“Smart Drinking”: i giovani, l’alcol e la pandemia

“Raga, birretta in video?” Durante questo anno di pandemia, tantissimi ragazzi hanno unito videochiamata e un aperitivo per stare in compagnia.

I giovani in Italia sono stati privati di ogni contatto sociale, compresa la scuola: l’iper-isolamento si è fatto sentire, soprattutto nei weekend, quando la maggior parte della fascia giovanile esce per stare con gli amici.

Analisi degli acquisti di alcolici divisi per fascia di età e mezzo di acquisto, Idealo, 2020

Come si vede dal grafico qui sopra, l’acquisto di alcolici nella fascia di età 18-34 è aumentato del 165% (con picco del 209,2% nella fascia 18-24).

Secondo il report dell’anno 2020 dell’Istituto Superiore di Sanità, durante la pandemia è nato il fenomeno dello “Smart Drinking“.

Il bere in casa è ormai sdoganato e il 42,34% degli intervistati dichiara di “bere di più dall’inizio del lockdown”.

Un dato molto preoccupante, è l’aumento dell’e-commerce delle cantine del 425%: questo fa capire quanto l’alcol sia ormai uno sfogo per i giovani.

E’ la conseguenza della chiusura di tutte le attività, unite al perenne isolamento affrontato davanti ad un dispositivo di almeno 9 ore al giorno.

La politica lascia soli i giovani, l’alcol no

Il dottor Fabrizio Fanella, membro dell’Osservatorio Regionale del Lazio sul gioco d’azzardo patologico, ha ammesso “che vi è stato un incremento medio di 40 chiamate al giorno durante il lockdown ai nostri numeri verdi”.

La disinformazione e la mancanza di politiche sociali durante il periodo pandemico, hanno fatto sì che i giovani si rifugino nel consumo di alcolici.

Nel 2018 erano 800.000 i minorenni a rischio di patologie correlate all’alcol.

Quest’anno il 17,2% dei giovani tra gli 11 e i 24 anni consuma abitualmente alcolici fuori pasto: motivazione? “Fuggire dal lockdown”.

Gli studi effettuati durante il lockdown sono ancora in fase di elaborazione, ma memori degli studi prodotti durante l’epidemia di SARS del 2000, la stagnazione dell’aumento dei consumi si ferò dopo 3 anni.

Vi è poi l’enorme problema del “binge-drinking“, ovvero il consumo di almeno 5/6 unità alcoliche in un’occasione, particolarmente diffuso tra i giovani.

Il Governo ha messo il focus su questa pratica, collegata ai casi di dipendenza giovanile e all’aumento di incidenti domestici e/o stradali.

In Italia però, nonostante la pandemia sia iniziata da un anno, di studi di correlazione tra isolamento domestico, stress e consumo di alcolici neanche l’ombra.

Il Canada è il Governo che più si è attivato in termini di ricerca: il 90% sono rimasti in casa più di quindici giorni e il 23% ha affermato di “bere di più di prima“.

La politica deve accelerare e dare importanza a una situazione che sta peggiorando di giorno in giorno, per poi non trovarsi a risolverla più in futuro.

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