Risale a pochi giorni fa la notizia di un ragazzo, uno studente romano poco più che maggiorenne, che ha deciso di denunciare il tragico evento che l’ha portato in ospedale. Ismaele Calaciura Errante, come tanti altri ragazzi caricati brutalmente dalla polizia durante una manifestazione, all’indomani degli eventi avrebbe sporto denuncia presso i carabinieri. Alcuni quotidiani li avevano additati come “anarchici e antagonisti”. In realtà, però, i motivi alla base della manifestazione erano ben solidi, lungi dall’essere una mera infantile bravata.

La violenta repressione della polizia

Il 25 gennaio scorso, vari collettivi studenteschi hanno organizzato una protesta autoconvocata. Mentre in Parlamento si dibatteva sulle sorti del nuovo Presidente della Repubblica, i giovani erano decisi a portare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla morte di uno studente sul lavoro. Succede proprio così, che mentre il corteo si avvicinava alla sede del MIUR, dalla Questura partiva l’ordine di allontanare con determinazione la folla, anziché contenerla in piazza.

Nessuna possibilità di trattativa, solo violenza gratuita. Poiché i ragazzi, a mani nude, avevano solo intenzione di protestare pacificamente, i poliziotti hanno avuto campo libero nel caricare a proprio piacimento.

Il bilancio è di tre studenti feriti, costretti a ricorrere alle cure mediche, con vari punti da suturare.

crediti: Il Giornale

perché gli studenti sono scesi in piazza?

Gli studenti avevano deciso di manifestare per un motivo ben chiaro. Poche settimane prima, infatti, del tragico evento, Lorenzo Parelli è deceduto a Udine mentre era al suo ultimo giorno di alternanza. Mentre svolgeva le sue mansioni, una putrella di ferro gli è precipitata in testa uccidendolo a 18 anni. I genitori della vittima, traumatizzati da questa tragica vicenda, hanno sentito molta solidarietà da parte degli altri studenti.

Questo però non basta, perché questa tragedia deve servire da monito per le istituzioni, e non può essere assolutamente ignorata -o peggio- repressa con la violenza. I problemi della Scuola italiana sono innumerevoli, e manganellare studenti, usati come capro espiatorio, non serve di certo a risolvere le incapacità di un’Istituzione.


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