Lo scenario

Il referendum che si è tenuto domenica 26 settembre nella Repubblica di San Marino per la depenalizzazione dell’aborto parla chiaro: il 77,3% si è espresso favorevole.

Viene così abrogata una legge di 150 anni fa che rendeva l’aborto illegale, anche in caso di stupro, gravi malformazioni fetali e pericolo di vita per la donna, punibile con il carcere sia per chi si sottoponeva all’IVG sia per chi eseguiva materialmente l’intervento.

San Marino era uno dei pochi luoghi in Europa dove abortire era illegale, insieme a Città del Vaticano, Malta, Andorra, Liechtenstein e Polonia. Il referendum si è potuto svolgere dopo 18 anni di tentativi di depenalizzare l’IVG, fino ad oggi falliti, grazie alla mobilitazione del gruppo femminista Unione donne sammarinesi.

Gli articoli 153 e 154 del codice penale del Paese prevedevano pene severe in materia di IVG. L’articolo 154 contemplava inoltre pene più lievi per l’aborto “per motivi d’onore”. Si tratta dell’aborto della donna libera dal vincolo matrimoniale. Esattamente! La legge considerava l’aborto meno grave se il figlio risultava illegittimo.

Prima del 26 settembre 2021

La vicinanza con l’Italia, dove l’IVG è legale, ha fatto sì che a San Marino il divieto perdurasse negli anni senza fare troppa eco. Le donne si spostavano nel resto della Romagna per abortire in segreto e a pagamento.

Per una sammarinese abortire in una struttura sanitaria italiana ha un costo molto elevato, in termini economici e psicologici, oltre al disagio pratico che ne deriva. Non tutte però possono permettersi certe cifre. Questo incentiva gli aborti clandestini, sempre oltreconfine, con gravi ripercussioni sulla salute.

Con la (storica) vittoria del Sì non sarà più necessario.

Manifesti pro e contro aborto affissi a San Marino/crediti: Editoriale Domani

La testimonianza

Martina (nome di fantasia) racconta “Avevo 31 anni quando rimasi incinta: fecero l’amniocentesi e scoprirono che il bambino era affetto da Sindrome di Down. Fu durissima. Mi spiegarono che a San Marino l’aborto era illegale e mi consigliarono di andare oltreconfine. Dovetti pagare tutto, dallo psicologo all’intervento”.

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