Cosa sono?

Le terapie di conversione, anche dette terapie riparative o terapie di ri-orientamento sessuale, sono classificabili come una serie di tecniche pseudoscientifiche volte a cambiare l’orientamento sessuale di una persona dall’omosessualità originaria all’eterosessualità, oppure ad eliminare o quantomeno ridurre i suoi desideri e atteggiamenti omosessuali. Sono state messe a punto diverse tecniche: modificazioni del comportamento, terapie dell’avversione, psicoanalisi, lobotomia, preghiera, elettroshock, fino all’esorcismo.

Tali terapie vengono utilizziate poiché basate sulla convinzione che si nasca tutti eterosessuali e che l’omosessualità sia una malattia, indotta da condizionamenti ambientali o da traumi familiari, dunque si tenta, assurdamente, di trasformare l’identità di genere e l’orientamento sessuale della persona interessata. Con ciò si sottintende che l’omosessualità si configuri come una condizione patologica e quindi da curare, invece che da accettare nella sua naturalezza.

Nonostante non godano di alcuna validità scientifica e siano state vietate da istituzioni internazionali tra cui l’ONU, l’Oms e Amnesty International, in molti Paesi sono ancora considerate valide ed efficaci.

Crediti: Cassandra

Nel mondo e in Italia

Ma qual è la situazione nel mondo? E nella nostra Penisola? Vediamo nel dettaglio, cominciando dai provvedimenti più recenti.

Canada

Il 7 gennaio 2022, in Canada, è entrata in vigore la legge che vieta la controversa terapia di conversione dell’orientamento sessuale e dell’identità o dell’espressione di genere. La legge era stata approvata all’inizio di dicembre sia dalla Camera che dal Senato canadesi.

Con la sua entrata in vigore, in Canada sarà considerato un crimine fornire o promuovere servizi finalizzati a reprimere o cambiare l’orientamento sessuale o l’identità e/o espressione di genere delle persone non eterosessuali o non cisgender (cioè che non si riconoscono nel sesso loro assegnato al momento della nascita), così come costringere qualcuno a sottoporsi a servizi di questo tipo. La legge prevede pene fino a cinque anni di carcere.

In Canada la terapia di conversione veniva praticata in varie forme da decenni ed era peraltro ampiamente screditata da diversi attivisti e dalla stessa comunità scientifica. Anche se ampiamente sostenuta, l’approvazione della legge è stata discussa e osteggiata da alcuni politici ultraconservatori. L’8 dicembre ha ricevuto il cosiddetto “royal assent” (assenso reale), il passaggio ufficiale che sancisce l’entrata in vigore di una legge dopo un periodo di 30 giorni.

Il premier canadese Justin Trudeau ad una manifestazione LGBT (crediti: SPYit)
Francia

Il Parlamento francese ha approvato in via definitiva, il 25 gennaio 2022, una legge che vieta le terapie di conversione. In Francia non esiste un’indagine nazionale per valutare l’entità del fenomeno, ma una relazione parlamentare del 2019 parla di circa un centinaio di casi recenti.

La nuova legge è stata presentata da una deputata di La République en Marche, il partito dell’attuale presidente Macron, e introduce nel Codice penale francese un nuovo reato per chi pratica questo tipo di terapie, con pene di 2 anni e 30mila euro di multa, che possono salire a 3 anni e 45mila euro nel caso in cui siano coinvolti minorenni.

Fino ad ora, le terapie di conversione in Francia venivano punite in base ad altri reati, come molestie morali o pratica illegale della medicina. Ma i sostenitori della nuova legge, che è stata approvata all’unanimità, affermano che prevedere un reato specifico aumenterà la consapevolezza della popolazione.

Anche Macron ha festeggiato la nuova legge, scrivendo sul suo profilo Twitter che “queste pratiche indegne non hanno posto nella Repubblica. Perché essere se stessi non è un crimine e non c’è niente da curare”.

Nuova Zelanda

Notizie recentissime provengono dal contesto neozelandese. Pochi giorni fa, martedì 15 febbraio 2022, il parlamento della Nuova Zelanda ha approvato quasi all’unanimità una nuova legge che vieterà la terapia di conversione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

In base alla legge, che è passata con 112 voti a favore e 8 contrari, sarà considerato un crimine fornire, promuovere o costringere qualcuno a subire iniziative orientate a reprimere o cambiare l’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone non eterosessuali o non cisgender.

La legge entrerà in vigore tra sei mesi e le pene previste in questo caso si spingono fino ai tre anni di carcere per chiunque costringa un individuo a subire terapie di conversione. Prevede poi fino a cinque anni di carcere qualora gli interventi abbiano causato danni estremamente gravi, indipendentemente dall’età della persona che li subisce.

Crediti: Fanpage
Nel resto d’Europa e in Italia

In Europa, al momento, sono illegali solo in Francia (come già detto), Germania, Malta, Albania e in alcune comunità spagnole.
Nel Regno Unito e nei Paesi Bassi se ne sta discutendo apertamente in questi mesi.
In Svizzera, le autorità considerano le terapie di conversione illegali, anche se non esiste nessuna legge specifica che le proibisca.

In Italia il tema resta assente dal dibattito politico. L’unico tentativo, avvenuto nel 2016 con un DDL promosso dall’ex senatore del Partito Democratico Sergio Lo Giudice, è stato insabbiato con il pretesto che una norma del genere non fosse di prioritario interesse. Il testo non è mai stato discusso e il nostro Paese resta tra gli altri 68 che ancora validano teorie pseudoscientifiche. Per l’Italia non esistono però dati ufficiali che consentano di disegnare un quadro generale del fenomeno e dunque fornire anche una stima precisa.

Nel resto del mondo sono state vietate, per esempio, in Brasile, Ecuador e a Taiwan.
In Australia e Stati Uniti non esiste, al momento, una vera e propria regolamentazione che le vieti, ma soltanto restrizioni più o meno rigide a livello locale.

Conseguenze

Secondo l’Apa, American Psychology Association, le terapie di conversione causano nei pazienti depressione, confusione, ansia, deterioramento delle relazioni sociali e familiari, perdita di fede, bassa autostima, isolamento e difficoltà nelle relazioni sessuali.

Inoltre, molti studi confermano che le persone che le subiscono abbiano più possibilità di contrarre malattie sessuali o utilizzare sostanze stupefacenti che alterino la realtà delle cose. Tra i giovani sopravvissuti a queste pratiche, il rischio di suicidio è il doppio rispetto ai propri coetanei.

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