Quando mi capita di chiaccherare con amici dello stato del giornalismo italiano la sensazione è che “con questo articolo si sia toccato il fondo”, oppure che in quella puntata lì di quel Talk Show là “sia morto il giornalismo” e nello spazio temporale di uno sfogo sembrano tutte campane suonate per un ottimo motivo.

Insomma, si sente l’esigenza di constatare il decesso, chiudere la pratica e metterci una pietra sopra. Lo ammetto, è un esercizio consolatorio, implica il fatto che una “porcata” del genere non la dovrò più leggere o sentir pronunciare da un giornalista e che basta, da lì si riparte, si tira una bella linea e si va a capo.

Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov (Credits: Globalist)

Stavolta però sono arrivato alla conclusione che un errore lo facciamo anche noi, un errore dettato dalla disperazione certo, ma pur sempre di un errore si tratta: risolviamo un problema complesso nella pratica consolatoria dell’indignazione. Ci adiriamo, lì per lì, non crediamo alle nostre orecchie, poi, alla prima occasione utile, sfoghiamo con un povero malcapitato o con chi è affetto dalla stessa perversa pratica la nostra frustrazione; spariamo così la nostra sentenza iperbolica. Gran sospiro di sollievo. Fine. Pronti per la prossima incazzatura.

Ecco cosa ho fatto, tra me e me, ieri sera quando ho assistito ai 42 minuti di monologo di Sergej Lavrov in prima serata su Rete 4. Come principio solita trafila: incredulità, indignazione, rassegnazione. Già, perché il terzo step solitamente è quello, il peggiore. La calma passivo-aggressiva dopo la tempesta, quando si arriva perfino a razionalizzare a suon di “eh ma lo fanno per lo sharing e il popolo bue”.

Ieri sera però non è finita così, ho deciso di fare altro, così ho cercato un modello diverso che non fosse l’intervista genuflessa a cui avevo appena assistito e mi sono svoltato la serata. Ho recuperato 8 minuti di un’intervista di CNN al portavoce di Putin, Dmitry Peskov. 8 minuti di domande incalzanti, contraddittorio, fatti opposti alla propaganda, ma soprattutto centinaia di migliaia di visualizzazioni e chissà quante altre durante la diretta televisiva. A quel punto ho acceso il pc e mi sono messo a scrivere.

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