Meta, il Metaverso presentato in tempi non sospetti da Mark Zukerberg è solo l’ultima creazione, il processo finale conseguente ad un mondo “non fungibile” già esistente da anni. Le crypto, la tecnologia blockchain, la nuova rivoluzione finanziaria attraverso la DeFi (Finanza Decentralizzata), sono gli elementi fondanti di un mondo che attrae perché non compreso fino in fondo dai più. Eterea – per richiamare ad una delle cryptovalute più in voga – prosegue la costruzione di un universo che di concreto ha poco. Eppure il processo tecnologico non si può fermare, la scienza non sbaglia nella misura in cui essa stessa è costantemente in discussione per ricercare la verità. Spetta poi, al resto del mondo, capire cosa farne di questo ecosistema di conoscenze sempre pronto ad estendersi.

NFT, dopo l’hype iniziale quale futuro per questo strumento?

Il volume di persone interessate e attratte a questo nuovo mondo è ancora una nicchia e sono ancor di meno quelli pronti ad acquistare token non fungibili (NFT). Questi certificati di proprietà legati a file digitali e registrati su una blockchain sicura si rivelano misteriosi nella loro complessità e intangibilità al di fuori di questa piccola ed entusiasta comunità di investitori in cryptovalute. Tuttavia, molti degli ostacoli concettuali alla comprensione degli NFT sembrano ormai appartenere al passato, soprattutto per i gamers che hanno familiarità con l’idea che le cryptovalute in-game e le risorse digitali abbiano un reale valore economico. Le transazioni in rapida crescita di oggetti virtuali ne sono la prova. Le previsioni di mercato di quest’anno parlano di un volume da circa 50 miliardi di dollari.

Negli ultimi mesi, i colossi del settore videoludico hanno annunciato l’intenzione di incorporare gli NFT nel loro ecosistema. Ciò consentirà ai giocatori, ad esempio, di essere proprietari unici di particolari skin o strumenti del gioco, ma della propria casa-base virtuale. Il primo grande sviluppatore è stato Ubisoft, che ha lanciato oggetti NFT per sparatutto militari, come Ghost Recon Breakpoint. Il presidente di Square Enix, come EA, Konami e Zinga, ha parlato positivamente dei giochi blockchain in una recente intervista. Due leggendari game designer, Will Wright e Peter Molyneux, hanno contribuito al progetto di gioco NFT. Molyneux, con il videogioco Legacy ha venduto milioni di dollari di NFT.

Hunter x Hunter, opera di Yoshihiro Togashi

NFT e mondo del gaming

Ma, esattamente, cosa gli NFT possono dare in più al mondo dei videogames? Un’idea è creare varie fasce di rarità per oggetti digitali e dare un valore proprio nel mondo reale. Sembra di essere stati catapultati nell’immaginifico mondo di Yoshihiro Togashi, ideatore di Hunter x Hunter. Nel famoso manga, ad un certo punto, il protagonista, Gon, si tuffa in Greed Island, un gioco costosissimo parallelo alla realtà che vive e in cui si può anche perdere la vita. del man In secondo luogo, funziona nel gioco, a differenza degli NFT, che sono opere d’arte digitali che possono essere visualizzate solo in gallerie virtuali. Suggeriscono anche che i giocatori possano guadagnare denaro scambiando oggetti NFT.

I dubbi dei gamers

Dietro le grandi idee dei colossi videoludici, però, ci sono poi i freddi numeri. Gli NFT Ubisoft fino a novembre non hanno venduto bene, mentre a dicembre lo sviluppatore GSC Game World è stato costretto a fare un passo indietro per incorporare gli NFT nella prossima versione di Stalker 2 a causa della feroce reazione dei fan. Inoltre, Valve – altro sviluppatore – ha bandito i giochi NFT da Steam, popolare negozio digitale dove poter acquistare videogames.

Una critica comune è il costo ambientale dell’utilizzo di blockchain come Ethereum e Bitcoin e, sebbene esistano alternative ecocompatibili, non sono ancora state adottate dalle aziende principali. In tal senso, suona contradditorio il comportamento di Square Enix, rispetto a cosa racconta uno dei sui titoli più giocati. Final Fantasy VII, infatti, è un gioco in cui il nemico da battere sono le aziende malintenzionate che traggono profitto dalla distruzione dell’ambiente.

Il “pay-to-win” non attira più

Il rapporto tra le aziende e i gamers è fondamentale per far si che gli NFT vengano accettati da tutti. I giocatori sono sensibili al comportamento delle società di videogames perché ci dedicano molto tempo, denaro e sono, soprattutto, degli appassionati. Nell’ultimo decennio, gli esperimenti del settore, per nuove entrate, sono stati molteplici: micro-transazioni, loot box e meccanismi “pay-to-win”. Strumenti che però hanno portato a svilire l’essenza dei titoli giocati: il divertimento. La trappola del paywall ha ridotto la competitività alla base di titoli come FIFA e NBA 2K, con il primo che nelle ultime edizioni ha peccato anche su alcuni aspetti di gameplay . A questo punto ben venga l’entrata di NFT, perché “giocare e guadagnare” è certamente meglio di “pagare per vincere”. Un ragionamento che lo capirebbe anche un PEGI 7.

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