È perfino peggiore delle attese il dato dell’andamento del PIL italiano nel secondo trimestre dell’anno, reso noto dall’Istat nei giorni scorsi: rispetto ai primi tre mesi dell’anno, infatti, il Prodotto interno lordo è crollato del 12,8%, mentre le stime precedenti, diffuse a fine luglio, prevedevano un calo “solo” del 12,4%. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la flessione registrata è del 17,7%. L’Istituto di Statistica riconosce «la portata eccezionali di tali cifre, mai registrate dal 1995, anno di inizio delle rilevazioni trimestrali», provocate principalmente dalle misure di contenimento del virus, primo fra tutti il lockdown iniziato a marzo che ha imposto la chiusura di tantissimi siti produttivi ed esercizi commerciali.

Tuttavia, sia il Ministero dell’Economia che l’Istat lasciano intravedere dei segnali incoraggianti, tenuto conto del fatto che il periodo di lockdown è finito, la produzione è (lentamente) ripartita e la mobilità ristabilita. Insomma, nei prossimi mesi non si può che migliorare. Il dato italiano, inoltre, è sì peggiore di quello dell’economia tedesca (-9,7%), ma migliore di quello francese (-13,8%), di quello spagnolo (-18,5%) e di quello britannico (-20,4%); il calo contenuto della Germania fa ben sperare anche i Paesi fortemente legati alla sua economia, come certamente l’Italia. Un’altra nota positiva è quella annunciata dal Ministro delle Finanze Roberto Gualtieri, che stima un forte rimbalzo per il terzo trimestre sulla base di diversi indicatori, tra cui quello dell’occupazione. Secondo il ministro, comunque, il 2020 si chiuderà con un calo pesante, ma forse migliore delle aspettative: «Quel -8% di PIL annunciato in primavera è stato stimato prima che si sapesse quanto sarebbe durato il lockdown, che è durato più del previsto. Il saldo finale sarà sicuramente peggiore, ma non di così tanto. Stimiamo una ripresa in corso nel terzo trimestre, ci sono segnali di un forte rimbalzo del PIL». Per Gualtieri il rischio da evitare è quello di un calo finale a due cifre percentuali.

«In questo modo l’Italia torna sotto i livelli del 2000, vaporizzando la crescita di vent’anni», sostiene Unimpresa, una delle maggiori associazioni italiane di imprenditori, che non manca di lanciare anche una stoccata al Governo, accusato di non avere una politica industriale seria e credibile. A queste dure prese di posizione si aggiunge il commento del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che incoraggia – il Governo ma anche i privati – a investire nell’innovazione e nella ricerca: «Bisogna attuare riforme per rilanciare l’economia italiana dopo l’emergenza Covid, ma per un paese avanzato come l’Italia è necessario puntare molto anche sulla ricerca, sullo sviluppo e sull’istruzione». Sarà dunque fondamentale riuscire a compiere un ulteriore sforzo e tentare di rimettere in moto l’economia e ristabilire la fiducia di imprese e famiglie.

Condividi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *