Chi ha orecchie per intendere, ascolti Madame
Fonte: Elle

Chi ha orecchie per intendere, ascolti Madame

Di talenti così in giro ce ne sono pochi, o almeno sembra a noi, che al primo ascolto ci siamo catapultati in un'anima enorme, piena di grumi e sentimenti inespressi. Ne abbiamo parlato, non si poteva non aprire la discussione su una delle personalità più entusiasmanti del panorama musicale italiano. Sono vicentina, anche lei. Ma lei spacca.

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West Coast is on the map

Nello scorso episodio non abbiamo affrontato la nascita del #rap nella #costa #occidentale: partendo dalla costa #est, arrivò poi ai centri più densamente popolati della costa #ovest, #LosAngeles e #SanFrancisco. Nella #California si forma quindi la varietà locale di rap che verrà poi chiamato #gangstarap: i temi ricorrenti del nuovo sottogenere infatti riguardano la #violenza e la vita nei #ghetti ma soprattutto l’#abuso di #potere da parte della #polizia e la denuncia del chiaro #razzismo da parte della stessa. Il punto più alto raggiunto dal gangsta rap è però rappresentato dal lavoro degli N.W.A., gruppo formatosi nel 1986 da cinque ragazzi provenienti da #Compton, il quartiere di Los Angeles con il maggior tasso di criminalità della città. Compton fu per la #WestCoast ciò che il #Bronx fu per la #East: il luogo più pericoloso della città ma che proprio per via delle difficoltà a cui sottoponeva i suoi abitanti il luogo prediletto per la nascita e lo sviluppo del nuovo genere. I cinque ragazzi – #Eazy-E, #Dr. #Dre, #IceCube, #MCRen e #Yella – pubblicarono nell’88 la pietra miliare che mise effettivamente la West Coast sulla mappa: «#StraightOuttaCompton». I temi trattati crudamente mettono in chiaro tutto ciò che non va nell’apparentemente perfetta Los Angeles dell’epoca, e trova nelle prime 3 tracce i punti probabilmente più alti di denuncia sociale del genere. Contemporaneamente, il rap nella West Coast partorisce ad #Oakland uno dei più grandi nomi del periodo, #MCHammer. Egli pubblicò nel 1990 l’album «Please Hammer Don’t Hurt ‘Em», che conteneva lo storico singolo «U Can’t Touch This». Fu proprio il singolo a far incredibilmente guadagnare all’album il primo disco di diamante del rap (ovvero 10 milioni di copie). Ora abbiamo davvero tutti gli elementi per studiare e capire a fondo le dinamiche che si svilupperanno nel decennio che oggi è etichettato come «#GoldenAge», e sarà l’argomento principale dell’articolo della prossima settimana. #Staytuned.

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Gli anni 80 dell’Hip Hop: L’innovazione prima del grande salto

Nella scorsa puntata abbiamo affrontato il primissimo decennio del movimento Hip-Hop, nato negli anni ‘70 nella Grande Mela con l’idea di base di far divertire, svagare le classi emarginate dalla società americana. Nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe diventato negli anni successivi. Questa settimana ricominciamo da dove ci siamo lasciati la volta scorsa, ovvero dal successo di «Rapper’s Delight» nel 1980, all’alba di un nuovo decennio. Questo periodo servirà a solidificare il rap come punto di riferimento per la comunità nera ma anche come genere musicale e prepararlo al grande salto che gli spetterà negli anni ’90.

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Le origini dell’Hip Hop: dai block-party alle radio

Negli anni ’70 la situazione a #NewYorkCity è il perfetto terreno fertile in cui viene piantato il primo seme dell’#HipHop. Nel decennio precedente, infatti, furono abolite le famose #leggi #razziali che avevano segnato troppo profondamente la mente #americana per essere dimenticate tramite una sola abrogazione. Alla comunità nera non fu mai data una vera possibilità di integrarsi con il resto della #società, tanto che spesso la vita dei neri nelle grandi #città si svolgeva nei #ghetti: lì vivevano, lì lavoravano, lì crescevano e morivano. Le amministrazioni cittadine, compresa quella della #GrandeMela, decisero di abbandonare completamente quei territori, considerati improduttivi. Questa politica dell’indifferenza non fa altro che alimentare il clima di violenza e d’illegalità che si viveva nei ghetti, che si rifletté sull’economia. In un ghetto così limitante è necessario, però, anche l’intrattenimento. il #week-end il #quartiere si riunisce per #strada, a festeggiare nei «block party». Qui, la musica è materia dei #dj, quasi tutti di origini caraibiche o latino-americane: i suoni esotici si fondono con le sonorità cittadine della metropoli quando due dischi vengono fatti girare insieme. L’obiettivo principale era uno: far ballare la gente.

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