Netanyahu: 12 anni premier

(Immagine di copertina da TPI)

La fine dell’era Netanyahu? Molto probabilmente sì. Infatti, i partiti israeliani di opposizione hanno raggiunto un accordo di governo per formare un nuovo esecutivo e sostituire quello attuale guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, mettendo così fine ai suoi 12 anni di guida ininterrotta del paese.

Come si è arrivati qui

Ma andiamo con ordine. A marzo si erano tenute le elezioni parlamentari (la quarta volta in due anni), ma i risultati non avevano garantito a nessuna coalizione i numeri sufficienti per creare una maggioranza stabile. L’ex capo di stato Rivlin aveva comunque incaricato Netanyahu di provare a formare un governo entro inizio maggio, compito non riuscito al premier. 

La palla era dunque passata al leader del partito di centro Yesh Atid (principale partito di opposizione), Yair Lapid, il quale aveva tempo fino al 2 giugno per costruire una coalizione di governo. E ci è riuscito: mercoledì sera ha comunicato al presidente di aver trovato un’intesa con gli altri leader di partito all’opposizione.  

L’accordo è stato possibile principalmente grazie al sostegno di Naftali Bennett, capo del partito di destra Yamina, il quale sarà primo ministro fino a settembre 2023 per poi passare l’incarico proprio a Lapid. 

Yair Lapid, sarà primo ministro nella seconda parte delle legislatura (foto da Middle East Eye)

Ora arriva il difficile

L’alleanza è ideologicamente molto eterogenea in quanto comprenderebbe partiti posizionati lungo tutto l’arco parlamentare; e proprio per questo secondo gli analisti il nuovo esecutivo si concentrerà sulle questioni meno divisive, come la gestione della pandemia e dell’economia

Il leader di destra Naftali Bennett (foto da Inside Over)

Un fatto di portata quasi storica è l’appoggio alla coalizione da parte del partito Lista Araba Unita, primo partito arabo di sempre a far parte di un governo israeliano. Ma soprattutto, i quattro voti dei parlamentari arabi saranno essenziali per raggiungere la maggioranza di 62 seggi necessari ad ottenere la fiducia nella Knesset, il parlamento israeliano, appena uno in più della soglia minima. Vista la presenza (sulla carta) di una maggioranza così risicata non sarà affatto scontato superare il voto di fiducia, che si dovrà tenere entro dieci giorni. Ciò che è sicuro è che Netanyahu tenterà ogni mossa politica per evitare di trovarsi lui all’opposizione.

Condividi!

Lascia un commento