Una Cina che punta all’indipendenza economica

Da sempre una potenza economica, il Plenum del Comitato Centrale cinese ha ideato un nuovo piano quinquennale (2020-2025) con l’obiettivo di rendere la Cina un Paese autonomamente sufficiente in campo scientifico e tecnologico, con anche la netta riduzione della povertà e l’incremento della difesa dell’ambiente.


Lo sviluppo economico si baserà su un modello a “doppia circolazione” che renderà il mercato interno ed esterno in grado di rafforzarsi vicendevolmente. Secondo il Ministro Wang Zhingang, la Cina avrebbe bisogno di costruire la propria tecnologia di base senza dover fare affidamento su mercati esterni. Tanto più che le diatribe tra la potenza orientale e gli USA hanno rappresentato la principale causa di sofferenza dell’economia globale, sia dei Paesi sviluppati che di quelli emergenti.
L’economia cinese aveva cominciato a mostrare significativi segni di rallentamento proprio a causa della guerra commerciale con l’occidente americano ed erano state varate delle misure espansive di politica fiscale
e monetaria per sostenere la crescita economica, ma con il calo delle esportazioni, causate dall’eccessivo costo dei dazi (soprattutto verso gli Stati Uniti), la Cina si è vista costretta a percorrere strade alternative.


Grazie allo sviluppo di una nuova classe media che favorisce la crescita nei settori dell’Information Technology, il modello economico cinese sta evolvendo rapidamente, preferendo investire sempre più in
consumi e servizi piuttosto che in manifatture. In base alle previsioni sull’andamento dell’economia, il tipico consumatore cinese sarà quello che viene definito il “giovane millennial”: colui che avrà la possibilità di acquistare prodotti in modo rapido con app di E-Commerce, attraverso strumenti di pagamento digitali (come già esistono), ma che consentiranno anche buone opportunità di investimento.


La volontà cinese, dunque, di creare un settore tecnologico distaccato e indipendente da quello americano è molto forte. Obiettivo che consentirebbe alla Repubblica Popolare di non curarsi del possibile allungamento della Blacklist che vieta alle aziende americane di importare tecnologie cinesi. Un primo passo, compiuto dalla Banca Centrale di Pechino, è stato quello di tagliare allo 0% il requisito di riserva di yuan alle banche cinesi sui controvalori delle operazioni in valuta estera, precedentemente fissato al 20%. Una mossa economica che, nel breve periodo, viene letta dagli esperti come una risposta immediata all’apprezzamento record della moneta del Dragone sul dollaro americano.


La Cina si è sempre impegnata, in prima battuta, nello sviluppo delle sue regioni, riducendone il divario; adesso, l’attenzione si è focalizzata sulla costruzione di una società stabile, capace di trovare nel mercato interno la forza di fronteggiare un’economia mondiale sempre più instabile. Per gli obiettivi di lungo termine (2035) si dovrà aspettare l’approvazione dell’Assemblea Plenaria del Parlamento nel calendario di marzo.

(Foto di copertina da Britannica)

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