La scusa del garantismo per sfuggire alle proprie responsabilità politiche

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Ebbene sì, partiamo dall’inchiesta di Fanpage “Lobby nera” (prima e seconda puntata, e qui un nostro precedente articolo), che oramai tutti conoscerete, ma senza farne una questione di merito, o meglio non solo. Lo svelamento di legami tra esponenti e gruppi della destra estrema e fascista milanese e politici di Fratelli d’Italia e Lega ha sollevato enormi critiche nei confronti dei due partiti (il primo maggiormente) e nei confronti soprattutto di Giorgia Meloni .

Infatti, nei video girati di nascosto dal giornalista infiltrato si osservano fin troppo bene braccia tese, dichiarazioni di orgoglio fascista, l’uso dell’epiteto “camerata”, raccapriccianti battute su ebrei e immigrati; vengono palesate le collaborazioni elettorali tra il sottobosco nero e i due più grandi partiti di destra in questo momento; emergono proposte di transazioni in nero (ironia della sorte) per finanziare la campagna elettorale per le comunali.

A sinistra la consigliera comunale di Milano Chiara Valcepina e a destra l’europarlamentare Carlo Fidanza, entrambi di Fratelli d’Italia (credits: Fanpage)

Arrampicate sugli specchi

Come è ovvio che sia, prontamente è arrivata la levata di scudi da parte degli esponenti di Fratelli d’Italia a difesa dei personaggi colti in fallo dall’inchiesta, con a capo l’onorevole Meloni a fare la parte della vittima e a proferire ambigui statement di condanna il cui sottotesto non è poi così ambiguo. E qual è una delle argomentazioni difensive utilizzate? Bisogna attendere che una sentenza stabilisca se quei comportamenti costituiscono o meno reato, prima di giudicare e di prendere eventuali provvedimenti contro i propri uomini di partito (tutt’al più con la pretesa che anche gli altri sospendano il giudizio sulle persone e i fatti portati alla luce dall’inchiesta nell’inchiesta), distogliendo così l’attenzione dal tema centrale della questione.

Far prevalere il politico

Questo ragionamento non è purtroppo nuovo nella politica italiana, ma è un ragionamento fallace. Non si capisce perché non si possa esprime un giudizio prima di tutto politico su pratiche che diventano di dominio pubblico; vale in questo caso per l’apologia di fascismo come vale in generale per altri avvenimenti. Il fatto che certe parole o atti siano o meno dei reati, o il fatto che non si sia ancora accertato ciò, è di secondaria importanza; o meglio, diventa rilevante se si vuole entrare nel merito di un processo e della giurisprudenza.

Ciò che invece dovrebbe prevalere nel dibattito pubblico è una presa di posizione etica e morale ed un’analisi politica sui fatti osservati. Per quanto riguarda la “lobby nera”: è indifferente che esitano frange neofasciste ed estremiste nella partitocrazia italiana? Come sono nati questi legami? È possibile agire per porvi rimedio? A queste domande si sta cercando di dare risposta, ma nella discussione con gli esponenti dei due partiti sovranisti ci si scontra sempre con un muro pregiudiziale da loro eretto.

Certamente, questa operazione di entrare nel merito politico (e quindi etico) delle questioni coinvolge le categorie di giusto/sbagliato, di bene/male, quindi categorie soggettive. Ma è proprio attraverso lo scontro di due diverse idee, valori, visoni del mondo, tra tesi ed antitesi, che una società e comunità progrediscono verso nuove sintesi di convivenza.

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (credits: Fanpage)

Abile maliziosità

Spesso, invece, si assiste ad un garantismo di convenienza da parte della parte politica sotto accusa. Ciò non è una novità, però così è troppo comodo. Ma soprattutto, questa patetica autodifesa difronte a comportamenti palesemente odiosi sta diventando sistematica e il punto è che non si tratta nemmeno di garantismo (tra l’latro ritengo privo di senso il manicheismo garantista – giustizialista).

Qui semplicemente non si riesce o non si vuole fare un ragionamento politico in senso lato, prima che giuridico, banalmente perché la risposta che ne verrebbe fuori sarebbe tutt’altro che gradita, dunque, si mettono in scena arrampicate sugli specchi del tipo “eh ma deciderà la magistratura”, “eh ma non è condannato”, “eh ma è solo il primo grado”, come se si dovesse aspettare un processo, ad esempio, per esprimere la propria critica ad un saluto romano o ad un europarlamentare che propone finanziamenti in nero.

Non siamo però così ingenui, queste prese di posizione sono chiaramente frutto di calcoli elettorali da parte della classe politica e di rifiuto a mettere in discussione le proprie convinzioni e ideologie da parte degli analisti. Nel caso specifico, Giorgia Meloni è la prima a sapere che una parte non trascurabile del suo elettorato e della sua classe dirigente è costituta da nostalgici del fascismo, o simpatizzanti di estrema destra se questa definizione non vi piace, quindi, prendere nettamente le distanze da quel sottobosco non è ovviamente congeniale agli interessi del suo partito.

Berlusconi a sinistra e Karima El Mahroug, detta Ruby, a destra (credits: Linkiesta)

Un ottimo maestro

La vita politica di Berlusconi fornisce il miglior esempio di questa tendenza: i suoi seguaci sono sempre stati in prima linea nel districarsi tra gli innumerevoli processi di Silvio, nel farci notare quale sia caduto in prescrizione e quale no, quale sia al primo, secondo o terzo grado, pur di ricordare agli italiani che il Cavaliere è un povero perseguitato dalla giustizia e pur di considerare uno stupido chi faccia sommessamente notare che forse non è il caso che il Presidente del Consiglio organizzi festini con minorenni e che abbia più di trenta procedimenti giudiziari a suo carico.

Per concludere, questa sorte di ossessione per le vicende giudiziarie è in realtà strumentale a spostare l’attenzione lontana dalle vere questioni di merito. Ma chiunque può e deve giudicare politicamente ed eticamente condotte che ritiene lesive di un modo di fare politica utile alla collettività, serio e proprio di una democrazia occidentale; con l’obiettivo di tracciare la linea di cosa può essere tollerato e cosa no, di responsabilizzare la classe politica e di suggerire delle soluzioni a pratiche non degne di una democrazia. 

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