Vera Gheno ci accompagna dalla lingua al linguaggio e quindi alla società

(Crediti: effequ)

I recenti avvenimenti, il dibattito attorno al ddl Zan che si è trasformato in una sagra di paese con pentolaccia in cui a essere colpiti sono dignità e diritti umani, il mancato dialogo con le folle di No-pass che, sebbene non se ne parli più, infiammano le piazze a ritmo dei Modena City Ramblers (e su questo punto mi rimangono molti interrogativi), ci mettono di fronte alla necessità impellente di comunicare bene per poter ricostruire la società su solide basi. 

Un testo come quello scritto da Vera Gheno, edito da Effequ nel 2019 ma che abbiamo letto troppo poco, merita un suo posto nella nostra libreria del cambiamento; il titolo completo è Femminili singolari. Il femminismo è nelle parole e ci lancia già una sfida, entrare nella questione femminista con il nostro comportamento quotidiano e operare a questo un cambiamento. 

Gheno è una sociolinguista che insegna all’Università di Firenze, specializzata in comunicazione mediata dal computer – e questo è già un dato di per sé interessantissimo: quello che succede in rete è reale, anche se tendiamo a dimenticarlo, e la sociolinguistica può esserci alleata, anche se non facciamo parte della platea di studiose e studiosi della materia. 

Di cosa parliamo quando parliamo di sociolinguistica

La sociolinguistica è una scienza relativamente giovane, ha circa l’età dei nostri genitori, solo che è nata nelle università americane. Il suo campo di ricerca è l’intersezione tra il linguaggio e il mondo come lo conoscono le varie comunità di parlanti, diverse tra di loro per posizione geografica, status socioeconomico, cultura etc.

Le indagini sono volte a registrare il cambiamento, l’evoluzione interna ed esterna alla lingua, leggendola sia come risultato di un mutamento sociale che come agente di questo. 

Il modo in cui comunichiamo, si sa, dipende dal contesto in cui siamo inseriti; ma troppo spesso ci dimentichiamo come tale modo modifichi a sua volta il tessuto sociale, dando o togliendo l’accesso a un’ampia gamma di strumenti, emotivi e non, che ci aiutano a leggere la realtà nella maniera più conscia e completa possibile. 

Generalizzando, possiamo dire che la sociolinguistica osserva, registra i comportamenti linguistici e ci spiega come e dove possiamo intervenire, se vogliamo. 

Cosa ci insegna Gheno, con il suo esempio e con molti esempi

Sono circa 200 pagine, ma in larga parte occupate da esempi tratti dalla realtà, dal dibattito avvenuto in politica e sui social. Dopo una parte introduttiva sull’importanza della questione il libro diventa comprendere come e perché non si sia arrivati ad un uso dell’italiano che declini correttamente i femminili delle professioni, nonostante la loro esistenza sia oramai nota. 

Perché non accettiamo le forme avvocata, sindaca, ministra? Non raccontiamocela, non è perché non suonano bene, ma è perché non siamo abituati, perché siamo storicamente maschilisti

Gheno dà l’esempio, costruisce un saggio ironico e pungente senza dimenticare di spiegarci il funzionamento delle strutture lessicali della nostra lingua; parole ambigenere, differenze con gli idiomi a cui di solito viene accostato l’italiano (in inglese non ci sono i generi! ci dicono – insomma), costruzione degli aggettivi, dipendenze dall’origine latina. 

Vera Gheno (Crediti: Master Professione Editoria – Università Cattolica)

La linguista cita con accortezza le sue fonti, mantiene la privacy, non inserisce l’articolo di fronte ai cognomi femminili, una legge non scritta che dovremmo iniziare a osservare anche noi, anche al bar se ci troviamo a parlare di qualcuno che non sia la zia Luigia o la Cate, la nostra ex compagna di liceo. 

Non è un saggio contro gli uomini che parlano delle donne, è un saggio che ci spiega come parlare di donne e uomini senza fare un torto a nessuno, aumentando la nostra sensibilità sociale, cambiando a poco a poco la percezione che abbiamo del tessuto in cui siamo inseriti. Che ne sai che insegnando a tua figlia la parola ministra, ma anche ingegnera, lei poi non la consideri come carriera anche se prima non ci aveva mai pensato? 

Abbiamo già verificato che assessora o ingegnera sono naturale conseguenza del modificarsi della realtà; ma dal momento che la lingua può anche contribuire a modificare il nostro modo di vedere le cose, l’uso dei femminili può davvero servire per rendere più normale la presenza delle donne in certi ruoli.

p. 131

Ci è piaciuto?

Vogliamo saperne di più sulla questione, capire come comportarci? Beh, perfetto, l’autrice ha appena pubblicato con Einaudi un libro che si preannuncia molto interessante, Le ragioni del dubbio.

Vi dico solo che in prefazione ha apposto una frase di Gianni Rodari che dice “L’uomo il cui nome è pronunciato resta in vita”. 

Niente male, no? 

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Di Valentina Farinon

22 anni, mi sono laureata in Lettere moderne e ora studio Filologia. Amo il teen drama, Kerouac, Tutti Fenomeni e Vasco Brondi. Provo a fare anche delle cose più serie, talvolta.

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