È notizia recente la vendita de L’Espresso da parte del Gruppo Gedi a Bfc media. Si sono susseguiti comunicati stampa, lettere di dimissioni, accuse e controaccuse tra le parti, ma ciò che è rilevante è la percezione della proprietà nei confronti del prestigioso settimanale.

Copertine de L’Espresso. Credits: L’Espresso

La vicenda riassunta

Stando a quanto riportato da Marco Damilano, ex direttore dell’Espresso, ormai da mesi si susseguivano voci di una imminente vendita del settimanale. Il colpo di grazia è però arrivato il 2 marzo, quando Marco Damilano avrebbe appreso, tramite un tweet, la decisione del Gruppo Gedi di vendere. Il 4 marzo il direttore si dimette ufficialmente, lasciando un lungo messaggio d’addio ai lettori. Le passate rassicurazioni dell’editore sono apparse in breve tempo poco valide, specialmente di fronte alla chiusura lampo della trattativa con Bfc media. La redazione dell’Espresso proclama uno sciopero per non far uscire il numero in programma per il 13 marzo e l’eco della protesta arriva fino al quotidiano Repubblica, che ha scioperato l’8 marzo.

Il valore di una testata storica

Di questa vicenda, che può apparire legittima sotto il profilo puramente economico, va attentamente considerato il valore che viene attribuito a una testata così importante nel panorama nazionale. In primis è una svalutazione della storia del giornalismo in Italia, della quale l’Espresso è uno dei capisaldi e un vero e proprio simbolo. Nonostante il miglioramento dei conti in perdita del settimanale e il marginale passivo che faceva registrare rispetto alle perdite complessive del gruppo, la decisione della vendita è giunta dopo numerosi mesi di rassicurazioni in senso opposto. Questo è l’atteggiamento poco chiaro e di ambiguità che ha portato alle dimissioni di Marco Damilano. Inoltre, è rilevante il valore che si dà a un tipo di informazione del tutto peculiare come quella dell’Espresso, fatta di inchieste ed approfondimenti, in contrasto con la sempre maggiore tendenza ad offrire notizie rapide e il più possibile semplificate. È sintomatica la considerazione che si ha di un giornale del genere.

L’Espresso, per storia e valori, è un simbolo e un modello a cui aggrapparsi in un momento mai così fragile per il giornalismo e l’informazione. Chi, per pura logica di profitto, lo ha venduto, dimostra di considerarlo più come un peso che come un valore aggiunto, un vanto per il proprio ruolo di editore. Il caso dell’Espresso è l’ennesima dimostrazione del ruolo sempre più marginale che ha l’informazione in Italia, trattata come un puro asset, invece che come una risorsa a favore della società tutta.

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Di Giorgio Carboni

Laureato in Lettere Classiche. Amo la letteratura e la campagna. Credo nel giornalismo come strumento per rendere le persone consapevoli del mondo che hanno intorno.

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