Il profondo significato di questa invasione per l’ordine internazionale

L’invasione russa dell’Ucraina è cominciata, e con essa vengono posti numerosi quesiti riguardo al futuro della pace, dell’economia, dell’Europa e del mondo. Considerando la situazione altamente fluida sul campo, e la difficoltà di reperire informazioni puntuali e affidabili in un contesto di guerra, lo scopo di questo articolo non può essere una minuziosa cronaca degli avvenimenti minuto per minuto (per chi fosse interessato a quel tipo di analisi rimandiamo qui). Vorremmo invece concentrarci su un’analisi degli eventi più importanti della giornata di oggi e i loro significati nel contesto globale.

La dichiarazione di guerra

Il mezzo migliore per eliminare qualsiasi ambiguità morale che potrebbe portarci a giustificare l’azione russa è quello di analizzare moventi e metodi dell’invasione. Ormai dire che la causa principale di quelle che fino a ieri erano tensioni diplomatiche e che oggi è guerra fosse il possibile ingresso nella NATO da parte dell’Ucraina è una banalità. Tuttavia come affermato anche dal cancelliere tedesco durante il suo incontro con Zelensky, l’espansione NATO non era in agenda. È difficile dire che cosa abbia spinto Putin ad agire così precipitosamente, ma ci sono 2 elementi (e probabilmente più) che possono farci capire la portata di questa azione militare.

Il primo è che come riporta l’India Times, il video della dichiarazione di guerra di Putin potrebbe essere stato registrato già lunedì 21. Questo se non altro riqualifica gli organi d’intelligence occidentali che nel dare l’allarme di una possibile invasione erano stati bollati da Putin come “isterici”, e ci dice che Putin sapeva già da giorni se non settimane che l’invasione sarebbe avvenuta. Il secondo elemento importante è la nuova richiesta di negoziati da parte della Russia, arrivata nel primo pomeriggio. Benché ci troviamo in territorio altamente speculativo è possibile che questo indichi che l’attacco si può inquadrare nello “shock and awe” una forza soverchiante e rapida che possa piegare l’avversario ad una veloce capitolazione e quindi alle desiderate concessioni politiche. Se però l’Ucraina, e la sua popolazione ancor più del governo che si trova già sotto scacco, dovessero decidere di resistere, lo shock and awe russo potrebbe finire come quello americano in Iraq.

La reazione occidentale

Certo le condanne verso l’invasione stanno piovendo da ogni parte, grande assente Israele che per qualche strana ragione non se l’è sentita di condannare l’illegittima occupazione di uno stato. Tuttavia è ancora difficile capire concretamente quale possa essere la risposta occidentale all’invasione, Stoltenberg, il Segretario Generale della NATO ha affermato che numerose truppe dell’alleanza si stanno spostando per rinforzare i confini ad est, ma assicurando che non sarebbero entrate in Ucraina, non è quindi chiaro quanto questa azione possa fungere da dissuasione per la Russia. Persino per le sanzioni manca chiarezza, sebbene siano praticamente certe, pare che nell’Unione ci siano paesi (tra cui Italia, Germania e Cipro) che spingono per delle sanzioni più graduali, contrariamente alle affermazioni piuttosto categoriche di von der Leyen.

Oltretutto è difficile stabilire un eventuale impatto delle sanzioni sull’economia russa, dal momento che Putin ha speso gli ultimi 8 anni a blindarla e isolarla. Colpire i settori più importanti e vulnerabili per la Russia, gas e banche, significherebbe colpire anche l’occidente per via delle numerose interdipendenze. Problematiche piuttosto serie specialmente se messe in relazioni invece alle richieste di Italia e Belgio per sanzioni che non tocchino rispettivamente il mercato del lusso e i diamanti.

Prospettive tra pace e guerra

Se guardassimo l’esposizione mediatica dei diversi attori che in diversi modi prendono parte a questo conflitto vedremmo quello che già in un altro articolo definimmo “grande assente”, le Nazioni Unite. Con il Consiglio di Sicurezza chiaramente paralizzato dalla presenza della Russia tra i membri permanenti, l’ONU si è limitato ai rituali appelli alla diplomazia, ma senza che sia chiaro quanto la stessa organizzazione abbia espletato la sua funzione di garante della pace durante le travagliate negoziazioni degli scorsi mesi. Ora ci si ritrova con un’importantissima violazione del diritto internazionale, trattandosi di un’aggressione armata senza provocazioni, e l’impossibilità di agire secondo le norme stabilite dall’ordine internazionale. A dire il vero Putin potrebbe star dando il colpo di grazia ad un ordine che era in crisi da tempo, e che mancava di legittimità.

Tralasciando quindi temporaneamente le proiezioni economiche, che certo non saranno rosee, bisogna domandarsi se dopo questa guerra saremo in grado di stabilire un nuovo ordine, reattivo e credibile, che possa rispondere efficacemente alle minacce alla pace. Il timore è duplice, da una parte che in Ucraina si materializzi quella che i colonnelli cinesi Qiao Ling e Wang Xiangsui chiamavano “Guerra senza limiti”, dove la divisione tra vita militare e civile è annullata; dall’altra che questa azione, se non incontrata da una risposta forte, potrebbe dare validità ad un sistema basato sulla forza e la prevaricazione prima che sulla cooperazione.

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