Un Paese di voltagabbana

Studiando la storia della politica italiana non si può non rimanere interdetti quando si parla di “trasformismo politico”; la politica dovrebbe essere il mondo in cui le persone muoiono per le proprie idee, e il sillogismo ci suona come un ossimoro, ma ci renderemo presto conto di come in realtà la politica italiana sia sempre stata condita da una buona dose di trasformismo.

Partiamo dall’inizio: è il 1882 ed alla presidenza del Consiglio troviamo Agostino Depretis, leader dell’allora sinistra progressista. Il Primo ministro, per riuscire ad ottenere una maggioranza in Parlamento, decise di allearsi con il partito di destra guidato dall’On. Minghetti, decretando di fatto l’inizio del trasformismo nella storia della politica italiana.

(Foto da iluoghidellamemoria.it)

Facciamo un piccolo passo avanti, al tempo della Prima Repubblica. Il fenomeno iniziato da Depretis, data la forte presenza in tutte le legislature, diede vita ad un nuovo ambito lessicale introducendo (nel mondo del giornalismo e non) un nuovo elenco di termini: mobilità Parlamentare, balletto delle correnti, nomadismo, turismo politico o transumanza politica

Il partito simbolo del periodo che va dal 1948 al 1993 (il periodo della “Prima Repubblica”, appunto), la Democrazia Cristiana, per ottenere la maggioranza ad ogni legislatura si trovava a negoziare – per non dire comprare – con i singoli parlamentari (e non con i partiti) i quali, consapevoli del loro potere, non perdevano occasione per ricordare a chi di dovere che si doveva sottostare ai loro interessi, minacciando la DC di far cadere il governo ogni qualvolta non fossero rispettati i patti. Di fronte ai dati non si può che rimaner delusi: 45 governi si sono susseguiti in 45 anni, numeri causati da leggeri spostamenti di alcuni deputati che, cambiando repentinamente casacca, proclamavano de facto l’ennesima crisi di governo. 

(foto da SkyTg24.it)

Tentiamo ora di volgere lo sguardo ad un’epoca non molto distante dalla nostra, e che molti affermano sia ancora l’era in cui stiamo vivendo: la Seconda Repubblica. Tristemente il fenomeno della mobilità Parlamentare è rimasta un’azione contemplata da molti politici e sfruttata ingegnosamente dalla figura che ha caratterizzato più di tutti questi anni, Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia è sempre riuscito a mantenersi al centro della politica italiana tramite i cosiddetti “giochi di palazzo”, convincendo diverse figure della scena Parlamentare a supportare il partito dell’imprenditore lombardo.

(Foto da il Sole24Ore)

Per concludere l’analisi, soffermiamoci su quest’ultima legislatura. Luigi di Maio all’inizio della sua avventura politica affermò che, con la vittoria elettorale dei grillini, la Terza Repubblica avrebbe avuto inizio. Risulta inutile dire che, dal punto di vista della transumanza politica, le parole di Di Maio non furono altro che aria al vento. Un anno fa, per fare un esempio, Matteo Renzi decise di creare un nuovo gruppo parlamentare, Italia Viva, che al suo interno inglobò molteplici parlamentari di diverse fazioni politiche, PD e Forza Italia fra tutte, modificando così gli equilibri nelle camere. Un altro punto, invece, è un processo ancora in atto: dal momento in cui il Movimento 5 Stelle salì al governo, diversi dei suoi parlamentari decisero di cambiare casacca. In termini numerici, più di 30 grillini hanno abbandonato o sono stati espulsi dal gruppo parlamentare solamente alla Camera dei Deputati.

Un ultimo punto che si deve evidenziare è sicuramente la causa (o per meglio dire la scusante) che i politici utilizzano per poter giustificare costituzionalmente i loro continui spostamenti fra i vari gruppi parlamentari: l’art. 67 della Costituzione Italiana.

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

Esso, infatti, garantisce al Parlamentare libertà totale in materia di voto con l’obiettivo di proteggerlo da possibili influenze esterne che potrebbero “contaminare” il suo giudizio su un determinato disegno di legge. Data la generalizzazione che l’affermazione “senza vincolo di mandato” ha, l’articolo permette anche la mobilità Parlamentare.

La “soluzione” alla questione sarebbe quindi una riforma costituzionale, difficile da attuare già di suo, per non contare sulla volontà dei parlamentari che sono sempre stati restii ad autovincolarsi. 

(Foto di copertina da il Corriere)

Link per analizzare i vari spostamenti nelle varie legislature https://storia.camera.it/
Link per la linea temporale degli esecutivi in Italia http://www.governo.it/it/i-governi-dal-1943-ad-oggi/191
Composizione Parlamentare dopo le elezioni del 3 marzo 2018: https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_2018#Risultati
Composizione de aggiornata dell’attuale legislatura https://www.camera.it/leg18/46

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