L’uso pubblico della storia nel conflitto russo-ucraino

Il 24 febbraio 2022 il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’inizio di operazioni militari speciali nel Donbass. Solo pochi giorni prima il governo russo aveva riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk per meglio tutelarle dal genocidio che sarebbe stato messo in atto dal governo ucraino.

L’intervento militare russo, che ufficialmente ha lo scopo di demilitarizzare e denazificare l’Ucraina, ha portato alla guerra cui assistiamo ogni giorno attraverso i media.

Nei giorni in cui la guerra è scoppiata, sia Vladimir Putin che Volodymyr Zelensky hanno tenuto dei discorsi in cui facevano riferimento al passato dei due Paesi allo scopo di giustificare o enfatizzare decisioni ed eventi delle ultime settimane.

I riferimenti alla storia

Per legittimare il riconoscimento dell’indipendenza della repubbliche nel Donbass, Putin ha giustificato la sua decisione affermando che “[…] l’Ucraina è stata creata dalla Russia. Lenin è stato il suo creatore ed architetto. Fu un “errore” del leader bolscevico strappare i territori alla Russia”.

E ancora “[…] alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale alcuni dei territori che appartenevano alla Polonia e altri Paesi sono stati presi come compensazione e per alcuni motivi sono stati dati dalla Russia all’Ucraina dei territori ed è così che è stata creata la questione”.

Putin fa qui un duplice riferimento: in primo luogo non riconosce alcuna base storica sulla quale fondare l’indipendenza dell’odierna Ucraina, considerata parte integrante della Russia. In secondo luogo, Putin ammette che molti territori che oggi fanno parte del Paese governato da Zelensky siano territori russi dati all’Ucraina da Lenin e che ciò sia stato un errore.

Il discorso di Putin del 24 febbraio

Breve storia dell’Ucraina

Verso la fine del IX secolo sorsero attorno alla città di Kiev dei principati che, sebbene privi di istituzioni politiche centrali, vennero chiamati dagli storici dell’800 “Rus’ di Kiev”.

La Rus’ di Kiev, dopo l’anno mille declinò e i suoi territori vennero annessi ad altri regni ed entità statuali e la sua eredità storica è oggi un elemento conteso fra il nazionalismo russo e ucraino. Sia la Russia che l’Ucraina guardano alla Rus’ di Kiev come un antecedete storico dei loro stati, nonostante Mosca all’epoca non esistesse ancora, mentre la figura del re Yaroslav il Saggio viene celebrata come parte delle rispettive identità culturali.

Il territorio ucraino venne governato a partire dal XVII secolo dall’Etmananto cosacco, uno stato nato dall’insurrezione dei cosacchi in Polonia che rimase indipendente per un secolo, finché non venne annesso dall’impero austriaco e da quello russo. Nonostante la dura repressione verso la loro lingua e la loro cultura, i cosacchi continuarono a lottare per la loro indipendenza.

La Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione d’Ottobre portarono alla prima comparsa di un’Ucraina indipendente nel XX secolo: il trattato di Brest Litovsk (1918) stipulato fra la Russia e la Germania sanciva l’indipendenza di Ucraina, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia.

Nei suoi pochi anni di vita, la Repubblica Popolare Ucraina visse nel caos politico a causa di colpi di stato, della guerra civile fra bolscevichi e monarchici e a causa della guerra con la Polonia.

Nel settembre del 1920 i sovietici invasero la Repubblica Popolare e due anni dopo la resero parte dell’URSS.

Il territorio del Rus’ di Kiev nel 1054 (crediti: Progetto Prometeo)

I territori annessi all’Ucraina

I territori che furono “dati” alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, cui Putin fa riferimento, sono i territori della Galizia, del Donbass, della Crimea, della Bucovina e della Transcarpazia.

La Galizia, a maggioranza polacca, venne annessa dallo stato sovietico in seguito all’invasione della Polonia, sovietizzata e spartita fra URSS e Polonia dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il Donbass, dopo la Rivoluzione d’Ottobre, costituì la Repubblica Sovietica del Donec-Krivoj Rog che venne unita all’Ucraina nel 1919.

In Crimea, che faceva parte dell’impero zarista, venne istituita nel 1921 la Repubblica autonoma Socialista Sovietica di Crimea; inizialmente accorpata alla Repubblica Socialista Sovietica Russa, venne donata da Kruscev all’Ucraina in occasione della commemorazione dei 300 anni del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.

La Bucovina venne annessa dall’URSS prima nel 1939 e poi nel 1947, in seguito ai Trattati di Parigi, strappando il territorio alla Romania, mentre la Transcarpazia votò il passaggio all’Unione Sovietica con il nome di Ucraina transcarpatica per decisione dell’assemblea nazionale rutena nel 1944.

La Russia come la Germania hitleriana

Per quanto riguarda il discorso del presidente Zelensky, egli compara l’attacco della Russia all’Operazione Barbarossa del 1941.

Germania nazista e URSS, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, stipularono il patto di non aggressione Molotov-Von Ribbentrop.

Hitler, deciso a conquistare i territori ad est della Germania e a schiavizzare i popoli slavi, ordinò un attacco a sorpresa dell’Unione Sovietica con il quale cercò di annientare lo stato comunista.

Mappa dell’Operazione Barbarossa (crediti: Nuova Storia)

Il ruolo della storia oggigiorno

Questi riferimenti alla storia non sono casuali, fanno parto di quell’uso pubblico cui la storia, per così dire, è abituata da tempo, ovvero un suo utilizzo per uno scopo non di ricerca o divulgazione, ma per uno scopo politico.

Nel caso dei discorsi di Putin, la storia viene utilizzata per legittimare una situazione, la guerra attraverso la quale la Russia vuole sottomettere l’Ucraina alle sue decisioni, e allo stesso tempo delegittimare l’indipendenza dello stato ucraino e del suo popolo, considerati entrambi parte integrante della storia e della cultura russe.

Nel caso di Zelensky, invece, la storia viene utilizzata per far (ri)emergere un’identità: il popolo ucraino è nuovamente sotto attacco da parte di uno stato estero. Viene quindi a crearsi un rapporto diretto fra l’Ucraina del passato e quella di oggi, possibile grazie al riconoscimento di un valore comune: la difesa della patria dallo straniero.

La storia, nonostante appaia come messa in disparte nel mondo di oggi, sembra comunque avere un ruolo concreto nel discorso politico: quello di rendere accettabili, in nome della continuità storica, determinate decisioni e quello di riuscire a far emergere sentimenti, emozioni e nuove identità in un popolo facendo riferimento ad un passato di cui ancora si sentono gli echi e di cui ancora sono visibili le conseguenze.

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