Il mondo dell’arte reagisce di fronte all’orrore della guerra

Le spinte imperialiste e l’attacco militare della Russia si ripercuotono inevitabilmente anche sul mondo della cultura e dell’arte: gli effetti sono già ben visibili e tangibili. In questo contesto, l’arte può (e deve) essere anche veicolo di opposizione.

Infatti, la resistenza all’invasione straniera portata avanti dall’Ucraina non è solo di natura militare e civile, ma anche intellettuale.

La risposta degli artisti ucraini non si è lasciata attendere: l’ucraino Alyosha ha organizzato una performance nel cuore della città di Kiev, di fronte al monumento di epoca sovietica eretto per celebrare la vittoria dell’esercito russo contro il regime nazista di Hitler.

Durante il flash mob, Alyosha ha protestato in silenzio contro la “follia ideologica che sta avendo il sopravvento sulla razionalità”. Completamente nudo di fronte al monumento, l’artista, tenendo tra le mani due composizioni astratte, quasi senza senso, denuncia così l’assurdità e l’insensatezza della guerra.

La sofferenza testimoniata dagli artisti ucraini giunge fino alla nostra penisola: ne è un esempio la storia di Pavlo Makov, selezionato per rappresentare l’Ucraina alla Biennale d’Arte di Venezia 2022, in programma a partire da aprile e maggio. I lavori per il padiglione dell’artista sono attualmente bloccati, dal momento che lo stesso Makof si trova oggi impossibilitato ad abbandonare Kiev. Non ci sono più, dunque, le condizioni per continuare ad allestire il Padiglione nazionale.

Le opere destinate alla mostra si trovano ancora nella capitale ucraina, insieme al loro ideatore. Tuttavia, le vicende di questi ultimi giorni non fanno presagire la possibilità che le opere arrivino nella Serenissima.
In questo grave momento di crisi, non sono solo gli artisti ad insorgere ma anche il settore del collezionismo artistico, in forte difficoltà, anche quello russo, soprattutto a causa del crollo vertiginoso del rublo.

Pavlo Makov (crediti: Evening Standard)

Due vittime della guerra tra Russia e Ucraina: arte e cultura

A rischio distruzione, nell’Ucraina invasa dalle truppe russe, ci sono soprattutto i capolavori dell’arte e i tanti siti patrimonio dell’Umanità: nel Paese i siti certificati dall’Unesco sono in tutto sette.

Dalla suggestiva Cattedrale di Santa Sofia a Kiev, con le sue cupole dorate, alle testimonianze archeologiche di Sebastopoli, con i resti di una città fondata dai greci sulle rive del Mar Nero.

Ma anche il centro storico medievale di Leopoli, la favolosa residenza dei metropoliti bucovini e dalmati con la sua mescolanza ottocentesca di stili architettonici, il museo di Odessa, che tra i suoi tesori vanta persino un Caravaggio.

L’Ucraina sotto attacco annuncia la chiusura dei suoi musei: a Kiev, nel Museo Nazionale di storia dell’Ucraina, i dipendenti hanno lavorato per mettere in salvo i reperti più preziosi negli scantinati dell’edificio,”Dobbiamo proteggere le opere d’arte di artisti importanti per la storia europea e per quella dell’Ucraina: tra le tante, soprattutto le opere di Kazimir Malevich e Vasyl Yermylov, per citare i più celebri“.

Scrive chiedendo aiuti e solidarietà la direttrice Olesia Ostrovska, che sempre a Kiev gestisce l’Arsenale, uno dei più grandi musei d’arte d’Europa, “Noi teniamo duro ma mentre scrivo qui cadono le bombe, molti dei miei colleghi sono rifugiati negli scantinati“.

Mentre a Odessa, città sul mar Nero, lo straordinario museo dell’arte Orientale e Occidentale, con la sua collezione d’arte europea, ha circondato l’edificio di filo spinato e sta cercando di mettere in salvo almeno le tele più preziose.

