Salvare capra e cavoli

Dopo un decennio di guerra civile la Libia ha un governo unitario, sebbene di transizione. Per via dell’importanza di quest’area per gli interessi strategici italiani, il Presidente del Consiglio Draghi l’ha scelta come destinazione del suo primo viaggio diplomatico; è stato il primo capo di Stato o di governo a recarvisi. 

(Foto Afp via Adnkronos)

La visita vuole quindi rimarcare la consapevolezza italiana dell’importanza della Libia, la quale è dimostrata anche dal fatto che l’ambasciata italiana a Tripoli non abbia mai chiuso al contrario di quanto deciso da molti altri Stati anche europei. Nonostante questa decisione, l’Italia non è sempre stata capace di trovare una posizione influente nella guerra civile che ha visto opposta al governo legittimo di al-Sarraj (sostenuto dall’ONU, dall’Italia e dalla Turchia) la fazione ribelle guidata dal generale Haftar (sostenuta da Russia, Francia, Egitto, Arabia Saudita). Un ruolo attivo nella fase di stabilizzazione e ricostruzione potrebbe permettere all’Italia di rafforzare il proprio ruolo nel Mediterraneo, ma anche all’interno dell’UE.

L’esito

I due leader hanno confermato gli ottimi rapporti tra Italia e Libia e la volontà di cooperare, su temi come l’energia (nel contesto libico l’ENI ha un ruolo centrale), le infrastrutture, la sanità, la cultura e l’immigrazione.
Proprio riguardo a quest’ultimo tema hanno stupito le dichiarazioni di Draghi: ha affermato che l’Italia esprime “soddisfazione” per i “salvataggi” libici di migranti. Le critiche sono condivisibili perché è stato dimostrato che la guardia costiera libica e i centri di detenzione sul territorio non rispettano i diritti umani e perpetrano sui migranti gravi violenze fisiche. Viene dunque da chiedersi come sia possibile che una persona della caratura di Draghi abbia scelto di utilizzare tale termine, perché sostenere i metodi utilizzati dalle autorità libiche significa scegliere di non garantire il rispetto dei diritti umani.

L’affermazione suona ancora peggio oggi che l’Egitto – un altro Stato della regione con il quale l’Italia ha stretti rapporti economici e militari – ha deciso di prorogare ulteriormente la detenzione di Patrick Zaki. È contraddittorio perseguire nei fatti le esigenze di realpolitik, ma continuare (solo) a parole a esigere il rispetto dei diritti umani da leader che palesemente se ne disinteressano.

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Alessio Piccoli

Mi chiamo Alessio Piccoli, ho 23 anni e vengo da un piccolo paese in provincia di Pordenone. Studio Scienze Politiche all'Università Cattolica di Milano ed è proprio di politica che mi occupo, interessandomi principalmente ai contesti italiano, europeo e statunitense. Tra le mie altre passioni ci sono la musica e gli sport, il calcio soprattutto.

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