La recente richiesta di ingresso nella NATO da parte di Svezia e Finlandia ci è stata presentata come l’inevitabile conseguenza dell’espansionismo russo.
E ora che la Turchia ostacola l’approvazione dell’entrata delle due nazioni scandinave, più leader europei hanno descritto questo momento come uno di vulnerabilità per queste ultime, che hanno ufficialmente terminato la loro neutralità, ma che ancora non godono della protezione del patto.

I limiti del dibattito

Senza mettere in discussione la legittimità delle scelte di entrare nell’alleanza atlantica, che hanno un largo consenso popolare, possiamo comunque riconoscere che non si sia mai veramente aperto un dibattito sull’effettiva utilità dell’ingresso nella NATO per i due stati.

In primo luogo è stata esagerata la possibilità di un’invasione russa della Finlandia. L’Ucraina ha infatti reso evidenti gli enormi problemi a cui l’esercito russo sta andando incontro. Mancanze logistiche, mancanza di morale delle truppe, mancanza di coordinamento tattico, e un’importante vulnerabilità ai servizi d’intelligence occidentali. Aprire un secondo fronte in Finlandia sarebbe oltre che folle anche politicamente insostenibile, la Finlandia infatti non ha gruppi neonazisti da usare come capro espiatorio, e non ha minoranza russe da “proteggere”.

Ma ci sarebbe un problema ancora maggiore per la Russia.

crediti: Fair Observer

La difesa comune europea

L’elemento che più stranamente è assente da qualsiasi dibattito è infatti l’esistenza dell’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione Europea, il cui testo integrale si può trovare qui

Senza doverci addentrare nei meandri delle strutture ed istituzioni europee atte a coordinare e potenziare la difesa e la politica estera europee, come EDA, PSDC, PESCO etc. possiamo notare che la sola esistenza di questo articolo garantisce ad ogni stato dell’Unione che fosse vittima di un attacco, il pieno supporto (anche militare) degli altri membri. L’Unione Europea è quindi anche un’alleanza difensiva.

Anche se è vero che l’articolo 42.7 mantiene una certa ambiguità riguardo al tipo di supporto che lo stato vittima può ricevere dagli altri (sono presenti ad esempio delle opzioni di opt out per gli stati storicamente neutrali come Malta, Cipro, Austra e altri), sarebbe impensabile che un attacco all’Unione Europea non venga incontrato con l’opposizione militare delle maggiori potenze del continente, come Francia, Germania e Italia.

Oltretutto l’estensione geografia dell’Unione Europea significherebbe che l’attaccante potrebbe trovarsi con un fronte di guerra talmente vasto da essere insostenibile.

La questione americana

Sicuramente però entrare nella NATO significherebbe avere il supporto della maggiore potenza militare mondiale, gli USA, e disporre della protezione del loro ombrello nucleare.

Tuttavia discutere dell’utilità della protezione nucleare, che risulta difficilmente esclusiva per coloro che fanno parte dell’alleanza (senza peraltro contare il piccolo arsenale atomico francese), è un esercizio poco utile nel momento in cui si tiene conto dell’imprevedibilità del proprio avversario.

Conclusioni

Il problema di fondo sta quindi nel riconoscere le potenzialità già esistenti dell’UE, specie se, come alcuni leader europei hanno auspicato, si volesse raggiungere in futuro un’autonomia strategica rispetto agli alleati americani.

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