Non è il caldo, è l’umidità che ti frega” resta una di quelle catchphrases sempre comode da rispolverare con l’avvento dell’estate. Quest’anno però pare sia proprio il caldo a fregarci. I bollettini meteo, circolati nell’ultima settimana, hanno tutti riportato un numero in particolare: 40°. Nel resto del Vecchio Continente, in alcune parti della Cina e del Nord America si stanno avvertendo temperature simili, con l’effetto del verificarsi di incendi che infuriano e persone che soffrono il caldo fino a morire.

Quest’anno abbiamo già assistito a più di 1.700 decessi solo in Spagna e Portogallo“, fa sapere l’Oms Europa, sottolineando che “il cambiamento climatico non è un fenomeno nuovo“. Le conseguenze del climate changestanno crescendo anno dopo anno con esiti disastrosi“, afferma il direttore regionale dell’agenzia, Hans Kluge. “Il calore estremo uccide“, avverte, ricordando che “negli ultimi decenni centinaia di migliaia di persone sono morte“. Certo, le ondate di calore non sono una novità, ma sono diventate sempre più frequenti e più estreme, e iniziano colpire parti diversi del mondo nello stesso momento.

Gli effetti del cambiamento climatico

L’ondata di caldo torrido ha infranto i record di temperatura in tutto il mondo quest’estate, bruciando i raccolti, interrompendo l’elettricità, alimentando incendi, deformando strade e piste. Basta stare attenti alle notizie di un’agenzia stampa come ANSA per capire la mole di eventi legati al caldo avvenuti da inizio estate in Italia.

Il passaggio vertiginosamente rapido da una minaccia astratta a un’era di record di temperatura in caduta libera, mega siccità e incendi ha messo la pulce nella testa di tante persone che adesso si chiedono: il processo di cambiamento climatico si sta svolgendo più velocemente di quanto gli scienziati si aspettassero? Questi eventi sono più estremi di quanto gli studi avessero previsto, dati i livelli di gas serra ora nell’atmosfera?

Credits: RaiNews

Previsioni e modelli scientifici

Si tratta di due domande distinte, con risposte diverse e sfumate. Per la maggior parte, i modelli computerizzati utilizzati per simulare il modo in cui il pianeta risponde all’aumento delle concentrazioni di gas serra nell’atmosfera non sono del tutto fuori luogo, soprattutto considerando che non sono adatti a prevedere le temperature estreme regionali. Tuttavia, il recente accumulo di ondate di calore intenso ha portato alcuni scienziati a chiedersi se i modelli potrebbero sottovalutare la frequenza e l’intensità di tali eventi, ma anche se alcuni fattori stanno giocando un ruolo più significativo di quello rappresentato in alcuni modelli e cosa ciò potrebbe significare per le condizioni climatiche nei decenni a venire.

Correlazione tra cambiamento climatico e caldo estremo

Certamente il riscaldamento globale ha alzato l’asticella delle temperature estive. Un aumento che incide e alimenta le probabilità di ondate di calore più frequenti, più estreme e di più lunga durata, come hanno chiaramente dimostrato vari studi condotti. “Il cambiamento climatico sta guidando questa ondata di caldo, proprio come sta guidando ogni ondata di caldo ora“, ha affermato Friederike Otto, co-responsabile di World Weather Attribution, in un comunicato stampa sull’innalzamento delle temperature in tutta Europa negli ultimi giorni. “Le ondate di calore che prima erano rare ora sono comuni; ondate di calore che prima erano impossibili ora stanno accadendo e stanno uccidendo le persone”.

Dati sulla temperatura che mostrano un rapido riscaldamento negli ultimi decenni. Credits: NASA Goddard Institute for Space Studies.

Il cambiamento climatico si sta sviluppando più velocemente di quanto si aspettassero gli scienziati?

La risposta, almeno in senso lato, è no. In effetti, l’aumento collegato dei livelli di gas serra e delle temperature medie globali ha seguito strettamente la diffusione delle previsioni del modello, risalenti anche a simulazioni climatiche più “crude” degli anni ’70. Diversi ricercatori e studi, incluso l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sul clima, hanno evidenziato quanto le temperature osservate da vicino abbiano seguito gli aumenti previsti.

In effetti, l’attuale preoccupazione tra i ricercatori è che l’ultima generazione di modelli stia collettivamente evidenziando temperature troppo alte, proiettando potenzialmente livelli eccessivi di riscaldamento da maggiori concentrazioni di anidride carbonica, come Zeke Hausfather, Kate Marvel, Gavin Schmidt e altri scienziati hanno notato all’inizio di quest’anno su Nature.

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Altri fattori determinanti

Un gran numero di ricercatori sta studiando e analizzando il grado in cui determinate forze potrebbero esacerbare le ondate di calore e se queste sono rappresentate accuratamente nei modelli oggi. Fattori come l’essiccazione del suolo e delle piante in alcune regioni sono rilevanti ai fini dell’indagine. Oltre determinate soglie, questi accadimenti potrebbero accelerare il riscaldamento durante le ondate di calore, perché l’energia che altrimenti andrebbe nell’acqua in evaporazione va a lavorare riscaldando l’aria.

Un’altra questione scientifica aperta è se il cambiamento climatico stesso stia aumentando la persistenza di alcuni modelli atmosferici che stanno chiaramente alimentando ondate di calore. Da qui nasce l’importanza di tenere sotto controllo l’accumulo di creste ad alta pressione che spingono l’aria calda verso il basso, creando le cosiddette cupole termiche che si librano sopra e riscaldano grandi regioni.

Entrambe le forze potrebbero aver svolto un ruolo importante nell’alimentare l’ondata di caldo del Pacifico nord-occidentale lo scorso anno, secondo un documento pubblicato da alcuni ricercatori. In Europa, i ricercatori hanno notato che una scissione nella corrente a getto e il riscaldamento delle acque oceaniche potrebbero svolgere un ruolo nell’aumento degli eventi di caldo estremo in tutto il continente.

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