Il sapere che se ne va. La scuola (non) è per tutti

La scuola è il nostro passaporto per il futuro, poichè il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo.

Malcolm X

E’ di stanotte l’ennesimo schiaffo in faccia del Governo all’istruzione: riapertura degli istituti il 7? No. Allora il 15? No. Ma si, facciamo l’11.

L’Italia è in lockdown da marzo, e non c’è stata una minima riforma del sistema scolastico e dell’approccio alla DaD: non sfocierò in dibattiti politici, perchè il problema essenziale non è questo.

Una generazione di docenti e studenti gettata al vento

La DaD, grazie al lockdown, è stata “scoperta” dai politici: richiesta da tempo dalle Università, è servita una pandemia per farla emergere dalla panthalassa burocratica.

Soluzione che andava però introdotta sul breve/medio termine causa lockdown, per poi reintrodurre quanto meno la parziale lezione in presenza. Ma no, in 11 mesi non c’è stato un piano governativo dedicato alla scuola.

Ci sono delle disparità clamorose tra fasce sociali: il 12,3% degli studenti tra i 6 e i 17 anni non possiedono PC o tablet a casa, con picchi di 20% al Sud Italia.

Nel rapporto EUROSTAT del 2018, l’Italia ha investito il 4% del PIL sull’istruzione: peggio solo Romania, Grecia, Irlanda e Bulgaria. Cosa comporta questo? Un abbandono scolastico del 14,5%, il quarto peggiore d’Europa.

Gli stimoli sono diminuiti e la DaD è collassata: una ricerca del Centro DITES ha elencato le problematiche attuali del sistema scolastico.

  • 52% dei direttori scolastici ammette difficoltà a garantire assistenza educativa a ragazzi con disabilità;
  • 38,5% dei docenti ha constatato aumento di assenze in DaD e abbassamento della partecipazione alle lezioni;
  • 32,2% degli studenti hanno difficoltà a organizzare le attività didattiche;
  • 41% dei docenti ha riscontrato problemi di connessione (cosa aspettiamo ad approvare il 5G?);
  • 12% tra docenti e studenti riscontrano problemi con la videocamera.

Gli studenti ma anche i docenti sono in palese difficoltà: non c’è una direttiva per l’organizzazione dei programmi didattici (ormai antiquati) e alcuni devono condurre le lezioni da scuola.

Si stima che questa generazione scolastica, subirà conseguenze disastrose per il futuro: si stima che l’effetto si vedrà tra il 2025 e il 2030. Quali?

La catena “stagnante” della produzione del sapere

Il periodo Covid ha “ucciso” gli studenti sotto il punto di vista emotivo-relazionale e ovviamente anche sociale e la fiducia che ciò si risolva in futuro è ai minimi storici.

La scuola è per eccellenza il luogo dove si forma la cosiddetta “catena di produzione del sapere” tramite lo studio e l’applicabilità di esso.

Gli unici stimoli rimasti sono mediatici: finita la lezione al PC, il 57% dei ragazzi secondo l’IPSOS, si mette davanti ai videogiochi. Attenzione: non è una cosa da buttare, perchè vi è un certo tipo di socialità ricercata tramite il gioco online, ma a lungo termine è deleterio.

IPSOS e Save The Children hanno stilato il rapporto “I giovani tra i 14 e i 18 anni ai tempi del Coronavirus”, traedone risultati drammatici sotto il punto di vista comportamentale.

Il 28% dei ragazzi (34.000 intervistati) conosce almeno un compagno o una compagna che ha abbandonato le lezioni, il 7% ne ha “persi” addirittura 3.

Il tweet di IPSOS Italia sull’indagine “I giovani ai tempi del Coronavirus”

La sfiducia verso gli adulti e le istituzioni è la più alta della storia: nemmeno ai tempi delle rivoluzioni sessantottine si era vista così alta, visto che il 65% dei ragazzi si sente “vittima dell’incapacità degli adulti di gestire la pandemia”.

Il 38% dei ragazzi boccia la DaD: poca organizzazione, scarsa abilità dei docenti nell’uso degli strumenti, bassissimo tasso di coinvolgimento nelle lezioni e programmi didattici obsoleti.

L’Italia sta perdendo una generazione intera di ragazzi: nel Recovery Fund lo Stato ha previsto solo 19 miliardi per i giovani per istruzione e ricerca, ovvero il 9,09% del totale.

Le ripercussioni psicologiche e fisiche di questo periodo sono disastrose: ansia, stanchezza, incertezza del futuro, preoccupazione e irascibilità oltre all’aumento di richieste per consulenze psicologiche.

Ci lamentiamo spesso dell’ignoranza del Paese, ma se l’analfabetismo funzionale della popolazione tra i 16 e i 65 anni in Italia è al 47%, un motivo c’è: l’istruzione e i giovani, sono l’ultima ruota del carro per lo Stato.

Un esempio eclatante: la situazione attuale e la gestione del caso degli specializzandi in Medicina, una vergogna tutta italiana.

Poi però, non lamentiamoci se i ragazzi se ne vanno all’estero a studiare, non lamentiamoci se la politica è “vecchia”, non lamentiamoci se l’ignoranza dilaga perchè di competenza ce n’è poca.

NO, NON SI PUO’ ANDARE AVANTI COSI‘. SALVIAMO IL SAPERE. SALVIAMO I GIOVANI, SALVIAMO LA SCUOLA.

(foto di copertina da Linkiesta)

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