Se Maradona non fosse diventato un calciatore, sarebbe sicuramente diventato un rivoluzionario.

Emil Kusturica, “Maradona by Kusturica”, 2008

Uno come Diego Armando Maradona non ci sarà mai più, nel bene e nel male, dentro e fuori dal campo. D’altronde, non ti chiamano “Dios” se in te non vi è nulla di paragonabile a entità ultraterrene.

Per spiegare chi fosse Maradona non sono sufficienti né queste righe né qualsiasi altro video o film: anzi forse si, Emir Kusturica racconta chi è il vero Maradona. Io mi limiterò a focalizzarne un aspetto, che spero basti a toccare l’anima di chi legge questo pezzo, forse il più complicato che abbia mai scritto.

Ieri milioni di persone in Argentina e a Napoli si sono riversate nelle piazze, in barba a qualsiasi regola sanitaria attuale vigente, perchè non è morto un uomo: è morto il simbolo di uno sport, dell’Argentina e di Napoli. E’ come se il Papa avesse lasciato soli i cristiani, si è fermato il mondo.

Capire Maradona.

Il culto della Chiesa Maradoniana a Buenos Aires

D10S può tutto, nel bene e nel male, ma questo tipo di status quo te lo devi conquistare: l’Argentina e Napoli sono terre dove non puoi limitarti, devi essere te stesso e lo devi fare per la tua gente, Maradona questa dote l’aveva nel DNA. Perchè sono terre passionali, dove l’amore ti travolge e ha travolto anche lui.

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.

Pier Paolo Pasolini

Maradona è Dio. Per alcuni, lo è oltre il calcio: a Buenos Aires, dove il tripudio del folklore popolare lo potete vedere a una partita del Boca Juniors alla “Bombonera”, hanno fondato una chiesa dove si venera il culto di D10S: la “Iglesia Maradoniana”.

Ieri scorrendo la home dei vari social, ho letto un commento pieno della solita retorica moralista: “Sarà, ma a me la morte di Maradona sta a cuore tanto quanto quella di un mafioso tossico o un cafone…”, e vi risparmio il resto. Ecco, Diego era (ed è) di tutti, ma non PER tutti.

Nel film di Kusturica una delle scene rappresentative mostra Diego insieme ad Emil e altri volti noti a Buenos Aires, in un night club: niente di nuovo, direte voi. Ma attenzione ai dettagli: nella stanza vi è una televisione che mostra le immagini del “gol del siglo” di Maradona all’Inghilterra nel Mondiale 1986.

Con le spogliarelliste davanti a loro, i signori seduti al tavolo sono incantati dalla tv: sarò blasfemo, ma è come se in una messa venisse esposta l’ostia prima della comunione. In quel filmato vi è la rappresentazione massima del corpo di D10S, con una parte di esso: “la mano”. Quel gol all’Inghilterra è la rivincita di un paese intero, in guerra per difendere le Islas Malvinas (o Falklands, ma non ditelo agli argentini).

Victor Hugo Moralez nella telecronaca passata alla storia lo chiama “Barillete Còsmico“, anche se non va fierissimo di quella narrazione: “Non mi sono mai voluto riascoltare. C’è stato un tempo che, prima del gol, mi sembrava che qualcuno mi stesse filmando ubriaco che correvo nudo per strada. Quello è stato come uno spogliarello spirituale“. Ecco che la citazione di Pasolini, non è messa a caso come una di Bukowski su una foto di Instagram.

“El gol del siglo”, commenta Victor Hugo Moralez

D10S parla con Dio.

Sempre in “Maradona by Kusturica” c’è un confronto mai visto prima: Diego Armando Maradona che parla con sè stesso, con Dio. E fa un’analisi lucida, consapevole di ciò che sarebbe potuto essere senza la droga.

Emir, sabe que jugador hubiese sido yo, si no hubiese tomado cocaina? Que jugador nos perdimos! Me queda…Me queda el mal sabor de boca…

Diego Armando Maradona, “Maradona By Kusturica”, 2008

Un dialogo tra lui e la sua anima, ma anche con Dio (quello cristiano) che ringrazia più volte di averlo salvato dall’overdose ma che spesso rimpiange di non averlo ascoltato.

Qui possiamo capire il vero Maradona, oltre ai momenti passati con Fidel Castro in una Cuba denigrata dall’America capitalista che Diego tanto ripudiava, perchè lui sapeva da dove veniva e la Sua gente lo amava per questo.

“Ho sempre detto a Dio: a me non interessano i soldi, a me interessa correre dietro una palla”. Una vita privata che purtroppo lo ha risucchiato in un vortice infernale, quasi respinto da quel Paradiso calcistico di cui lui ne era, appunto, il Dio.

C’è chi ora ne detesta questa adulazione divina, ma forse questa è gente priva di emotività, priva di passione o forse semplicemente senz’anima. Diego ballava, in campo e fuori e se ne fotteva di quello che pensavano gli altri: perchè Maradona è così, prendere o lasciare, amore oppure odio.

Come sciacalli sui cadaveri, piccoli moralisti si accaniscono su un uomo la cui vita, oltre ogni debolezza, è leggenda. Perchè Maradona era al di sopra del bene e del male.

Vittorio Sgarbi

Nietzsche ne “La Gaia Scienza” diceva: “Dio è morto”, ma per noi amanti del calcio e della vita Maradona è morto, D10S vive e vivrà per sempre.

GRAZIE DIEGO, GRACIAS D10S.

(Foto di copertina da digital news)

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