Trump è tornato

Trump è tornato. E questo lo sappiamo tutti. Non tutti però sono stati tanto coraggiosi da sorbirsi l’ora e mezza di discorso del suo ritorno, per il CPAC 2021. L’ho fatto io per voi. Qui di seguito un breve riassunto di ciò che ha detto. Per un fact checking approfondito e dettagliato, necessario quando parla il soggetto in questione, consiglio quello fatto dalla CNN. Giusto per citarne un estratto, l’incipit dell’articolo recita: “Former President Donald Trump returned to the public stage on Sunday with a familiar kind of Trump speech, a speech filled with debunked lies”.

Ma andiamo con ordine.

Il discorso

Trump ha iniziato il suo discorso affermando che “Non fonderà nuovi partiti”, per poi compiere la più classica delle introduzioni in questo delicato periodo per l’America, sentita e risentita uscire dalle bocche dei membri di entrambi i partiti:

“Siamo nel mezzo di una lotta storica per il futuro dell’America.”

Il suo discorso è andato poi a focalizzarsi sui nemici dell’America, cioè i democratici radicali che a suo dire porteranno, se non da lui stesso fermati, all’instaurazione di un regime comunista negli States, e ai media colpevoli di attuare un “ingiusta” Cancel Culture nei confronti dei conservatori.

Secondo la più classica teoria di Carl Schmitt, l’ex presidente ha cercato di distogliere l’attenzione sulla serie di errori e sciagure, che ha compiuto da un anno a questa parte e che hanno portato non solo alla morte di mezzo milione di cittadini americani causa COVID (“The China Virus” come lo definisce Trump) ma anche a un tentativo di golpe, concentrandola invece sul nemico, interno o esterno che sia.

Tre blocchi e due filoni

Proseguendo con la logica amiconemico, il discorso si sviluppa essenzialmente su tre blocchi e due filoni paralleli. I due filoni sono rappresentati da un lato da una critica serrata al governo Biden e dall’altro da ciò di positivo che Trump stesso ritiene di aver fatto durante il suo governo e che avrebbe potuto fare se fosse ancora al governo.

(Photo by Joe Raedle/Getty Images; presa da Il Post)

Questi due filoni si alternano all’interno dei tre blocchi del discorso: in primis, politica interna, in cui attacca duramente l’attuale governo per aver aperto le frontiere e per aver chiuso le scuole, riuscendo in modo funambolico a interconnettere questi due temi affermando ad un certo punto: “Stiamo educando i bambini sul confine, ma non i nostri figli”.

In secondo luogo, politica estera, attaccando soprattutto le scelte di Biden di rientrare nell’OMS, negli Accordi di Parigi e di trattare un nuovo accordo sul nucleare con l’Iran e affermando che tutte queste cose, se solo avesse voluto, avrebbe potuto farle anche lui, ma a cifre infinitamente più vantaggiose per i cittadini americani, tutto ciò è stato smentito a chiare lettere dal Fact Checking CNN.

L’ultimo blocco del suo discorso è quello più denso di menzogne, non a caso è dedicato interamente ai brogli elettorali, in cui Trump arriva a fare affermazioni che hanno dell’incredibile: dal fatto che in alcuni stati abbiano votato delle persone defunte o presunte tali fino ad affermare che in città come Detroit ci siano stati più voti effettivi che cittadini votanti.

“Autocritica” non voluta

In questa parte del discorso, però, Trump ha dato, in qualche modo, la zappa sui piedi a se stesso e al suo partito: 26 dei 50 stati americani hanno infatti un governatore repubblicano, quindi criticando le modalità con cui si sono svolti i voti nella maggior parte degli stati ha implicitamente criticato anche i suoi stessi governatori, coloro che sono responsabili dell’organizzazione e della gestione delle elezioni nei rispettivi stati.

Degno di citazione è anche l’attacco contro quei membri del GOP che hanno votato a favore del suo Impeachment come Lisa Murkowsky e la “guerrafondaia” Liz Cheney, definiti da Trump come RINO (Repubblicans In Name Only).

La conclusione è emblematica, a soli cinquantasette giorni dai fatti di Capitol Hill, che hanno portato tra le altre cose alla morte di cinque persone, Trump ha affermato: “Alle prossime elezioni un presidente repubblicano farà un ritorno trionfale alla Casa Bianca. E mi chiedo chi sarà?”, alludendo ad una sua probabile ricandidatura.
L’attacco alla democrazia più antica del mondo non è ancora finito

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