È domenica. La nostalgia, dell’ennesimo fine settimana che si avvia verso la fine, è più acuta del solito. Nelle cuffiette c’è Cremonini. Non è un caso, c’è il cantautore bolognese mentre intona “46”.Oggi, nel circuito “Ricardo Tormo” di Valencia si chiuderà una storia meravigliosa e se dopo tre righe non trovate il nome del protagonista di questa storia è solo perché risulta difficile anche solo accostarlo ad una fine.

The last dance: ogni corsa è l’ultima

Valentino Rossi, saluta i tifosi, fonte: twitter

È l’ultima, ci siamo. Valentino Rossi lo sa, i tifosi lo sanno. Tutto è vestito a festa nella comunità valenciana che per la passione viscerale per le due ruote è paragonabile solo alla sua Emilia. Tutte le moto che hanno avuto l’onore di indossare quel 46 messe in mostra in questi giorni con i rivali e colleghi pronti a scattare foto e immortalare l’ultima corsa di quel ragazzino che solo domani dirà basta alla lunga corsa contro il tempo che continua ad essere sempre più veloce. L’ultima conferenza stampa pre-gara al cospetto di giornalisti e dei ragazzi della sua Academy ha mostrato un Rossi inevitabilmente emozionato, grato, sorridente e riflessivo, alle prese con una seconda vita che richiede quel lato da uomo maturo da cui, fanciullescamente, ha sempre provato a fuggire. Il sole (mostrato in molte occasioni sui suoi caschi) e la contrapposta luna come inizio e fine di un viaggio lungo 25 anni. La fine, però, concede altri stimoli, paterni visto l’arrivo della primogenita.

The Doctor

Il 46 vorrebbe corrispondere e ricambiare nel solo modo che conosce tutto l’affetto e la gratitudine per quel numero infinito di anime contagiate dalla febbre gialla. Difficile che The Doctor domani dimostri che la gallina vecchia fa buon brodo, anche perché non serve ai fini di un’avventura che appartiene ormai ad un tempo finito. Il cuore di Valentino come il motore della sua Yamaha strilla per le fatiche fisiche e tecniche protratte nelle ultime stagioni, per quella discrasia tra una scelta razionale e il completo amore per lo sport che gli ha regalato tanto e a cui lui ha dato ancora di più.

Non è la fine

Murales dedicato a VR46 al circuito Ricardo Tormo di Valencia al circuito. Fonte: twitter

Poi va sempre a finire lì ogni qual si voglia considerazione. Si deve sempre fare conto con i numeri. Il decimo non è arrivato, perché non è stato necessario. Rossi è un vincente nato, un uomo che l’idea della vittoria non l’ha mai abbandonata. Un ragazzo capace di affermare il brand MotoGP in tutto il mondo, un pilota capace di legare il suo nome allo sport praticato fin da quando era un bambino. Rossi è la MotoGP, la MotoGP è Rossi, in un’ambivalenza che lo vedrà manager del VR46 Team già dalla prossima stagione. Non poteva abbandonare la scena perché lui risulta essere il sistema stesso. L’adulto farà il padre, l’adolescente si cimenterà nel “piano B” anche detto 24 ore di Le Mans e non solo.

Non è di certo un addio. Trattasi, al massimo, di un compromesso per ingannare il tempo più veloce del suo cuore e del suo motore. Intanto, Cremonini urla meravigliosamente nelle mie cuffiette “Vado via per salvare un po’ di me, l’asfalto sembra fatto di plastica, ed ogni corsa è l’ultima. Quando il mondo corre va più veloce di me, giurai che lo sarei andato a riprendere. Io sarei andato a riprendere”. E allora vai numero 46, fai strillare in armonia per l’ultima volta cuore e motore. Oggi Vale tutto.

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