Il neo-formato governo Draghi ha inserito con decisione, tra le proprie priorità, il tema della scuola, e questo sembra aver destato nell’ambiente sindacale italiano un misto di stupore, tiepido (quasi gelido per verità) consenso ma soprattutto preoccupazione.

Eh già, perché se è vero che le maggiori sigle sindacali (CISL, UIL) si sono prodigate in congratulazioni e auguri di buon lavoro al neo-presidente, allo stesso tempo non si sono risparmiate nel fargli presente, nel malaugurato caso in cui l’aria europea gli avesse guastato la percezione della realtà, che la priorità è la regolarizzazione dei precari.

Statement questo che sembra cozzare violentemente con le idee di riforma proposte nel recente discorso programmatico al senato, capace di rinviare alle grandi questioni irrisolte dell’educazione del Bel Paese.

Il problema

Cercando di analizzare un minimo la questione, astraendosi per un attimo dal tanto caro italico arbitrio, dati alla mano, qualche preoccupazione dovrebbe nascere spontanea. Se guardiamo agli ultimi risultati Ocse (aka prove invalsi) ci accorgiamo che, forse, i problemi sono lontani dalle preoccupazioni del sindacato.

(Foto da Agenzia Dire)

Ciò che emerge dalle rilevazioni non sembra purtroppo indurre a slanci di ottimismo, infatti in due settori di competenze su tre (lettura e scienza) i giovani italiani (ndr 15enni per l’esattezza) presentano punteggi sotto la media Ocse. Parafrasando, significa che il famoso bagaglio di competenze della rinomata scuola italica si attesta ai livelli di Ungheria, Repubblica Slovacca, Turchia e Ucraina.

Il tutto in un contesto dove il corpo docente italiano è uno dei più anziani d’Europa, seppur mediamente retribuito e degnamente rappresentato dal punto di vista numerico (2,5% della popolazione attiva contro il 2% della Germania, Fonte INDIRE).

Nonostante ciò, temi come riforma degli istituti tecnici, aggiornamento dei programmi, valutazione dei risultati attesi non sembrano scaldare il cuore dei sindacati italiani della scuola. Beh, come dargli torto? In fondo, cosa potrà esserci di meglio della cara e vecchia scuola gentiliana no?

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