Come l’antisemitismo serpeggia nella politica francese

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’ebraismo in Francia era esangue: più di un quarto degli ebrei presenti sul territorio francese vennero deportati e uccisi dagli occupanti tedeschi e dal regime collaborazionista di Vichy. Il rapporto fra gli ebrei francesi e il loro governo era ai minimi storici in quanto le istituzioni non erano riuscite a proteggerli adeguatamente.

Nonostante le iniziali difficoltà, la comunità ebraica venne ricostruita nel corso degli anni e con essa venne risanato anche il rapporto fra ebrei e cristiani, in particolare grazie a Jules Isaac che e analizzò le cause dell’antisemitismo cristiano creando uno spazio di condivisione interreligioso.

La fine dell’occupazione nazifascista e la scoperta dell’Olocausto hanno a lungo screditato l’antisemitismo che fin dai tempi del Medioevo serpeggiava nella società francese; questo non impedì però ad alcune formazioni politiche, in particolare di stampo estremista di destra e clericale, di continuare a vedere nell’antisemitismo un’ideologia sempre valida.

Il Generale Philippe Pétain – crediti: La Repubblica

Action française

Ne è un esempio Action française, un movimento politico francese fondato nel 1899 che per lungo tempo ha visto nell’antisemitismo e nella xenofobia due elementi integranti della propria ideologia (al giorno d’oggi entrambi ripudiati). Nel secondo dopoguerra il suo leader Charles Maurras venne condannato per aver sostenuto il maresciallo Pétain, capo della Francia di Vichy. Quando i tedeschi invasero la Francia parlò di una “sorpresa divina” e provò sempre un sentimento misto di rispetto e odio nei confronti di Hitler (non perché fosse contrario all’antisemitismo tedesco, ma poiché Maurras era fortemente germanofobo).

Front National

Un altro partito politico che ha dovuto fare i conti con certe tendenze all’antisemitismo è stato il Rassemblement National. Nato come Front National nel 1972, ne fu presidente dalla fondazione fino al 2011 Jean-Marie Le Pen, padre dell’attuale presidente.

Ufficialmente il partito non è mai stato apertamente antisemita, ma Jean-Marie Le Pen ha avuto delle posizioni più ambigue a riguardo. Nel 1996 venne condannato per aver detto che le camere a gas erano state un semplice dettaglio nella storia della seconda Guerra Mondiale. Ripeté questa affermazione anche nel 2015 che gli valse una condanna a pagare una multa di 30mila euro e l’espulsione dal proprio partito. Nel 2012 venne invece condannato al pagamento di una multa per aver affermato che l’occupazione tedesca in Francia non fu disumana.

Nonostante lo spostamento verso il centro del Front National, alcuni esponenti di religione ebraica del partito chiesero ai vertici di prendere le distanze da alcuni candidati ritenuti ambigui circa l’antisemitismo. Tale richiesta non rimase inascoltata e una candidata venne sospesa.

Jean-Marie Le Pen e la nipote Marion Marechal – crediti: euronews

France Insoumise

Il Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia espresse preoccupazioni anche per la crescita nei sondaggi di France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, un movimento politico di sinistra e sinistra radicale nato nel 2016 per promuovere la candidatura a presidente del suo fondatore. Le più importanti organizzazioni ebraiche francesi, durante le presidenziali del 2017, invitarono tutti i cittadini ebrei francesi a votare per contrastare i partiti più estremisti. France Insoumise, considerato un partito di strema sinistra, sarebbe stato accusato di essere colpevole di compiacenza nei confronti dell’antisemitismo.

In un Paese che una lunga storia come di antisemitismo e giudeofobia, anche lo shock della Seconda Guerra Mondiale e dell’Olocausto non sono riusciti ad eliminare questo sentimento che serpeggia nella società. Nonostante ne sia stata abbattuta la plausibilità e la legittimità, l’antisemitismo francese continua ad essere sostenuto e talvolta gli stessi partiti politici lo supportano silenziosamente.

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