Russia, come testimonia il caso di Sergei, si è dotata di software di riconoscimento facciale: dal 2020, a Mosca sono state installate 189,000 telecamere con questa capacità, e ormai il 70% dei crimini è investigato tramite questo sistema. La Russia non è certo la Cina, ma ha un regime decisamente più autoritario e illiberale rispetto a quelli occidentali, possiamo quindi relegare le nostre preoccupazioni al solo continente asiatico?

Credits: Bloomberg via FT

Chiaramente, il riconoscimento facciale è solo la punta di diamante dalle tinte fantascientifiche di un più complesso apparato di sorveglianza e spionaggio che parte dagli individui e arriva alle nazioni. Oggi più che mai l’Information Technology e i Big Data influenzano la nostra realtà. Il suggestivo monologo di Valerio Aprea “mondo algoritmo” ci ricorda con simpatia quanto i nostri schemi di consumo siano dettati prima che da noi, da algoritmi che hanno accesso a tonnellate di dati personali che non abbiamo mai (consciamente) accettato di dare.

Non solo persone

Si potrebbe disquisire a lungo sulle implicazioni etiche e pratiche dell’utilizzo di certi strumenti in campo economico. Ma cosa succede quando queste tecnologie, o ancora di più, quando questo paradigma del controllo totale viene applicato a livello di interi stati?

Succede che cambia la storia. Succedono gli scandali di Cambridge Analytica, del Russiagate, lo scandalo Snowden. Succede che cambiano i risultati delle elezioni, cambiano gli equilibri di potere, e tanto più controllo viene assunto da chi si appropria del maggior numero di informazioni, tanto meno ne hanno tutti gli altri. È in questo quadro che si inserisce il più recente di questi scandali. I protagonisti sono la National Security Agency USA e l’intelligence danese

Asse USA-Danimarca

Gli 007 danesi avrebbero raccolto, per conto dei colleghi americani e all’insaputa del governo di Copenaghen, dati, telefonate, messaggi, e-mail e chat transitanti dai cavi sottomarini che si dipanano nei fondali del Mare del Nord, prelevandoli dalla stazione di ascolto di Sandagergård, dalle piattaforme terrestri di atterraggio dei cavi e da un data center situato sull’isola di Amager. I metadati venivano poi analizzati dalla Nsa attraverso un software denominato Xkeyscore. (IARI)

Vittime di questo caso di spionaggio sono stati politici francesi, norvegesi, svedesi, e tedeschi, tra cui Angela Merkel. Questo scandalo è reminescente dell’America della War on Terror, che non si faceva scrupoli nel violare la privacy di milioni di cittadini, americani e non per garantire la sua sicurezza nazionale.

Credits: Fabrizio Bensch/Reuters via NYT

Fino ad ora abbiamo composto un quadro eterogeneo e forse non sempre coerente, abbiamo parlato di regimi molto diversi tra loro, Russia, Cina, Stati Uniti ed Europa, abbiamo parlato di tecnologie e modalità differenti, dai software di riconoscimento facciale alle più classiche intercettazioni. Dobbiamo allora fare un esercizio di collegamento.

Dobbiamo capire – da una parte – che viviamo in un mondo di crescente interconnettività ed esposizione personale, i nostri gusti, le nostre inclinazioni, i nostri spostamenti, le nostre facce, i nostri dati, sono sempre meno sotto il nostro controllo e se in parte spesso li cediamo tramite un consenso non informato, altre volte ci vengono presi e basta.

Dall’altra, dobbiamo ricordare che non sono solo i cinesi e i russi a voler sorvegliare le loro società. Nel mondo del disordine internazionale, le grandi nazioni ragionano sempre in termini di sicurezza e posizionamento strategico: questo, combinato alle innovazioni tecnologiche come Starlink, porterà a nuove realtà di controllo e sorveglianza. Il pericolo è allora che questa dimensione di raccolta e analisi dati tenuta spesso segreta, diventi una presenza cancerogena per le nostre democrazie.

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