The Hill We Climb

“We, the successors of a country and a time where a skinny black girl descended from slaves and raised by a single mother can dream of becoming president only to find herself reciting for one”.

Amanda Gorman

Sono i versi con cui Amanda Gorman, poetessa e attivista statunitense, ha aperto la recente cerimonia di insediamento di Joe Biden. Le sue parole sono intrise di speranza ed ottimismo, lei stessa definisce gli Stati Uniti come una nazione non “broken” ma semplicemente incompleta

La sua poesia è un inno al progresso sociale, processo che è già in atto, e di cui lei n’è la prova. Amanda Gorman sta infatti recitando i suoi versi di fronte alla figura che fino a poco tempo prima rappresentava l’aguzzino dei suoi avi, colui che aveva reso schiavi i suoi predecessori. 

Il titolo del componimento è “The Hill We Climb”, ma come stanno realmente valicando questa montagna insormontabile gli americani? 

La schiavitù è solo un lontano e cupo ricordo come dice la Gorman? 

Al giorno d’oggi, gli afroamericani costituiscono il 12,7% della popolazione degli Stati Uniti, ma al contempo il 40,2% dei detenuti. Ci sono più afroamericani ora sotto vigilanza di quanti non lo fossero in schiavitù nel 1860. Secondo il Ministero della Giustizia americano, negli Stati Uniti, un nero su tre andrà in prigione almeno una volta nella sua vita, mentre per i bianchi questa percentuale scende ad uno su diciassette. 

La schiavitù è stata abolita, ma non eliminata, essendosi semplicemente trasformata nella sua forma più attenuata quale la discriminazione. La cruda realtà è che le minoranze etniche (afro americani, ispanici..) nella storia degli Stati Uniti sono sempre state controllate con forme sociali che sembravano sparire, ma che puntualmente hanno fatto la muta riapparendo nel corso del tempo sotto altre sembianze, a seconda delle necessità dell’epoca. 

L’abolizione della schiavitù risale al 1865, con l’entrata in vigore del tredicesimo emendamento di seguito riportato:

“Né la schiavitù né il servizio non volontario – eccetto che come punizione per un crimine per cui la parte sarà stata riconosciuta colpevole nelle forme dovute – potranno esistere negli Stati Uniti o in qualsiasi luogo sottoposto alla loro giurisdizione.

XIII emendamento – Prima Sezione

Il Congresso avrà il potere di dare esecuzione a questo articolo con la legislazione appropriata.”

XIII emendamento – Seconda Sezione

Esso definisce illegale ogni forma di schiavitù, fatta eccezione per le persone che hanno commesso dei crimini. Sebbene l’articolo sembri celebrare la libertà individuale, pone le basi per una realtà ben diversa. La storia infatti è costellata di esempi di clausole che sono state inserite nel sistema legale per diventare strumento di controllo delle minoranze. 

Così è difatti stato in America, quando dopo il 1865, gli Stati del Sud, con economia fondata sulla manodopera di 4 milioni di schiavi, si sono trovati repentinamente a dover ricostruire un intero sistema economico. Cosa fare dunque di una popolazione pari a quella della Croazia diventata ora libera? La soluzione non andava cercata a fondo, poiché era stata servita loro su un piatto d’argento. Il cavillo legale infatti offriva l’opportunità di poter riottenere quella manodopera gratuita persa, attraverso l’incarcerazione che di fatto altro non era che una schiavitù camuffata

Le comunità afroamericane iniziarono ad essere incarcerate per crimini minori, tanto da portare alla nascita del problema del sovraffolamento delle prigioni. Il fenomeno dell’incarcerazione di massa si perpetuò a lungo, tramite varie strategie politiche volte alla diminuzione del potere nero. Esempio è la guerra alla droga intrapresa da Nixon che venne ideata per aumentare il numero di incarcerati tra le comunità nere, al punto da prendere il nome di “Strategia del sud”. Un consigliere di Nixon, John Ehrlichman affermò che la guerra alla droga era stata intrapresa con il fine di condannare gli afroamericani. Egli stesso disse confidenzialmente: “Sapevamo che associando gli hippies alla marijuana e i neri all’eroina, e criminalizzando entrambi, potevamo fermare quelle comunità, arrestare i capi, irrompere nelle loro case e minare l’opinione pubblica. Se sapevamo che stavamo mentendo circa la droga? Certo.”

Nel 1982, la condanna per un grammo di crack, la cocaina dei poveri, era uguale a quella per cento grammi di cocaina, considerata la droga dei ricchi. Si iniziò ad abbattere una falce sulle comunità nere, inghiottendo migliaia di famiglie nelle carceri. 

Le catene che prima vincolavano gli schiavi afroamericani ad un padrone, venivano riforgiate in sbarre costruite dallo Stato. La discriminazione razziale, se prima era alla luce del sole tramite l’esercizio della schiavitù, successivamente ha solo cambiato forma.

Negli ultimi decenni il numero di detenuti negli Stati Uniti è aumentato in modo esponenziale. Questo incremento è in parte conseguenza del radicato e tutt’ora presente systemic racism, che per quanto possa sembrar significare “razzismo sistematico”, in verità è un false friend, in quanto sta per “razzismo del sistema”, ovvero l’odio razziale incitato dalle stesse istituzioni. La manipolazione governativa dell’opinione pubblica è stata infatti cruciale durante questo fenomeno di metamorfosi della schiavitù. Si è passati ad un tratto dalla visione amorevole dello zio Sam a quella dell’uomo nero selvaggio e cannibale, come viene dipinto in “Nascita di una nazione” di Griffith.

Al giorno d’oggi, esistono migliaia di effetti secondari dovuti alla detenzione negli Stati Uniti (esclusione da borse di studio, assicurazioni e mondo immobiliare per citarne alcuni..). Difatti una volta scontato il debito con la società, i detenuti si trovano privati della cittadinanza.

La schiavitù non è un cancro estirpato, ha solo cambiato sembianze, mascherandosi con clausole legislative e strategie politiche dedite ad un apparente progresso sociale, abbellite da quella squisitezza formale e retorica tipica dei paesi più avanzati. 

La hill della quale Amanda Gorman narra è palese di fronte a noi, ma meno alta grazie alla consapevolezza del nostro doverla di varcare.

(Foto di copertina da: npr.org)

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