Una piccola repubblica ex-sovietica affacciata sul mar Baltico può osare sfidare una superpotenza mondiale come la Cina? Se vi metterete in contatto con Vilnius, capitale della Lituania, la risposta sarà affermativa.
La tigre del Baltico, soprannome garantitole da una vertiginosa crescita del PIL a partire dagli anni 2000 accompagnata da un rapporto sempre più attivo con i mercati occidentali, nell’ultimo anno ha infatti scatenato a più riprese la rabbia della Cina.


Il motivo dello scontro? Taiwan (e non è una novità, chiedere alle Isole Salomone)

I protagonisti della contesa: Cina, Lituania e Taiwan. (Crediti: tfiglobalnews.com)


RIAVVOLGIAMO IL NASTRO

Il primo sgarbo lituano è datato maggio 2021, con l’uscita dello Stato Baltico dal gruppo di cooperazione 17+1, che comprende la Cina e sedici paesi dell’Europa centrale e orientale.
Il ministro degli Esteri Gabrielius Landsbergis ha motivato l’uscita affermando che la permanenza nel gruppo avrebbe comportato un indebolimento dell’Unione Europea.

L’evento che ha compromesso le relazioni tra i due paesi è stata però la decisione, nel mese di luglio, di aprire un “Ufficio di rappresentanza di Taiwan” (un’ambasciata informale) a Vilnius.
Nello specifico la reazione cinese è stata determinata dall’uso del termine “Taiwan”.

La Cina infatti concede alla maggior parte dei paesi di aprire sul proprio territorio un “Ufficio di rappresentanza di Taipei”. Un escamotage per evitare un riferimento diretto a Taiwan, su cui la Cina rivendica la propria sovranità.
La Lituania, citando direttamente Taiwan, ne ha invece legittimato l’indipendenza, nonostante l’isola non sia riconosciuta diplomaticamente dalla maggior parte delle nazioni (solo 14 Stati sono allineati sulla posizione lituana). 

La targa affissa all’esterno dell’Ufficio di rappresentanza di Taiwan a Vilnius. (Crediti: Petras Malukas, Afp)

La risposta cinese non si è fatta attendere e ha comportato il ritiro dei funzionari cinesi, compreso l’ambasciatore, dalla Lituania (prima volta in un paese europeo), la chiusura dell’ambasciata lituana a Pechino e la sospensione delle esportazioni di alcune merci dal paese baltico.

PERCHÉ LA LITUANIA RAPPRESENTA UN PROBLEMA PER LA CINA

La replica cinese potrebbe sembrare esagerata viste le dimensioni demografiche e territoriali della Lituania.
Tuttavia, la tigre baltica rappresenta un problema dal momento che si è rifiutata di riconoscere la Cina come superpotenza globale.

Vilnius rappresenta infatti un importante corridoio di passaggio delle merci cinesi verso l’Europa; importanza confermata nel 2017 dalla firma da parte del governo di lituano di un’intesa preliminare con la Cina per aderire alla “Belt and Road”, ovvero il piano di investimenti di Pechino per la costruzione di infrastrutture commerciali, necessarie a garantire la diffusione dell’influenza della Cina nel mondo. 

La potenza asiatica teme inoltre che la decisione di adottare una politica estera “basata sui valori e sul sostegno ai princìpi democratici”, come affermato dal ministro Landsbergis, possa spingere altri paesi a fare lo stesso.
Lo scontro con Vilnius sarebbe dunque da leggersi in chiave intimidatoria: l’obiettivo principale è quello di scoraggiare altri Stati a seguire le orme della tigre baltica.

La Lituania per il momento dorme sonni tranquilli e sembra non prendere troppo sul serio le minacce e le ritorsioni cinesi, visti anche i suoi deboli rapporti economici con il Dragone (il commercio con la Cina rappresenta l’un per cento del PIL della Lituania).

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