Le sanzioni alle banche e la chiusura degli spazi aerei europei ai velivoli russi sono solo alcune delle misure adottate negli ultimi giorni dalle potenze occidentali per isolare la Russia in seguito all’invasione dell’Ucraina avvenuta giovedì scorso. Le limitazioni però non sono giunte solamente in ambito economico e finanziario. 

Disney, Sony e Warner, colossi americani della produzione cinematografica, hanno rimandato l’uscita nelle sale russe dei propri film in conseguenza dell’ “invasione non provocata dell’Ucraina e della tragica crisi umanitaria” come ha riportato Disney in un comunicato.

Rimanendo all’interno del mondo dello spettacolo, l’invasione ha comportato l’esclusione dalla Russia dall’Eurovision, una decisione presa “alla luce della crisi senza precedenti in Ucraina”, sulla base del fatto che “l’inclusione della Russia nel concorso di quest’anno avrebbe gettato discredito sull’evento”.

La mobilitazione dello sport

Anche lo sport non è rimasto a guardare e le misure contro la Russia hanno iniziato a fioccare sin dalla serata di giovedì.

La prima federazione a muoversi in questo senso è stata la FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) che, in accordo con la Formula 1 e i team, ha rimosso dal calendario il Gran Premio in programma a Sochi il 25 settembre.

A stretto giro di posta è arrivata la decisione della FIS (Federazione Internazionale Sci) che ha annunciato la cancellazione di tutti gli eventi previsti fino al termine della stagione.

L’estate russa sarebbe dovuta essere ricca di altre importanti competizioni continentali e mondiali, ovviamente annullate dalle federazioni competenti, tra cui i Mondiali di nuoto junior, le Olimpiadi di scacchi e soprattutto i Mondiali di pallavolo maschili. La Nazionale russa, vice-campione olimpica in carica, rischia ora anche l’estromissione dal torneo con la FIVB che per il momento non si è ancora espressa in merito nonostante le esortazioni del CIO.

Le sanzioni di UEFA e FIFA

Nemmeno il mondo del calcio, in cui spesso le questioni economiche hanno la prerogativa, non è rimasto esente dagli sviluppi dell’invasione militare russa.

A muoversi per prima è stata la UEFA che ha spostato la sede della finale di Champions League da San Pietroburgo a Parigi. Una sanzione che avrà ripercussioni, seppur contenute rispetto ad altre misure assunte, anche a livello economico. L’ultima edizione della Champions League pre-Covid aveva infatti portato alla città di Madrid circa 123 milioni di euro.

La Gazprom Arena di San Pietroburgo che avrebbe dovuto ospitare la finale di Champions League (Crediti: Afp/Antonov)

UEFA e FIFA hanno inoltre sospeso le squadre russe, club e nazionali, da tutte le competizioni in segno di vicinanza al popolo ucraino.

La Russia, dunque, non disputerà i playoff di qualificazione al Mondiale previsti a fine mese. La Polonia, avversaria della semifinale, accede direttamente in finale. Lo Spartak Mosca (unica russa tra Champions, Europa e Conference League) è stato invece estromesso dall’Europa League con il Lipsia che avanza ai quarti. 

La solidarietà degli atleti

Messaggi di vicinanza al popolo ucraino e prese di posizione sono arrivati anche direttamente dagli atleti. Nel weekend appena concluso, in molti stadi e palazzetti le squadre sono scese in campo con magliette e striscioni con un messaggio chiaro: “Stop War”.

I giocatori del Manchester City con la maglia “No War” e quelli dell’Everton avvolti dalle bandiere ucraine sul prato di Goodison Park. (Crediti: Getty)

Sabato 26 la squadra ucraina si è rifiutata di scendere in pedana nella tappa di Coppa del Mondo di Sochi per gli ottavi di finale contro il team russo, mentre la nazionale italiana aveva abbandonato la competizione ai sedicesimi.

Nella stessa giornata il georgiano Toko Shengelia, uno dei migliori giocatori dell’Eurolega, ha lasciato il CSKA Mosca, dichiarando di non poter più giocare “per la squadra dell’esercito russo”. Dopo la partenza di Shengelia, altri quattro cestisti hanno abbandonato il club moscovita: il lituano Grigonis, il tedesco Voigtmann e il danese Lundberg.

Lo Schalke 04, così come l’UEFA, ha interrotto dopo 15 anni la collaborazione con la Gazprom, azienda energetica russa. Il marchio del colosso del gas è stato rimosso dalle maglie della squadra tedesca che in un secondo momento ha rescisso il contratto di sponsorizzazione (10 milioni annui).

La speranza è che questi provvedimenti possano, nel loro piccolo, convincere chi di dovere della brutalità e della bestialità delle proprie azioni

Azioni che oltre ad aver messo in ginocchio il popolo ucraino e ad aver isolato la Russia sul piano internazionale, colpiscono anche gli atleti, in particolare quelli russi, che non possono più partecipare a manifestazioni di rilievo per colpe certamente non loro.

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