Un Super Bowl diverso da quello degli anni passati quello che si è tenuto ieri notte sotto tanti punti di vista.

Lo spettacolo

La pandemia non ha impedito lo svolgimento della partita tra i Tampa Bay Buccaneers e i Kansas City Chiefs, che si sono fronteggiati sotto gli occhi di 25 mila spettatori distanziati da più di 30 mila sagome di cartone. Gli invitati d’onore, tra questi, sono stati oltre 7 mila medici e infermieri. La NFL (National Football League) ha voluto celebrare, nell’evento più famoso d’America, coloro che si sono spesi in prima linea nell’emergenza Corona virus.

Crediti: The Mercury News

Sotto l’arbitraggio di Sarah Thomas, la prima donna “down judge”, la squadra di casa ha trionfato nonostante i pronostici avversi. I Buccaneers, guidati da un instancabile Tom Brady al suo settimo titolo, hanno battuto per 31-9 gli ormai ex detentori del titolo; i Chiefs erano considerati i favoriti perfino da gran parte dei tifosi avversari.

Crediti: Adnkronos

I numeri del retroscena

A seguire la partita da casa, solo in America, più di 100 mila tifosi, ma l’audience registrata ha contato circa altri 30 milioni spettatori nel resto del mondo. Numeri importanti, perché il Super Bowl, oltre ad essere un grande evento sportivo, è anche il giorno più atteso dagli inserzionisti. Gli spazi commerciali venduti quest’anno dalla BCS (il canale che ha mandato in onda la partita) hanno raggiunto i 5,6 milioni di dollari l’uno. Cifre che fanno sgranare gli occhi per 15, 30 o 40 secondi a pubblicità, ma non se si pensa alla prospettiva si guadagno sulla vastità del pubblico.

Pubblicità che hanno avuto lo scopo, però, di sensibilizzare la campagna di prevenzione sul Covid-19. Tutto l’vento, in realtà, ha seguito questo filone. Sono stati investiti 250 milioni di dollari dalla stessa NFL in iniziative legate alla pandemia e all’altro grande problema americano: il razzismo.

Da segnalare che alcune importanti aziende, come Coca Cola, Pepsi e Budweiser, hanno rinunciato al loro storico spazio, facendo sapere di aver dirottato i soldi della campagna pubblicitaria del proprio marchio a favore di quella vaccinale.

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