Facciamo tutti un bel respiro profondo e diciamo insieme: “una resa incondizionata non è un accordo di pace”; sù, forza, ripetiamolo: “una resa incondizionata non è un accordo di pace”. Questo quotidiano esercizio di training autogeno potrebbe esserci utile per avere contezza delle conseguenze della “pace”; quella senza se e senza ma, quella di chi ha disprezzo, sempre e comunque, per la difesa legittima, quella di Vichy o dei repubblichini di Salò. 

Tutto questo attacco – me ne rendo conto – un po’ polemico non è altro che il tentativo di rappresentare la sorte dell’Ucraina e della sua popolazione, qualora, oggi stesso, deponessero fucili, anticarro e molotov. Il risultato sarebbe, in primo luogo, una capitolazione politica, l’accettazione che l’Ucraina è un’entità geografica e il suo popolo una costola della grande famiglia dei “russkie”. Sì ok una versione apocrifa, che parla un russo sbagliato, che nella “gerarchia dei DNA dei popoli” non raggiunge purezza e levatura della progenie moscovita, ma tant’è. 

Crediti: Adnkronos

Idealismo e popoli

Secondo questa filosofia, che affonda le sue origini nell’idealismo ottocentesco – ringraziamo Hegel per questo – tutto ha un’essenza inscindibile da ciò che è (mi scuso per la fumosità, ma questo passa al convento presso gli amici idealisti). Se siete un po’ confusi e vi state chiedendo: “E quindi? qual è la mia essenza?”, in tal caso rischiate seriamente che arrivi un tizio dalla faccia torva, spesso foltamente villosa, a ricordarvi – sempre secondo lui – che siete inestricabilmente legati alle sorti del vostro popolo, guai chi si azzarda a dire il contrario. Logica vuole che il sovversivo, il deviante, sia un “nazista-drogato”, un accolito della “lobby-gay”, insomma: un prodotto degenere dell’Occidente, del capitalismo (perchè sempre là si va a parare).

La restaurazione di Putin

L’arduo compito di sottrarre i “fratelli ucraini” da questa sorte tocca perciò ad una “Santa Alleanza”, variamente composta dalla crème della crème del mondiglio nazionalista (quando non apertamente nazista) e cristiano-protestante (di variante moscovita). Questo retaggio della Restaurazione, sapientemente miscelato ai nazionalismi novecenteschi, è la base ideologica che serve a motivare il conflitto ucraino;  quasi fosse un eroico tentativo di ricondurre la storia del popolo russo al suo corso deterministico che lo vede teleologicamente destinato a seguire le mores degli avi.

Crediti: Globalist

Detto ciò, se tutto il fumo dell’ideologia non vi ha ancora fatto accapponare la pelle, vi basti sapere che quest’opera pia farà retrocedere di diversi decenni (se non secoli) lo stile di vita e le libertà del popolo ucraino. Una resa incondizionata, infatti, inaugurerebbe una stagione di oscurantismo, questo per davvero clerico-fascista, non abbiate paura a chiamarlo con il suo nome.

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