Sovranisti: uniti ma divisi

I partiti sovranisti e di estrema destra europei testano il proverbio “l’unione fa la forza”: venerdì sedici di questi, tramite una riunione dei rispettivi leader, hanno firmato la cosiddetta Dichiarazione sul futuro dell’Europa (alcuni giornali l’hanno battezzata Carta sui valori europei) con l’obiettivo di ribadire la loro posizione contraria all’attuale assetto dell’Unione Europea, la quale ritengono stia diventando “sempre più uno strumento di forze radicali che vorrebbero realizzare una trasformazione culturale e religiosa, per arrivare alla costruzione di un’Europa senza nazioni”.

Di chi si tratta?

I partiti firmatari più importanti ed influenti sono la Lega di Matteo Salvini, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, Rassemblement National di Marine le Pen (principale forza di opposizione in Francia), Vox dello spagnolo Santiago Abascal (al 15% secondo i sondaggi), Fidesz del primo ministro ungherese Viktor Orbán e Diritto e Giustizia, che governa da solo la Polonia.

Tra gli assenti figura il partito tedesco di estrema destra Alternative für Deutschland e si potrebbe speculare sul fatto che non sia stato “invitato” per non macchiare l’immagine del gruppo con posizioni per quanto possibile ancora più estremiste e scomode rispetto agli altri partecipanti.

Il premier ungherese Viktor Orbán assieme alla leader di Fratello d’Italia Girgia Meloni; (via Fanpage)

Progetti futuri

Secondo gli analisti, la Dichiarazione serve a promuovere l’obiettivo di alcuni leader di creare un unico gruppo politico nel Parlamento Europeo (PE) che comprenda tutte le forze politiche sovraniste e di destra conservatrice, se non di estrema destra. Questi partiti infatti, all’interno del PE, sono attualmente suddivisi in due gruppi politici, Identità e Democrazia (nato nel 2019 e di cui fa parte la Lega) e quello dei Conservatori e Riformisti Europei (contenente Fratelli d’Italia), e un eventuale unico raggruppamento sarebbe il terzo più numeroso del parlamento, tanto che un’unione così grande di partiti euroscettici, populisti e nazionalisti non può lasciare politicamente tranquilli gli europeisti e più moderati popolari e social-democratici.

Inoltre, grazie a ciò i parlamentari di Fidesz potrebbero tornare ad avere un peso maggiore nei processi decisionali del parlamento, dato che qualche mese fa erano usciti (espulsi) dal PPE e ora appartengono ai non iscritti.

Tuttavia, questa ipotesi è ancora lontana dal concretizzarsi, perché non tutti sono favorevoli e perché permangono differenze di vedute non di poco conto.

Uguali ma diversi

Non che non si sia già pensato ad un progetto di alleanza. Ad esempio, ad aprile Salvini, Orbán e il primo ministro polacco Morawiecki si incontrarono a Budapest con l’obiettivo di discutere proprio sulla formazione di un gruppo parlamentare unico e per rimarcare i valori tradizionali e conservatori che li uniscono, ma il colloquio si concluse senza decisioni degne di nota.

Infatti le divergenze tra i partiti sovranisti europei esistono e un’alleanza istituzionale comprendente tutti i soggetti politici di quell’area non è affatto scontata. La questione più problematica riguarda i rapporti con la Russia. È noto che alcuni leader di destra europei abbiano una malcelata ammirazione per il regime illiberale messo in piedi da Putin e cerchino di instaurare rapporti con esso per i propri interessi di partito, Salvini su tutti, ma queste simpatie non sono ovviamente condivise dalla Polonia, che durante la guerra fredda ha convissuto nel blocco sovietico e ora vede l’influenza russa avvicinarsi sempre più pericolosamente.

Per quanto riguarda la stesura della Dichiarazione, in questo braccio di ferro ne è uscito vincitore il partito di governo polacco, si legge infatti: “Dopo la Seconda guerra mondiale, alcuni Paesi europei hanno dovuto lottare con il dominio del totalitarismo sovietico per decenni, prima di riconquistare l’indipendenza. Questa indipendenza, il legame atlantico dell’Unione Europea e il Trattato Nord Atlantico, così come la pace tra le nazioni cooperanti, sono grandi conquiste per un numero significativo di europei…”. Un sottosegretario polacco è riuscito ad emendare la Carta con questo riferimento alla NATO e i filorussi Orbán e Le Pen hanno dovuto accettare, in virtù del pragmatismo utile a raggiungere un accordo.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, fa parte del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS); (via Warsaw Point)

I contenuti

Ma al di là di ciò, la Dichiarazione mette tutti d’accordo sui temi tanto cari ai populisti di destra.

Uno di questi è l’euroscetticismo. Si accusa l’EU di star “puntando alla creazione di un Superstato europeo, alla distruzione o alla cancellazione della tradizione europea, alla trasformazione delle istituzioni sociali e dei principi morali fondamentali.” Pertanto è chiara la volontà di non approfondire ulteriormente l’integrazione europea ma piuttosto quella di rafforzare il ruolo dello stato-nazione nelle questioni di politica interna: “è necessario creare, oltre al principio di attribuzione esistente, un insieme di competenze inviolabili degli Stati membri dell’Unione europea, e un meccanismo appropriato per la loro protezione, con la partecipazione delle corti costituzionali nazionali o di organismi equivalenti”.

Sono poi immancabili i proclami reazionari. Viene sottolineato come la cooperazione tra le nazioni europee dovrebbe essere basata sul rispetto delle tradizioni, della cultura e della storia degli stati europei, dell’eredità giudaico-cristiana dell’Europa e sui valori comuni che uniscono le nostre nazioni. Si legge, “riaffermiamo la nostra convinzione che la famiglia è l’unità fondamentale delle nostre nazioni. In un momento in cui l’Europa sta affrontando una grave crisi demografica con bassi tassi di natalità e invecchiamento della popolazione, la politica a favore della famiglia dovrebbe essere la risposta rispetto all’immigrazione di massa”.

Nulla di nuovo sotto il sole, peccato che la difesa di questi presunti valori tradizionali spesso si materializzi in politiche che calpestano i diritti civili e la libertà individuale, basti pensare agli atti del governo ungherese che negli anni hanno peggiorato sempre più la condizione di vita delle persone LGBT (l’ultimo dei quali pare essere la famosa goccia che fa traboccare il vaso) e alla legislazione polacca che limita quasi totalmente l’aborto.

Oltre ogni definizione di incoerenza

Infine sorprende, ma neanche tanto, il doppiogiochismo di Salvini, il quale a livello nazionale cerca di rubare voti al centro proponendo una svolta moderata (quasi europeista, senza stabilire se sia sincera o meno) al fine di sfuggire al cannibalismo meloniano, vedasi il sostegno al governo draghi; ma al tempo stesso a livello europeo cerca di rafforzare i rapporti con gli estremisti degli altri paesi e di formare un’alleanza strutturata con i partiti sovranisti.

Il commento del segretario del PD Enrico Letta riguardo la scelta di Salvini

L’impressione è che la confusione regni sovrana in casa del capitano e che la paura di vedere eroso il suo consenso politico lo porti a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, col forte sospetto che ciò non gli permetterà di risolvere i suoi problemi.

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