Quale Recovery per il Sud?

L’Italia meridionale soffre da lungo tempo di una condizione di sottosviluppo, le cause sono profonde ed infelicemente note. Il gap infrastrutturale, la fuga pluridecennale di capitale umano, la complessiva inefficienza della pubblica amministrazione rendono il territorio strutturalmente inospitale agli investimenti privati. 

Uno storico non incoraggiante

Interventi come la Cassa del Mezzogiorno hanno avuto purtroppo alterne fortune, se infatti nel suo primo ventennio (1951-1971) il flusso di investimenti pubblici ha saputo riequilibrare i livelli dei redditi medi del Paese, con la progressiva delega degli interventi e dei fondi alla governance locale si è avuta un’esplosione degli sprechi. 

Un modello di sviluppo industriale eterodiretto dallo stato centrale ha creato grandi, isolati siti industriali (Pomigliano, Taranto, Bagnoli etc..) che non hanno saputo però attrarre imprese private che si coagulassero per formare dei veri e propri poli produttivi.

(Fonte Il Quotidiano del Sud)

I peccati capitali

Attualmente gli stanziamenti del Recovery Fund aprono potenzialmente ad una stagione di grandi investimenti, in tale ottica vale la pena ricordare alcuni dei “peccati capitali” dell’investimento pubblico, secondo il principio errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Se si escludono le pensioni da questo calcolo, la differenza tra Sud e Centro-Nord non è più statisticamente significativa. In altre parole, il Sud non è discriminato nella distribuzione geografica della spesa pubblica nominale.
(Fonte OCPI)
  1. Un grande piano di investimenti necessita di una PA efficiente, capace di ridurre gli sprechi di risorse.
  1. Le deleghe di gestione dei fondi alle governance locali necessitano di controlli e vincoli esterni, fallire nel loro rispetto vorrebbe dire perdere le risorse dell’UE (ndr si vedano i Fondi Strutturali).
  1. I soli investimenti pubblici hanno effetti a breve/medio termine ma non producono crescita strutturale, è necessario pertanto favorire gli investimenti privati aprendo alla contrattazione decentralizzata.
  1. Misure di decontribuzione/defiscalizzazione locali, oltre ad essere contrarie alle norme europee, hanno dimostrato avere effetti contingenti di breve termine (ndr Patti territoriali)

L’auspicio è che il nuovo governo sappia apprendere dalle lezioni della storia degli investimenti nel nostro Paese e possa predisporre dei seri piani di spesa che riducano drasticamente il divario strutturale che divide oggi l’Italia.

(Foto di copertina da: Starting Finance)

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