Quella tenutasi la notte tra domenica e lunedì è stata annunciata come la sfida tra “underdogs”. Da una parte i Cincinnati Bengals, arrivati per la terza volta a disputare il Super Bowl, dall’altra i Los Angeles Rams, per la quinta volta in finale e con già una vittoria del trofeo più ambito della NFL.

La sfida si è conclusa con la vittoria dei LA Rams per un 23 – 20 sui Bengals per niente scontato. Una partita che si è rivelata fin da subito combattutissima con l’infortunio di Odell Beckham (Rams) nei primi quarti e il “battesimo” del giovanissimo quarterback Joe Burrow (Bengals), rivelatosi essere una spina nel fianco per i padroni di casa.

Nota di merito, prima di passare a questioni più calde, anche per l’Mvp del match: Cooper Kupp, con 8 recezioni per un totale di 92 yard e 2 touchdown.

La NFL (National Football League), solitamente vetrina della competizione sportiva più seguita d’America, si è ritrovata ad essere protagonista. Il suo sfidante? Eminem.

Il rapper, ospite insieme a Dr. Dre, Snoop Dog, Kendrik Lamar, Mary J. E 50cent, era stato annunciato come uno dei protagonisti dell’halftime-show. Una mossa, quella di invitare sul palco del Super Bowl artisti del pop e cultura afroamericana, che doveva servire alla NFL a riscattarsi dai precedenti razzisti che hanno portato all’espulsione di Colin Kaepernick nel 2016.

Il retroscena? La Lega americana aveva chiesto agli artisti di NON inginocchiarsi in segno di protesta contro il razzismo.

Un gesto che Eminem ha compiuto ugualmente in chiusura della sua “Lose Yourself”.

Un gesto che non è passato inosservato agli occhi di molti. NFL compresa.

Condividi!

Di Chiara Ciatti

Neo-trentina dalla C aspirata; vivo di sport, femminismo e caffè. Sono una studentessa universitaria polemica, con sempre la macchina fotografica in una mano e il passaporto nell'altra. Fast è il progetto che credo mi aiuti ad esprimermi al meglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.