Migliaia di persone, molte delle quali in fuga da condizioni di vita precarie nei paesi del Medio Oriente, sono arrivate in massa al confine tra la Polonia e la Bielorussia questa settimana, in una drammatica escalation di una crisi migratoria ai margini dell’Unione Europea. Una volta scortati al confine dalle autorità bielorusse, sono iniziati gli scontri con la polizia polacca, in tenuta antisommossa. Alcuni tra la folla hanno provato ad entrare in Polonia tagliando parte della recinzione lungo il confine o buttandola giù utilizzando tronchi arborei come ariete. La polizia polacca, però, ha dispiegato spray chimici per respingere i migranti.

Molti di questi fuggitivi sono donne e bambini piccoli. Le condizioni che devono sopportare sono estremamente pericolose, con temperature che si abbassano sotto lo zero durante la notte. Altri gruppi di migranti si sono sparsi su tutto il territorio del confine in piccole formazioni e hanno provato ad eludere la polizia di frontiera giocando a nascondino. Al momento si registrano 8 morti tra i migranti in due mesi di convivenza sul confine.

Come si è arrivati a questa situazione?

Migranti al confine. Photograph: BelTA/Reuters

Dall’Unione Europea il messaggio è chiaro: il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, è motivato dalla vendetta per le sanzioni e dalle critiche alla sua brutale repressione dell’opposizione bielorussa. Altri osservatori pensano che voglia ottenere concessioni dall’UE e da altri enti. Le autorità polacche hanno reagito duramente all’arrivo dei migranti, imponendo uno stato di emergenza che impedisce agli aiuti umanitari di raggiungere le persone intrappolate nella zona di confine.

Le leggi appena approvate hanno permesso alla polizia di ignorare le richieste di asilo ed espellere sommariamente i migranti in Bielorussia. Il governo ha anche approvato un nuovo muro di confine in stile Donald Trump per tenerli fuori dal paese. Secondo il governo polacco, quest’anno si sono verificati quasi 30.000 tentativi di attraversamento delle frontiere, di cui 17.000 solo nel mese di ottobre.

Da dove arrivano i rifugiati?

Migranti al confine tra Polonia e Bielorussia. Fonte Twitter

Molti di quelli che ora si trovano nell’ultimo accampamento allestito sono curdi iracheni e hanno iniziato il loro viaggio da Minsk la scorsa domenica. I voli dal Kurdistan iracheno sono stati un importante canale per i contrabbandieri per portare persone da vari paesi del Medio Oriente in Bielorussia. Anche i cittadini provenienti dalla Siria e dall’Afghanistan, così come i paesi africani come il Camerun e la Repubblica Democratica del Congo, hanno preso la “rotta della Bielorussia” verso l’Europa piuttosto che tentare pericolose traversate marittime dalla Turchia o dal Nord Africa.

Europa, please, do something

Photograph: Leonid Scheglov/EPA

L’Unione Europea, lentamente, si sta trasformando sempre di più una organizzazione che si indigna – giustamente – contro i dittatori, mette in piedi azioni, promuove durissime sanzioni, ma quando gli stessi dittatori colpiscono nel punto più debole dell’Europa immediatamente si spaventa. E il punto più debole della bandiera con le 12 stelle è proprio l’immigrazione.

Una debolezza e una paura che raggiunge vette inesplorate anche di fronte a poche decine di migliaia di disperati provenienti da quelle zone del mondo dove spesso proprio noi europei abbiamo creato le condizioni per le migrazioni di massa. Ogni volta che il problema ci raggiunge, ecco che subito abbandoniamo completamente i famosi valori su cui l’Organizzazione stessa si basa.

Da questo ragionamento non si vuole lavare da ogni colpa Lukashenko, ormai trasformatosi in un trafficante di migranti. Ma in questo conflitto, l’altra parte in causa è proprio la Polonia che ha intavolato ad arte quel problema dello stato di diritto per cui i finanziamenti del Recovery Fund non sono ancora partiti. Siamo sicuri che Mateusz Morawiecki non stia in realtà sfruttando la situazione per poter inasprire le sue politiche anti migratorie e poter fare pressione sulla Commissione su altri dossier aperti?

Al di là di tutto, però, lo sconforto più grande resta l’immagine di quei muri che non solo sono autorizzati ma, stando così le cose, potrebbero essere anche finanziati in futuro. Nei giorni dell’anniversario di quel crollo che ogni anno celebriamo, questa riflessione risulta ancora più amara.

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