Come sono cambiati i rapporti fra Taipei e Washington

25 ottobre 1945. A più di due mesi dallo scoppio delle due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki e l’Impero del Sol Levante è pronto a restituire Taiwan alla Cina, come parte della resa agli USA. A quella data erano passati 50 anni da quando l’Impero Cinese aveva ceduto l’isola al Giappone dopo la sconfitta nella prima guerra sino-giapponese del 1894.

La riunificazione dura però poco: la fine della Seconda Guerra Mondiale segna il riaccendersi delle ostilità fra comunisti e nazionalisti cinesi. Dopo altri quattro anni di guerra civile, i comunisti vincono e i nazionalisti con il loro leader Chiang Kai-shek si ritirano a Taiwan per riorganizzarsi e tentare, in futuro, di riconquistare il resto della Cina.

Inizia così una storia che prosegue da 80 anni e che vede nelle parole della settimana scorsa fa del presidente americano Biden (parole poi ritrattate dalla Casa Bianca) il suo più recente atto. La dichiarazione di Biden ci racconta un rapporto che esiste oggi fra USA e Taiwan e che affonda le sue radici nella Guerra Fredda.

Credits: CNBC

Dall’iniziale tiepida amicizia alla difesa a tutti i costi

Nonostante la vittoria dei comunisti in Cina, gli USA non sono inizialmente interessati a difendere l’isola, ma la situazione presto cambia. Con la perdita del monopolio nucleare e l’alleanza sino-sovietica del febbraio del 1950, l’amministrazione Truman smette di vedere l’Europa come unico teatro rilevante della Guerra Fredda e inizia a considerare anche l’Asia (attraversata da scontri e tensioni anticoloniali) come un terreno di scontro importante tanto quanto l’Europa Occidentale.

L’inizio della Guerra di Corea nel giugno del 1950 conferma i peggiori timori di Washington: gli stati comunisti possono, in qualunque momento, aggredire porzioni del mondo libero per schiavizzarlo. Dato che, secondo gli USA, la sconfitta delle istituzioni liberal-democratiche rappresenterebbe una sconfitta dell’intero mondo libero, si decide di agire: gli USA e le forze della NATO intervengono nel conflitto al fianco della Corea del Sud.

La Repubblica Popolare Cinese, nel frattempo, vuole approfittare della guerra nella penisola coreana per occupare Taiwan; l’unico ostacolo che si frappone fra la Cina e il suo obbiettivo è la Settima Flotta Statunitense che fa fallire i piani di Pechino. Questo accade anche perché il controllo dell’isola è strategicamente fondamentale e una caduta in mano comunista sarebbe una minaccia nell’Oceano Pacifico per gli USA.

L’esistenza di Taiwan è comoda per la grande potenza anti-comunista: innanzitutto perché siede nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e ha quindi diritto di veto; in secondo luogo perché le sue pretese di essere l’unica vera Cina delegittima e indebolisce Pechino a livello internazionale e, di conseguenza, il blocco comunista.

Per rafforzare l’isola e farla sviluppare, dal 1950 al 1956 gli USA inviano 1,5 miliardi di dollari di aiuti finanziari e 2,4 miliardi di dollari in aiuti militari. Grazie a questo supporto, Taiwan può arricchirsi e stabilizzarsi a livello sia economico che sociale.

Credits: in20righe

Gli anni ’70: Washington guarda verso Pechino

All’inizio degli anni ’70 i rapporti diplomatici fra Taiwan e USA cambiano: l’allontanamento fra Repubblica Popolare Cinese e Unione Sovietica fa ben sperare il gigante americano, che inizia ad avvicinarsi a Pechino, arrivando a riconoscere la Cina continentale come l’unica vera Cina. Nel frattempo Taiwan perde il suo seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza che viene occupato dalla Cina comunista.

Nonostante la rottura diplomatica, gli USA continuano ad aiutare Taipei (capitale di Taiwan) economicamente e militarmente perché in posizione strategica nell’Oceano Pacifico e perché essa impedirebbe alla Cina comunista di “prendere il largo” nel sopracitato oceano.

Nel 1979 il Congresso statunitense approva una legge che impone l’aiuto all’isola affinché essa possa mantenere un certo grado di autodifesa.  

Credits: Focus

L’ultima minaccia del XXI e la situazione odierna

Anni dopo, nel 1995 la Cina organizza operazioni militari per isolare l’isola e influenzare le elezioni elettorali. Gli USA rispondono schierando due gruppi da battaglia di portaerei nella regione, facendo ritirare rapidamente la flotta cinese.

Negli ultimi vent’anni i rapporti fra Taiwan e USA sono rimasti pressoché inalterati: gli americani continuano a rifornire di armi e aiuti i taiwanesi mantenendo un rapporto de facto con l’isola, sebbene non ne riconoscano la sovranità né tantomeno lo “status” di Cina.

Nonostante l’ambiguità di Washington sulla questione, difendere l’isola è fondamentale in funzione anti-cinese, per non rinunciare alla posizione di potenza mondiale e per non far apparire la più grande democrazia del mondo come uno stato arrendevole di fronte all’autoritarismo cinese.

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