Perché i grandi ci odiano?

Qualche tempo fa Nicola Lagioia dalle pagine di non mi ricordo quale quotidiano ha scritto che i giovani hanno molto da insegnare agli adulti perché sono responsabili e agiscono, nonostante non abbiano spesso l’appoggio degli adulti, e subito la paladina del contrario di qualsiasi cosa vada in direzione del buonsenso, Guia Soncini, che ha basato la sua carriera semplicemente sul dire il contrario di tutto (che a casa mia si dice “bastian contrario” ma per qualcuno sono opinioni scomode poi vai a capire cos’ha di scomodo questa proprio non lo so), ha ovviamente sentito la necessità di affermare che i giovani non hanno assolutamente nulla da insegnare perché, in breve, sono scemi.

Che i ragazzini protestano e scendono in piazza perché così possono saltare scuola e che vogliono vestirsi da sciamannati e divertirsi. Ha detto che agli adulti piace elogiare i giovani perché questo li fa pensare che una volta erano intelligenti anche loro. A vent’anni si è stupidi davvero”? Alla Soncini piace molto citare Guccini, la sua rubrichetta si intitola “L’avvelenata” e mi dispiace per lei però Eskimo è un elogio alla giovinezza, anzi forse uno dei più bei inni alla giovinezza della storia della musica italiana quindi mi sento di dire che Guccini non sarebbe affatto d’accordo con lei.

L’articolo di Lagioia era un po’ approssimativo, questo è da riconoscere, citava Cosmo (il cantautore) a Sanremo come giovane, Cosmo che ha quarant’anni esatti e quindi giovane non è. Ma al di là di questo e al di là dello scarto culturale tra i due intellettuali in questione, di cui uno è veramente un intellettuale e anche un valido scrittore mentre l’altra è una che pensa che sapere a memoria i film di Verdone e avere una rubrica il cui titolo è una citazione di Guccini la qualifichi in qualche modo (una che, citando il tweet che spesso lei stessa cita autoironicamente, e questo le va riconosciuto, “pensa di esser Gadda, ma d’altra parte pensa anche di essere figa”), sembrerebbero esserci in gioco due posizioni degli adulti: chi crede di aver qualcosa da imparare dai giovani e chi no.

Però se devo essere sincera di adulti che parlano bene dei giovani ne ho visti molto pochi, l’assunto di base della tesi della Soncini è quindi sbagliato. Scrivere che Lagioia elogia i giovani perché vuole illudersi che da giovane era intelligente anche lui avrebbe avuto un senso, ma dire che gli adulti simpatizzano per i giovani non mi sembra corretto, anzi io credo che la maggior parte degli adulti la pensino come la Soncini e non come Lagioia.

Millennials, generazione calpestata e odiata

Ora, Soncini e Lagioia sono quasi cinquantenni, appartengono alla generazione che sta tra i millennials e i boomers, generazione di cui non si parla molto e che non voglio porre al centro di questa analisi perché esiste un’altra generazione che secondo me condivide appieno le tesi di Guia Soncini. Una generazione amata e odiata, frustrata, repressa e anche calpestata che cito ogni due minuti, ma poveri non è colpa loro (sia messo agli atti: ho tanti amici millennials), generazione che odia la nostra ed è quella dei quarantenni.

Sono nati in un periodo di crescita economica e anche di crescente debito pubblico ma poveri mica lo potevano sapere loro, sono cresciuti credendo che il benessere diffuso nella generazione prima della loro gli fosse dovuto ma quando sono diventati grandi si sono accorti che quel benessere non sarebbe mai arrivato, però hanno continuato a sperarci e hanno aspettato, fino a quando non si sono ritrovati ormai vecchi e han pensato “ma vuoi vedere che forse qua non c’è proprio niente da aspettare”.

Si son resi conto che in realtà niente era loro dovuto ed eccoli qua a quarant’anni frustrati e infelici con in testa l’esempio dei loro genitori che alla loro età avevano una casa di proprietà, due macchine e stavano progettando il terzo figlio, mentre loro si barcamenano per arrivare a fine mese.  

(Credits: Future consulting)

Non è solo un discorso di scontro generazionale

Ma il problema vero non è questo, che non è appunto colpa loro ma dei loro genitori, di un sistema sbagliato e direi della politica se non suonasse da lavativi, il problema è che se la prendono con noi, e ultimamente si parla tanto di boomers ma la verità è che le peggio cose le ho sentite proprio dai millennials.

Che gli adulti guardino con un misto di invidia e astio alle generazioni successive è un dato di fatto. Non pretendo certo di dimostrare che prima di oggi generazioni diverse son sempre andate d’amore e d’accordo, la storia si incaricherebbe di smentirmi e non serve scomodare Pasolini e i capelloni per dimostrarlo o Shel Shapiro con una canzone che è manifesto di una generazione ma in fondo manifesto di tutte le generazioni: Che colpa abbiamo noi.

Però sarà che mi riguarda da vicino, sarà che io invece, che comunque sono giovane, ammiro molto i più giovani di me, ma mi sembra che per noi il discorso sia un po’ diverso da una “fisiologica” invidia e incomprensione. Il problema dei millennials non è che noi siamo giovani e loro non lo sono più, il problema dei millennials è che hanno passato la vita ad aspettare qualcosa che non è arrivato, si sono svegliati a un bel momento che avevano i capelli bianchi e che i giochi erano finiti.

(Crediti: Produzioni dal Basso)

Non so se veramente non l’hanno capito che è tutta colpa della generazione dei loro genitori, che si sono ingrassati rubando al loro futuro e rovinando un Paese, oppure se fanno finta di non capirlo. Credo la seconda, perché è più facile prendersela con la generazione che viene dopo, che ha la sola colpa di essere più sveglia e di non voler stare a guardare, come invece è successo a loro, i grandi che una volta ancora distruggono il mondo.

Noi scendiamo in piazza per disastri ecologici di cui non siamo responsabili, per batterci contro una cultura patriarcale che di certo non hanno inventato loro ma che hanno contribuito a perpetrare e invece che, non dico ringraziare, ma almeno supportare, dicono che siamo ragazzini e quindi l’unica cosa che vogliamo è saltare la scuola e uscire a far festa (motivo per cui la fascia dei ventenni è anche quella più vaccinata ovviamente). Ed è un peccato perché se solo provassero ad ascoltarci piuttosto che incaponirsi su questo abisso che a detta loro ci separa capirebbero che non siamo poi così diversi, e che se sta andando tutto a remengo non è colpa nostra ma anzi forse, e sottolineo forse, siamo l’unica speranza che resta.

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