Matthew Barney

Negli anni Duemila, la concezione del corpo umano si ridefinisce, in virtù del progresso scientifico e tecnologico: uomo biologico e uomo cibernetico si compenetrano e tale dimensione trova espressione nella manipolazione genetica, nella clonazione e nella chirurgia estetica.

Nato a San Francisco nel 1967, Matthew Barney risulta tra i maggiori interpreti della società post umana di inizio XX secolo. La sua attenzione nei confronti della corporeità è stata, senza dubbio, influenzata dalla precedente carriera di atleta e modello, oltre che dagli studi, brevi ma intensi, in medicina.

In linea con la volontà di realizzare “un’opera d’arte totale”, Barney fonda la propria ricerca sulla metamorfosi del corpo (anche del suo, contornando la propria figura di un alone mitico-leggendario), inserendovi numerosi riferimenti biologici, sportivi, cinematografici.

Nella serie di cinque sequenze filmiche intitolata Cremaster (1994-2000) indaga i misteri legati alla fecondazione e alla nascita della vita. Il titolo stesso dell’opera allude al nome di un muscolo pelvico maschile.

Nei film successivi, come Drawing Restraint (2009), egli tratta il rapporto tra allenamento sportivo ed estro creativo, rappresentando il proprio corpo di artista-atleta sottoposto a sforzi estremi.

Matthew Barney in Cremaster (Credits: The Vision)

Damien Hirst

Nativo di Bristol, annata 1965, Damien Hirst sembra cercare una risposta ai grandi quesiti dell’esistenza umana (amore, morte e la vita stessa), ponendo continuamente, secondo una feconda dialettica, la propria arte con la scienza e la religione.

La morte, in particolare, costituisce un contrassegno tematico che percorre trasversalmente la variegata produzione dell’artista inglese.

Incentrata sull’analisi tra vita, morte e malattia risulta la serie che gli ha restituito maggior fama, insieme ad una valanga di polemiche: essa consiste in corpi di animali, tra questi uno squalo (The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, 1991), conservati all’interno di teche in una soluzione a base di formaldeide, una sostanza in grado di arrestare il decadimento chimico di un corpo.

Hirst critica scopertamente la società dell’immagine che si è imposta mediante la società di massa e ne contesta i tentativi velleitari di bloccare, mediante la chirurgia plastica o altre forme artificiali, il deterioramento fisico e, in ultima istanza, lo scorrere stesso del tempo e l’incombere della morte.

The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living, 1991

La vanitas di Hirst

Il tema della vanitas (la caducità delle cose terrene e dell’esistenza umana) raggiunge il suo culmine in For the Love of God (2007).

Il titolo allude ad un’esclamazione ricorrente pronunciata da sua madre (Per l’amor di Dio!) e si configura come la replica di un teschio umano, realizzata con 8601 diamanti, per un totale di 1106,18 carati. I denti sono veri e provengono dal teschio originale dal quale è stato tratto il calco.

Il teschio, imago mortis per eccellenza, viene qui fuso, in maniera del tutto provocatoria, al diamante, il materiale più durevole esistente in natura, nonché simbolo di ricchezza ed eternità.

In questa dirompente dimensione antagonistica si deve rintracciare il tentativo, da parte di Hirst, di sconfiggere una volta per tutte la morte.

Un teschio che, tuttavia, risorge a nuova vita in relazione al suo valore economico: 50 milioni di sterline. All’epoca della realizzazione, risultò l’opera d’arte più costosa della storia.

For the Love of God, 2007 (Credits: Mereasy)

Anish Kapoor

Tra le voci più autorevoli dell’arte globalizzata e del XX secolo una menzione merita l’artista anglo-indiano Anish Kapoor (1954), che nella sua opera propone una (biografica e personale) sintesi culturale e antropologica tra Oriente e Occidente.

La dimensione monumentale è la cifra stilistica di Kapoor: sculture realizzate con materiali diversi che illustrano la contrapposizione tra interno ed esterno, positivo e negativo, vuoto e pieno, attraverso un gioco di luci ed ombre, che sfrutta la materialità (o l’immaterialità) dello spazio.

L’autore insiste sulle caratteristiche fisiche dei materiali utilizzati: dalla scala, al volume, al colore, ponendovi al centro non lo spettatore passivo ma il fruitore attivo, secondo un binomio già molto caro a Jeff Koons.

Una delle sue opere più note è Cloud Gate (2006), una scultura monumentale in acciaio, collocata nel Millennium Park di Chicago, che riflette sulla propria superficie specchiante, in modo distorto, l’intero skyline della città, così come il cielo, ma anche gli spettatori stessi.

La scultura si è guadagnata, nella cultura popolare, il soprannome di “fagiolo“, per via della forma bombata ma, contemporaneamente arcuata. Al di sotto dell’arco creato dalla forma “a fagiolo”, si trova il cosiddetto omphalos (in greco ombelico), una rientranza che produce un ulteriore gioco di riflessi.

Cloud Gate, 2006

Maurizio Cattelan

Fra gli artisti italiani più affermati a livello internazionale vi è il padovano Maurizio Cattelan, classe 1960. Nel suo curriculum figurano esperienze lavorative più disparate: infermiere, netturbino, impiegato in un obitorio, designer.

Cattelan si è sempre detto estraneo al sistema dell’arte, definendosi piuttosto come un “lavoratore dell’arte” o “giullare”.

L’artista suscita con il proprio lavoro dibattiti e polemiche, esprimendosi sulle maggiori questioni politiche, sociali, economiche e religiose della contemporaneità.

Dopo la sua grande retrospettiva allestita al Guggenheim di New York, nel 2011, l’autore ha annunciato il proprio ritiro.

Fra le ultime imprese di Cattelan, figura L.O.V.E., opera ironica e dissacrante, al contempo inquietante, innalzata nel 2010 a Milano, in Piazza Affari, dirimpetto alla sede della Borsa.

L.O.V.E., 2010 (Credits: Milano Pocket)

Il titolo, in inglese “amore”, risulta un acronimo e si scioglie con i termini polemici di Libertà, Odio, Vendetta, Eternità.

Il dito medio, realizzato in marmo di Carrara, simboleggia un volgare gesto di sfida e contestazione: la sede della finanza italiana, per l’appunto la Borsa, venne edificata durante la profonda crisi economica che il Paese conobbe nell’immediato secondo dopoguerra.

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