Rockstar Games: la finestra sugli USA

Chi ha giocato gli ultimi titoli Rockstar Games sa bene quanto la narrativa dei titoli sia migliorata, tanto da rendere l’esperienza di gioco una serie-tv interattiva all’interno della quale le nostre scelte possono cambiare il percorso della trama. Dico ultimi titoli soprattutto perché nei giochi più datati ogni sessione di gioco finiva inevitabilmente sulla cima di un grattacielo con il lanciarazzi a far scoppiare elicotteri della polizia.

Questo elemento di caos e sfogo si è andato perdendo non solo perché negli ultimi titoli le cattive azioni hanno ripercussioni sull’esperienza, ma anche perché le trame sono diventate così coinvolgenti e intense da spingerci a fare un’altra missione, come con le puntate di una serie tv appunto.

Rockstar Games racconta meglio di qualsiasi documentario la società americana, da sempre: pensate anche al caro vecchio San Andreas, nel quale i personaggi sono tratti direttamente dalla scena Hip-Hop della West Coast americana, e ci veniva presentata quella che ai tempi era una realtà ben presente: l’affiliazione ad una gang e la mentalità che ne deriva, nel bene e nel male.

Ogni gioco di casa Rockstar ha sempre rappresentato la parte più marcia della società americana, quella delle persone corrotte ma tutte con un solo movente: i dollari, l’officiosa bandiera americana.

Ciò non significa che la scrittura dei caratteri sia sempre piatta, e negli ultimi giochi sono stati fatti passi da gigante nella loro scrittura. I personaggi si sono evoluti nel corso degli anni per incarnare personalità sempre più ricche di sfumature e non unidimensionali, arrivando all’apice con la costruzione dei personaggi di Red Dead Redemption 2; vivendo nel tardo Far West, cavalcando praterie sconfinate sul nostro cavallo, viviamo uno scenario stereotipato come quello dei film e fumetti western in un modo fresco, umano, vicino a noi, abitato da chi è in cerca di fortuna e chi l’ha sperperata tutta.

I dettagli curati in modo maniacale ci raccontano la storia senza tagli e censure, senza sottostare al politically correct di cui ci affoghiamo oggi.

Rockstar Games è la Quentin Tarantino dei videogiochi. 

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