Un film (Il Traditore, 2019), una docu-serie (SanPa, 2020) e un decennio: quello degli anni 80’, così come si visse in Italia.
Su Netflix va in onda uno stretto dialogo sulla nostra storia, una storia che alle porte di un nuovo millennio si scopre fragile, in bilico tra diverse dimensioni morali e valoriali, al cospetto delle quali anche il “senno di poi” rischia di non riuscire a prendere posizione.

Il Traditore di Marco Bellocchio, racconto della vita del pentito di mafia Tommaso Buscetta, nasce in una Palermo bagnata dal sangue delle lotte intestine a Cosa Nostra per il controllo del mercato dell’eroina. SanPa di Gianluca Neri racconta invece le vicende della comunità terapeutica di San Patrignano, nata più a nord (nella campagna riminese) ma con lo stesso problema: il traffico di stupefacenti, ormai fuori controllo.

L’Italia a fare da cornice, un paese inerme, una società rigida, incapace di sfruttare il benessere che la sta investendo e che spesso trova canali di sfogo negli eccessi di una Milano da bere che sente il bisogno di girare le spalle alle miserie che non riesce a governare.

Il dialogo tra queste due opere diviene così il racconto dei pilastri di una società, resi fragili dalle spinte centrifughe che la scuotono spingendola sull’orlo del baratro. Racconto controverso, animato da comparse eroiche – come Giovanni Falcone – e antagonisti sfuggenti, spesso nascosti nella coltre di omertà e mistero che avvolge la politica romana del tempo.

I protagonisti complessi si presentano in entrambe le pellicole come portatori di un retaggio divenuto inaccettabile giuridicamente, ma spesso tacitamente approvato socialmente, che farà di loro figure mediaticamente discusse.

Giustizia, politica e media sono per gran parte del minutaggio arene latenti del conflitto sociale: le aule dei tribunali riprese dai media, sedute di analisi collettive dove, non diversamente dai varietà in prima serata, calcano la scena figure come Andreotti, Gianmarco e Letizia Moratti, Paolo Villaggio.

Il Traditore e SanPa sono opere dense per necessità e per natura che riescono nello sforzo intellettualmente ammirevole di dipingere un decennio, dove le lotte sociali manifeste del movimento del 68’ e dell’estremismo di ogni matrice si innervano in profondità abbandonando la luce delle piazze per immergersi nella coscienza degli individui.

crediti immagine in copertina: foto di Letizia Battaglia, tramite L’Espresso

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