Boris Johnson, al centro di diversi scandali per presunte feste al numero 10 di Downing Street durante il lockdown, è tornato a far parlare di sé, nella speranza di riacquistare popolarità. Per farlo ha dissotterrato un tema caldo della propria propaganda, ossia l’immigrazione. La più recente proposta del premier britannico è di spedire in Ruanda gli immigrati irregolari.

Take away umano

La proposta shock, che all’apparenza può apparire una fake news o una notizia ingigantita, consiste in un vero e proprio accordo di cooperazione con il Ruanda, stato africano tristemente famoso per il lungo genocidio di Tutsi e Hutu. Il governo inglese prevedrebbe, nei prossimi mesi, di inviare i migranti irregolari che attualmente vivono nel Regno Unito in Ruanda, dove, se le loro richieste d’asilo venissero accolte, potrebbero sistemarsi e iniziare lì una nuova vita, oppure essere rispediti ai Paesi d’origine.

Si tratta di un meccanismo piuttosto complesso e che verrà a costare all’Inghilterra 120 milioni di sterline, più i costi dei voli e degli alloggi. Priti Patel, segretario di stato per gli affari interni, ha spiegato in un messaggio su Twitter le motivazioni di questo accordo. Si tratterebbe, in primis, di un modo per alleggerire la pressione degli immigrati clandestini nel Regno Unito, riducendone il numero, ma ovviamente anche di una misura deterrente, che potrebbe scoraggiare altri dal tentare la traversata della Manica.

Motivazioni coerenti, ma che probabilmente nascondono anche un desiderio di rialzare la voce su uno dei temi forti della propaganda conservatrice, specie in un momento in cui gli scandali di Downing Street e i risultati elettorali locali non eccellenti gettano ombre sulla forza del partito conservatore. Oltre a tutto questo, da numerose associazioni e dall’opposizione si è levato un grido: il Ruanda è un paese sicuro?

Il Ruanda a trent’anni dal genocidio

Il Ruanda è ormai stabilmente governato, dal 2000 a questa parte, da Paul Kagame, ex militare di etnia Tutsi. Obiettivo del presidente è la crescita economica del Paese, con l’obiettivo di aumentare in fretta gli indicatori di sviluppo come l’istruzione e l’assistenza sanitaria. Boris Johnson ha definito il Ruanda come uno dei Paesi più sicuri al mondo, ma la realtà dei fatti è diversa.

Anche solo focalizzandosi su una prospettiva incentrata sui migranti, in breve si capisce come questo piccolo Stato africano non sia il paradiso che Johnson vuol far credere. Appare incoerente, ad esempio, il fatto che appena dieci mesi prima di questo trattato, le autorità inglesi abbiano lanciato un allarme in merito alla scarsa attenzione della loro controparte ruandese in merito agli abusi sugli immigrati e alla loro protezione. Il Regno Unito stesso, quindi, aveva espresso perplessità sul rispetto dei diritti umani di migranti e rifugiati in Ruanda. Come se non bastasse, un simile patto in vigore con Israele tra il 2014 e il 2017, si è rivelato fallimentare. Diverse fonti riportano come gli immigrati ricollocati in Ruanda, avessero cercato il prima possibile di rimettersi in viaggio, questa volta verso l’Europa, generando così un nuovo traffico di esseri umani.

Il presidente del Ruanda, Paul Kagame (Credits: Citinewsroom)

Più in generale, secondo quanto riportato da un rifugiato ruandese al The Indipendent, nel Paese non c’è libertà di espressione e le persone vivono nel terrore. È una descrizione che ben si sposa, in effetti, con alcuni sospetti che aleggiano sul presidente Kagame, accusato di aver fatto avvelenare nel 2014 Patrick Karegeya, capo dell’intelligence ruandese critico nei confronti del presidente, mentre era in esilio in Sud Africa. Le parole di Johnson paiono quindi prive di valore, una mera rassicurazione di fronte a un provvedimento non solo immorale, ma che sembra un tentativo disperato di salvare la faccia, ribussando, per l’ennesima volta, all’annoso tema dell’immigrazione.

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Di Giorgio Carboni

Laureato in Lettere Classiche. Amo la letteratura e la campagna. Credo nel giornalismo come strumento per rendere le persone consapevoli del mondo che hanno intorno.

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