Una settimana fa sono iniziati i playoff della lega professionistica più spettacolare al mondo, la NBA. Le prime partite hanno rivelato alcuni equilibri e non evidenziato altri, eppure ci sono già più cose di cui poter parlare di quante ce ne saremmo potute immaginare. Buzzer beater, tattiche difensive eccellenti, attacchi soverchianti, serie dall’esito scontato che invece risultato in equilibrio. Ecco perché alcune considerazioni sulla post-season NBA possono già essere fatte.

Chris Paul (fonte: Phoenix Suns)

Point God’s Plan

Prima dell’approdo in Arizona, gli addetti ai lavori pensavano in maniera convinta che il contratto di Christopher Emmanuel Paul, al secolo Chris Paul, fosse uno dei peggiori della lega. In termini puramente analitici i dubbi erano anche leciti: circa 38 milioni di dollari per un classe ’85 neanche così tanto solido fisicamente. La mossa dei Phoenix Suns però si è rivelata straordinaria. CP3 ha portato lo scorso anno alle Finals una franchigia che non viveva simili emozioni dai tempi di Nash e D’Antoni in panchina.

L’infortunio di Booker in gara 2, persa contro New Orleans, aveva già fatto suonare l’allarme, ma la scorsa notta la point-guard dei Suns ha realizzato 19 dei 28 punti totali nel solo ultimo e decisivo periodo. In più, tra gara 2 e gara 3, ha registrato 28 assist totali con 0 palle perse. The Point God è un uomo in missione e vuole giocarsi quel maledetto anello ancora una volta.

Joel Embiid è pronto a ribaltare i pronostici

La serie tra Philadelphia e Toronto sembra indirizzata verso uno sweep a favore della squadra guidata da Joel Embiid. Dopo 3 partite, i ragazzi di Doc Rivers si trovano sul 3-0, nonostante una brutta prestazione in gara 3: Phila si è trovata per la prima volta in vantaggio dopo 50 minuti di gioco. Il canestro della vittoria, a meno di un secondo dalla fine dell’overtime, non poteva segnarlo nessun altro se non il centro camerunense. Eppure, la serie doveva essere tutt’altro che semplice per Embiid e compagni.

Joel, in lotta per vincere l’MVP della regular season, ha preso tutti i pronostici che vedevano i Sixers perdenti e ne ha fatto carta straccia nel giro di tre partite. I Raptors non hanno armi per contenere lo strapotere fisico del lungo e bisogna considerare la necessità di limitare anche un certo James Harden (non al 100%, ma in grado di accendersi in un attimo).

Da “Splash Brothers” a “Poole Party” è un attimo

L’allenatore dei Warriors, Steve Kerr aveva ammesso – prima dei playoff – che non sapeva cosa aspettarsi da Jordan Poole in post-season: “Ha dimostrato di essere un realizzatore letale, ma non ha ancora provato sulla sua pelle gli aggiustamenti dei playoff, gli avversari che lo vanno a stanare difensivamente. Sarà una grande esperienza per lui”.

Il ragazzo, al terzo anno in NBA, ha avuto negli ultimi due anni la possibilità di giocare molto anche per via degli infortuni patiti sia da Klay Thompson che da Steph Curry. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato un simile exploit nelle prime tre partite della serie contro i Denver Nuggets. Il ragazzo, nativo di Milwaukee, ha giocato talmente bene da far nascere il pensiero assurdo che il numero 30 possa anche tranquillamente continuare a uscire dalla panchina anche nelle prossime partite.

La dinastia Warriors non è terminata con l’addio di Kevin Durant, né tantomeno con gli infortuni subiti negli ultimi anni dai giocatori della baia. La nuova versione della Death Lineup, quella che al fianco dei tre padri fondatori Curry-Thompson-Green vede Poole e Andrew Wiggins: nei 23 minuti che hanno giocato insieme il differenziale su 100 possessi è stato di +36.8, con un rating offensivo pazzesco di 142.6 e uno difensivo eccellente di 105.8.

Tre tiratori dal palleggio del livello di Curry, Thompson e Poole sono complicati da gestire per chiunque, soprattutto per una squadra che ha poco talento difensivo perimetrale e una scarsa abitudine a inseguire un movimento così incessante degli avversari senza palla, gioco che in NBA hanno solo i Warriors. Le tre vittorie con cui Golden State ha aperto questi playoff mette tutte le altre squadre in allerta. Dimenticavo una cosa: è ritornato anche Draymond Green.

Celtics-Nets è uno spettacolo

Le due partite tra Boston e Brooklyn, giocate al TD Garden, sono state le più combattute e le più interessanti fino a questo momento, considerando il livello di gioco espresso dalle stelle in campo. La storia di questa serie però fino a questo momento è il modo in cui la difesa dei Celtics è riuscita a difendere contro Kevin Durant, costringendolo a due prestazioni terrificanti per la dimensione che ha lui nella lega.

Al momento, vale il detto: “Gli attacchi vendono i biglietti, le difese vincono i titoli“. Da un lato il talento difensivo di una squadra che ha espresso anche il DPOY (Defensive Player Of The Year) Marcus Smart, capace di essere decisivo anche in attacco in gara 2. Dall’altro lato uno dei migliori giocatori della lega, di sicuro il più completo quando si parla di attaccare.

Il risultato però sono stati 83 minuti in cui Durant non solo ha tirato poco (20.5 tiri tentati di media), ma ha tirato anche molto male (13/41 di cui 2/7 da tre punti), in particolare nel secondo tempo di gara-2 in cui ha chiuso con uno 0/10 già passato alla storia. Adesso la serie si sposta a Brooklyn ed è improbabile che l’ex Golden State continui così.

KD inevitabilmente alzerà le sue giocate e insieme al lunatico Irving, proverà a riacciuffare una serie che si è già messa male. Boston ha attuato un clinic difensivo impeccabile, in particolare il lavoro di Jayson Tatum chiamato a uno sforzo sovraumano per marcare Durant in difesa e realizzare comunque 30 punti.

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