Lo scontro al confine tra Polonia e Bielorussia non accenna a fermarsi e, coinvolgendo sempre più migranti, sta diventando una vera e propria emergenza umanitaria.

Questo fenomeno, che si protrae già da diverse settimane, conta già diverse vittime. Tra i tanti migranti che stanno rischiando la propria vita, c’è chi da quei confini non andrà via mai più. In una situazione di totale abbandono, i migranti sono sottoposti alle rigide temperature locali e non hanno né cure né assistenza.

Le persone provano ad abbattere le barriere per entrare in Polonia, le forze di sicurezza polacche tentano di respingerle (crediti: Corriere della Sera)

Le vittime dell’emergenza sanitaria

I migranti provengono maggiormente dal Medioriente arrivano in Bielorussia, con il favore del governo locale, ma restano ammassati ai confini con la Polonia. Quest’ultimi attendendo qui il tanto agognato permesso per entrate in Europa. La Polonia, che adotta una politica del tutto anti migratoria, respinge i migranti al confine; questi, incitati dai comportamenti illusori del governo bielorusso, spingono per scappare.

Da entrambi i fronti, la polizia di confine prova il tutto per tutto pur di favorire la causa del proprio governo. La violenza delle istituzioni si riversa inevitabilmente sui più indifesi. Si contano più di una decina di vittime, tra uomini, donne e bambini migranti. La vittima più giovane è un bambino siriano di un anno, ritrovato morto per assideramento tra i boschi al confine. La situazione, che aveva già creato precedentemente scalpore, è letteralmente esplosa in seguito alla diffusione della triste notizia riguardante la scomparsa del bambino.

crediti: La Repubblica

Ma chi sono i colpevoli? A chi è attribuibile la colpa di questo scempio?

L’Europa accusa la Bielorussia, sostenendo che il governo locale spinga i profughi verso il confine con l’intenzione di mettere in difficoltà l’Unione Europea.

La comunità sta infatti mobilitando 700.000 euro per aiutare i migranti al confine, cercando di fornire loro cure e assistenza primarie. Quest’atto caritatevole non basta però a fermare la situazione di degrado. Dal canto suo, Varsavia ordina l’arresto di centinaia di migranti. Le autorità polacche stanno usando le maniere forti, come l’impiego di spray chimici, getti d’acqua gelata e lacrimogeni, con lo scopo di disperdere la folla e allontanare i disperati. Da parte sua, Minsk ha sgomberato gli accampamenti dei migranti. Appare chiaro quindi che alla base di questa grave crisi umanitaria, ci sia l’ennesima guerra per la supremazia diplomatica. Le parti coinvolte sono la Polonia, paese della comunità europea, e la Bielorussia, satellite del Cremlino.

Non a caso i paesi del G7, in particolare Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Giappone, condannano le azioni del presidente bielorussa Lukashenko, definendole “una vera e propria orchestrazione volta a danneggiare l’Europa, che va a discapito dei migranti, vengono mercificati ed utilizzati come moneta di scambio”.

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