Lasciati soli

Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”. Così scriveva Antonio Gramsci nel 1917 in uno dei suoi scritti più celebri. In questo pamphlet, riesce a mettere in chiaro come l’indifferenza, l’apatia e l’odio siano malattie difficili da combattere, cancri con radici profonde e spesse che pervadono i corpi di un numero eccessivo di persone.

Così, la settimana scorsa almeno 200 persone sono morte in mare, affogate tra – e a causa di – l’indifferenza della gente. Solamente nella notte fra venerdì e sabato 111 persone hanno lasciato il nostro pianeta, donne e uomini che avevano sogni e speranze, ma soprattutto un’immensa voglia di salvezza. Vite troncate a causa di alcuni decreti, in quanto pure nel nostro Paese “civilizzato” qualcuno ha la presunzione di poter dettar legge – seppur indirettamente – sulla vita o sulla morte delle persone. Ed è proprio l’indifferenza che ha portato all’approvazione prima, e alla non abrogazione poi, di quell’abominio che sono i decreti sicurezza. Quell’indifferenza che porta a non porre come tema fondamentale dell’agenda di governo la gestione dell’immigrazione, sia sul lato accoglienza che sul fronte dei salvataggi.

Così, la settimana scorsa almeno 200 persone sono morte in mare, affogate tra – e a causa di – l’indifferenza della gente

(Foto da Fanpage.it)

Ormai il governo “Conte 2” ha già compiuto un anno di vita, ma i “decreti Salvini” sono ancora immacolati. Tra l’immobilismo del Partito Democratico e il mutismo (misto complicità) dei 5 Stelle, la gente muore abbandonata: sia in mare, che nelle strade. Quella che per il partito di spicco della sinistra italiana doveva essere una priorità per segnare una “svolta” con l’esecutivo precedente, ora marcisce nel dimenticatoio. E le richieste della società civile, soprattutto quella legata al mondo dell’accoglienza, riecheggiano nel vuoto. È chiaro come i pentastellati, o perlomeno la maggior parte, siano fieri di quei decreti: ciò comporta che gli equilibri di governo dipendano pure da questa tematica. Allora io mi chiedo, naturalmente in maniera retorica: valgono davvero questi giochetti di Palazzo di più delle vite umane?

(Murales a Roma, foto del Fatto Quotidiano)

Quindi, per cercare di non destabilizzare l’esecutivo, verrà presentata una proposta di modifica dei decreti sicurezza. Sottolineo il fatto che si parli di modifica, non di eliminazione. E questa modifica sembrerebbe non essere nemmeno un piano congiunto in quanto molti punti spaccano la maggioranza, come ad esempio la reintroduzione della protezione umanitaria, fortemente contrastata dal MoVimento. Secondo fonti parlamentari raccolte dall’Huffington Post, il punto centrale del piano di riforma sarebbe l’integrazione, sinonimo di accoglienza. L’auspicio è quello che questa riforma possa contribuire a trasformare la tematica dell’immigrazione da “emergenza” a “fatto sociale”. Infatti, i decreti sicurezza sono stati l’esito dell’onda sensazionalista (cavalcata dalle destre) che ritraeva la questione immigratoria come un’invasione, creando quindi una legittimazione diffusa della linea “autoritaria” applicata dal governo gialloverde e istituzionalizzando in qualche modo l’indifferenza. Il conflitto appare quindi estremamente polarizzato, oltre che politicizzato: da una parte vi è la normalizzazione (e talvolta sminuimento) del tema da parte della sinistra, dall’altra vi è una completa demonizzazione. Solo che la realtà è quasi sempre grigia, non bianca o nera, e quindi deve essere affrontata con un approccio pragmatico e de-idealizzato, orientato versouna soluzione a lungo termine.

L’auspicio è quello che questa riforma possa contribuire a trasformare la tematica dell’immigrazione da “emergenza” a “fatto sociale”

Ma un dito va puntato pure verso le istituzioni europee. Infatti, la proposta della Commissione per la modifica del Regolamento di Dublino presentata mercoledì mattina scorso si presenta come l’ennesima riforma timida e passiva. La responsabilità viene ancora posta principalmente sui Paesi di primo ingresso, vale a dire quelli che si affacciano alle coste nord-africane, quindi Italia, Grecia e Spagna. Infatti, la proposta presenta tre possibilità ai restanti Paesi dell’Unione: l’accoglienza dei migranti all’interno dei propri confini, il sostegno economico ai centri di accoglienza dei Paesi di sbarco o il finanziamento dei rimpatri dei richiedenti asilo. Per l’ennesima volta, le istituzioni comunitarie non hanno avuto il coraggio di proporre regole ferree che potessero far valere uno dei principi fondativi del progetto europeo: la solidarietà, non solo fra Stati membri, ma verso tutti i bisognosi. E sentire l’Unione Europea che condanna i decreti sicurezza, ma fa lo stesso gioco, è deplorevole.

(Foto da Open.online)

Questo modus operandi è caratterizzato dall’assenza di lungimiranza nella risoluzione del problema. I tentativi di azione per risolvere alla base i problemi sono scarsi, comportando quindi una reazione passiva all’immigrazione. Ciò si nota, ad esempio, nell’assenza di piani per la creazione di vie d’ingresso legali nel vecchio continente. Questa mancanza legittima la propaganda sovranista che ritrae i migranti che varcano i nostri confini come “clandestini e criminali”, rendendosi complice sia della narrazione che della morte di migliaia di persone.

Certo, sappiamo come questa indecisione e l’immobilismo dell’Unione dipende altamente dalla logica intergovernativa che prevale negli iter decisionali comunitari. Infatti, il blocco di “Visegrad”, con Polonia e Ungheria come baluardi, è noto per la sua ostilità verso le politiche migratorie di accoglienza. Esso ha bloccato qualsiasi tentativo di progressione nell’integrazione politica e approvazione di politiche maggiormente solidali. Stiamo parlando degli stessi Paesi che, neanche troppo velatamente, calpestano costantemente i diritti umani dei propri abitanti, mentre le istituzioni europee lanciavano condanne “leggere”, rendendosi complici di questi abomini.

Manifestazione a Cracovia contro l’approvazione delle “lgbt free zones” (foto di Omar Marques, da Getty Images)

In un continente che si professa “all’avanguardia” non ci dovrebbe essere spazio per la violazione dei diritti umani, né per politiche segnate dal razzismo, né la propaganda politica che calpesta il buon senso. L’indifferenza ha ucciso, tutt’ora uccide e continuerà a farlo.

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti

Antonio Gramsci, “Odio gli indifferenti“, 1917

(Foto di copertina da The Oakland Press)

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Andrea Miniutti

Sono Andrea Miniutti, ho 20 anni e frequento il terzo anno di Studi Internazionali presso l’Università di Trento. Insieme ad Alex ho creato Fast nel settembre 2019, mi occupo di scrivere articoli di politica (principalmente italiana) e su temi inerenti a mafia e stragismo, sono portavoce di Fast nel “Polemica podcast”, gestisco la parte social del progetto e curo il sito internet.

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