Gli ascolti convenzionali non mi hanno mai preso, o meglio, non hanno mai trovato posto nelle mie personali playlist. Sarà che sono stato svezzato da Caparezza e da Max Pezzali sapiente maestro del “fuori tempo”. Sarà che Franco Battiato è sempre in cuffia pronto a destabilizzarmi, smuovermi, farmi sorridere senza la pretesa di dover necessariamente capire tutto. Ecco che, quando un virus ha deciso di fermare il mondo per qualche tempo, il bisogno di evadere (con la mente ndr) ha trovato rifugio sicuro nella dimensione di “Merce Funebre“, album d’esordio di Giorgio Quarzo Guarascio, al secondo Tutti Fenomeni. Una boccata d’aria nuova, qualcosa di inconsueto, sconclusionato accompagnato da quel genio musicale che risponde al nome di Niccolò Contessa, eminenza grigia dell’ItPop dell’ultimo decennio. A distanza di 2 anni arriva la seconda opera “Privilegio raro” atteso con un hype alimentato dai singoli “Parlami di Dio“, “Faccia Tosta” e “Marinai“.

Privilegio raro

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un’artista, soprattutto se l’opera prima riscuote un discreto successo. Il secondo album è difficile soprattutto se la traccia uscita per annunciare l’album omonimo strizza l’occhio alla cristianità, a Fellini e ancora Battiato. Il videoclip di “Privilegio raro” mostra Guarascio in versione mago. In effetti la musica scorre, incanta come il lamento melodico e maledetto delle sirene che Ulisse incontra durante la sua odissea. “Barca senza remi senza vele senza timone / spinta dal gelido vento del timore / la morte si sconta vivendo / ho capito chi sono avendo / amato con poco amore poche persone per poco tempo“, canta Tutti Fenomeni in un immaginario arcaico, intriso di ricordi dal sapore antico, bilanciato dai ritmi innovativi di Niccolò Contessa. Le invocazioni cristiane vengono inserite per innalzare ancor di più un tono già solenne. Perché c’è una linea netta tra la banalità manierista di Achille Lauro che riscrive l’Ave Maria e l’invocazione di Giorgio: “Non sono degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola è un privilegio raro“.

Da Che Guevara a Karl Marx, passando per Gigi Buffon

Impresa fallimentare tentare di valicare le colonne d’Ercole che separano la nostra fantasia dal mondo partorito in “Privilegio raro“. I concetti sono filtrati, la struttura è un rollercoaster di arrangiamenti atti a tenerci lontano dal ponderare una conclusione e capace di rendere l’ascolto un cammino tortuoso ma affascinante. Bisogna però approcciare consapevoli di assistere ad un’opera ironica, pronta a scomporre e riproporre strutture definite nella nostra mente. Ecco che “Che Guevara era un massone”, mentre “Karl Marx è il poeta della merce“. Da un’infelice uscita di Gianluigi Buffon su un caso di calcioscommesse basa in “Mister Arduino” continue alterazioni di paesaggi linguistici, reali e storici, anche solo per il gusto di vedere uno scenario parallelo, un po’ come quei film iperfuturistici. La dimensione non falsa semplicemente la realtà, si immerge nella stessa per metterla in discussione. Facile fingersi intellettuali, poeti e scrittori, meno semplice scrivere poesie cantate per crocifiggere l’arte stessa. Il contrasto è da sempre esercizio sconsiderato. Guarascio e Contessa, però, se ne fregano.

Bianconi sottoscrive, a Lermontov le conclusioni

L’album si conclude con una litania istituita per narrare un nuovo romanticismo rivolto alla natura. Un’outro che negli ultimi minuti lascia spazio alla recita di Esco solo sulla strada, componimento di Lermontov. Nessuna traccia si sgancia dalla complessa organizzazione di uno schema che accentua e fa vivere di luce propria ogni canzone. Un’autonomia straordinaria, tenuta insieme dal voler superare il concetto che ognuno di noi ha della musica. Ad esempio “Mister Arduino” lancia, con strumenti diversi, “Il grande Modugno“. Lo squillo nell’epilogo di Vitaccia prova ad annunciare il doppio Mi bemolle di piano che fa iniziare “A Roma va così“, il canto scanzonato sulla capitale, fotografando la città eterna nel decadentismo ironico in cui effettivamente si trova. La chiusura di Francesco Bianconi in “Antidoto alla morte” dà la benedizione ad uno dei progetti più interessanti della musica italiana, almeno degli ultimi 20 anni.

Giorgio Quarzo Guarascio studia con curiosità i suoi “personaggi”, ambiguo verso una realtà dalle note drammatiche. Difficile dire se la sua è una figura anacronistica giunta da un tempo remoto o un’avanguardia pronta a cantare un futuro custodito gelosamente. Strutture soverchiate, poesia decomposta, ironia filtrata. In due parole: Tutti Fenomeni.

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