Ecco, ci siamo. I pensieri sono dirottati, al momento, solo su un punto che per ovvie ragioni deve rimanere fermo, almeno per un altro po’. L’epopea del uomo pipistrello messa in scena da Christopher Nolan non va paragonata con nient’altro. Il prodotto cinematografico, offerto al grande pubblico, da Matt Reeves, è però probabilmente il cinecomic più complesso, oscuro e intimo mai realizzato su Batman. Verrebbe quasi da dire, il proseguo naturale del prodotto realizzato dai fratelli Nolan. Certo, solo una conoscenza superficiale all’alterego di Bruce Wayne, porta inevitabilmente ad una conclusione: probabilmente è il supereroe che si presta di più ad un racconto introspettivo, cupo e pronto ad esplorare ed estendersi ad altri generi cinematografici. La storia del cinema stesso, ci riporta tanti altri uomini pipistrello sul grande schermo. Questa volta, però, complice anche il fenomeno scatenato dal Marvel Cinematic Universe e dell’ultimo sacro prodotto che vede protagonista Batman, siamo di fronte a qualcosa di più di un semplice “film del supereroe”.

The Dark Side of Return #4, Frank Miller (fumettologica)

Fenomenologia cinematografica degli ultimi Batman

Doveva essere il Batman di Darren Aronofsky, ma dopo una serie di stroncature che accompagnarono l’uscita di “Batman & Robin” e prima che il progetto passasse in mano ai fratelli Nolan per diventare “Batman Begins“, il regista del celebre “Requiem for a Dream” venne chiamato dalla Warner per dare nuova linfa al Batman cinematografico. Alla richiesta di narrare le origini del Crociato Incappucciato così come mostrate nel seminale “Batman: Anno Uno”, la produzione gli affiancò niente meno che Frank Miller, genio creativo dell’uomo pipistrello e non solo, per curare la sceneggiatura. L’approccio di Aronofsky era tutto sommato semplice: ridurre Batman ad un comune giustiziere della notte usando uno stile il più realistico e crudo possibile. Ecco dunque Bruce Wayne cresciuto da un meccanico dei bassifondi soprannominato Big Al, che scalza il rigoroso maggiordomo Alfred. Il simbolo del pipistrello dettato dal fatto che Bruce picchia i criminali usando l’anello di famiglia sulla quale sono incise le iniziali del padre, “TW” sovrapposte. Ma soprattutto, il racconto doveva incentrarsi su un Bruce Wayne ai limiti della pazzia, che non si faceva scrupoli a torturare il prossimo. Un approccio troppo radicale, persino per Miller.

Il Cavaliere Oscuro, Christopher Nolan (ilChaos)

La trilogia di Nolan e le ceneri di Snyder

La produzione passa ai fratelli Nolan, ma l’idea originale resta. Nella celebre “Trilogia del Cavaliere Oscuro”, quel realismo tanto voluto da Aronofsky emerge ma declinato in una veste meno radicale e più vicina alle linee narrative del fumetto steso. Il successo va oltre i consensi dei “nerd” e riceve attestati di stima da più lati. Cambia anche il supereroe raccontato nelle pagine del comic originale. “Batman- Terra Uno” di Geoff Johns, iniziata nel 2012, ne è una prova stupenda. Negli obiettivi della DC Comics, “Terra Uno” è un’etichetta creata ad hoc per lettori appena approdati sul pianeta comic, simile alla serie “Ultimate” della Marvel. Un Batman “umano”, imperfetto, fallibile. Una narrazione a cui si è aggrappato lo stesso Matt Reeves, soprattutto in relazione alla figura di un personaggio affascinante e mai così pericoloso come Enigma. Il nuovo Batman, impersonato da Robert Pattinson, attinge inevitabilmente anche dalla creazione di Zack Snyder. Per meglio dire, dalle ceneri di un prodotto per molti versi deludente.

The Batman, Matt Reeves (GameLegends)

The Batman: cosa è riuscito a fare Matt Reeves

Il primo capitolo della saga di Matt Reeves, dai tanto si sa che ce ne sarà un altro, riesce nell’intento di creare un Batman diverso e di buona fattura. Un eroe che sembra uscito dagli anni ’90, che si muove sulle note dei Nirvana in una Gotham City trasportata dal cervello di David Fincher al set. Ne esce fuori, un Batman silenzioso, chiuso in sé stesso, tormentato, ancora vittima del lutto e amante della solitudine. Totalmente distaccato dal fido Alfred e dal suo altro amico: Jim Gordon. Totalmente Batman con una briciola di Bruce Wayne. La maschera si capovolge un po’ come nel Batman burtoniano. Un giustiziere che agisce in nome della vendetta, salvo innalzarsi a faro di speranza per la sua Gotham City. Un personaggio complesso ma non troppo, interpretato da un Pattinson che si rivela calzante nel ruolo.

The Batman, Matt Reeves (FilmPost.it)

Enigma, Pinguino e la mitologia sintetizzata in 3 ore

Il villain scelto da Matt Reeves è l’Enigmista. Il processo mentale, il modus operandi di Enigma, interpretato magistralmente da Paul Dano, ricalca il Joker di Nolan più per un omaggio che per un esercizio manieristico. Una visione distorta e nel quale si specchia Bruce Wayne, perché anche lui cerca una giustizia ma oltrepassa il limite ed è disposto a tutto pur di ottenerla. Tutto questo in un ambiente corrotto, malato. Un thriller che per atmosfera e violenza, ricorda un’altra opera di Fincher: “Se7en“. Reeves riesce a sintetizzare in tre ore tutta la mitologia di Batman. Catwoman, la riprende da “Batman: Anno Uno“: alleata ambigua, femme fatale, nel complesso buon personaggio. Il Pinguino di Colin Farrell (basato sulle illustrazioni del mitico Alex Ross) non può reggere il confronto, con quello più celebre di Danny DeVito di “Batman Il Ritorno“. In questo caso, forse più per la parte ritagliata che per il personaggio in sé. Questo Pinguino reincarna comunque tutto ciò che Batman e l’Enigmistica vogliono cancellare. Lo script si prende un voto alto, la messa in scena poteva dare sicuramente di più. L’atmosfera, accompagnata dalla colonna sonora di Michael Giacchino, invece risulta perfetta com’è. Alcune inquadrature strette non danno pieno valore alle scene d’azione come l’inseguimento tra Batman e Pinguino.

Conclusioni

Matt Reeves ripropone al grande pubblico una verità che in pochi hanno il coraggio di urlare: i comics funzionano molto di più quando rientrano nei canoni dei classici generi cinematografici. Lo è stato per “The Dark Knight“, per il “Joker” di Phillips.

“The Batman” resta più valido come puro thriller a tinte noir che come pellicola action. Un prodotto riconoscibile, certamente non originale, forse memorabile (dipenderà dal sequel), ma sicuramente bello da vedere.

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