La Cattedrale di Santa Sofia a Kiev (crediti: SiViaggia)

Dall’Italia arrivano manifestazioni di sostegno all’Ucraina e alla sua arte

Soldati in assetto di guerra; un Putin nudo, accucciato come un guerriero preistorico, mentre con la mano sinistra brandisce una sorta di coltello; un prato verde bucato come una groviera da quelli che potrebbero essere i segni delle bombe.

Le opere di 30 artisti ucraini arrivano in Italia, al Cam di Casoria (Napoli), per una mostra evento l’11 marzo, organizzata dal museo campano per raccogliere fondi da donare alla Comunità ucraina di Napoli per l’acquisto di vettovaglie, medicinali, beni di prima necessità da inviare ai connazionali stremati dalla guerra.

Intitolata “Cam for Ukraina”, racconta all’ANSA il direttore Antonio Manfredi, la manifestazione, che ha il sostegno di diversi enti, musicisti e di Disco Days, “vuole esprimere il no alla guerra e la vicinanza a tutti quelli che soffrono a causa dell’ingiustificato attacco russo all’Ucraina degli artisti visivi, dei musicisti e in generale di tutti gli operatori delle arti e della cultura“.

Crediti: Ansa

Sono opere che gli artisti dell’Ucraina hanno mandato negli ultimi giorni e stanno continuando a mandare “anche dai bunker anche da sotto i bombardamenti, tutti hanno voluto contribuire alla causa del loro popolo sofferente, una cosa che mi ha commosso“.

Ad accompagnare la mostra, che si aprirà alle 20.00 del 1° marzo, anche la musica con decine di artisti napoletani, un ucraino e un russo che suoneranno insieme, proprio in segno di solidarietà al popolo ucraino.

Ma non solo: in Italia si è mosso anche il MAXXI di Roma, che ha deciso di devolvere tutti gli incassi nei giorni di massimo afflusso del pubblico, cioè domenica tra il 27 febbraio e domenica 6 marzo, al fondo costituito da UNHCR, UNICEF e Croce Rossa per l’emergenza umanitaria in Ucraina.

Intanto, la Biennale di Venezia torna a far parlare di sé, dal momento che ha diramato un messaggio di risposta alla decisione del curatore e degli artisti del Padiglione della Federazione Russa che, avendo rassegnato le dimissioni dal loro incarico, hanno di fatto annullato la partecipazione alla cinquantanovesima Esposizione Internazionale d’Arte, in apertura ad aprile 2022.

Dunque, le porte chiuse del Padiglione russo saranno eloquenti, al pari di quelle del Padiglione ucraino, ugualmente chiuse anch’esse.

Crediti: Fanpage

Peraltro, sempre la Biennale fu il territorio nel quale trovò un’eco anche quello che viene considerato come il primo episodio di questa nuova guerra: il 6 aprile 2014 iniziarono apertamente le ostilità nel Donbass, quando alcuni manifestanti armati della fazione separatista si impadronirono di palazzi governativi dell’Ucraina orientale.

Alla Biennale di Venezia del 2015, il gruppo di attivisti On Vacation criticò la presenza militare russa in Ucraina, distribuendo giacche militari ai visitatori, incoraggiandoli ad occupare vari padiglioni nazionali ai Giardini, con particolare attenzione alla Russia.

A prendere posizione anche musei, biblioteche, archivi e istituti culturali statali, con la campagna digitale “la cultura unisce il mondo”.

Con gli hashtag #cultureunitestheworld e #museumsagainstwar il sistema museale nazionale e la rete degli archivi e delle biblioteche stanno condividendo immagini riguardanti l’orrore della guerra. Tante le realtà museali che hanno già aderito, ma non solo, anche numerosi enti archivistici e bibliotecari.

All’interno di tale campagna si inseriscono anche l’illuminazione del Colosseo con i colori della bandiera dell’Ucraina, insieme a molti altri monumenti e siti culturali ed artistici del patrimonio italiano.

Crediti: Yahoo Notizie
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